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[Volume Nono e volume decimo.]
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La compagnia dell’ Jmer erapassata a Padova, quindi ad Udi-ne, e ’l Goldoni vi si portò. In U-dine compose la Fondazione dìVenezia, che fu veramente la pri-ma opera buffa esposta nello StatoVeneto.

In questo tempo la madre delGoldoni si ridusse da Modena aVenezia, e siccome erasi condottain Modena con molta economia eprudenza, aveva pagati i debiti la-sciati dal marito, e quindi rimessain miglior stato la famiglia. Avreb-be desiderato che Carlo seguisse laprima sua professione, ma savia-mente riflettendo che gli applausiguadagnati dal figlio facevano chenon potesse più ritrarsi dall’inco-minciato sentiero, siccome donnaprudente, il lasciò andare.

Di amoretto in amoretto, final-mente incespicò in un amorazzocon certa Passalacqua che il tradìpel comico Vitalba. Se ne vendi-cò nobilmente, esponendo tuttol’avvenimento ed i personaggi inuna sua commedia, Don Giovan-ni Tenorio.

Fra gli applausi, e sempre com-ponendo nuovi spettacoli, tuttavialontani dallo scopo che si era pre-fisso, si recò in Genova con lacompagnia. Quivi era deciso chetrovasse amor vero, trovando inuna giovinetta figlia al notaio ge-novese Conio, tutti i pregi moralie fisici che può l’uomo desiderarenella donna. La fece sua moglie ene fu sempre contento.

Reduce a Venezia dette l ’Uomodi mondo ed il Prodigo scrìtte in

parte, in parte col solo argomento,onde essere recitate alla sprovve-duta, o come dicono a soggetto, vo-lendo con ciò dar principio alla idea-ta riforma, e togliere col drammainteramente scritto, ogni arbitrioai commedianti nella rappresenta-zione. Del vantaggio e dei dannidi questo suo divisamento ragione-remo in appresso.

Fu incaricato di un libretto peropera seria e scrisse Gustavo PVa-saj ma sebbene più altri ne abbiadettati, non uscì mai, in quanto allaforma,dalla mediocrità.

Desiderò ed ottenne in quel tor-no il posto di Console di Genovapresso la Repubblica di Venezia :ma non considerando i prodotti diquella carica, accrebbe a dismisurale spese domestiche, e da ultimo siavvide che il Consolato era bensì dionore, ma di nessun profitto.

Nell'anno 4740, già dissestatonelle cose famigliali, venne percrescere le disgrazie al Goldoni, ariaccendersi la guerra in Italia. Sic-come il duca di Modena aveva pre-sa parte pei Borboni, così a soste-nere le spese, fece sosta ai paga-menti del banco ducale: quindi dan-no gravissimo a Carlo che vi ave-va i suoi fondi. Più venne da Mo-dena a Venezia il fratello Giovanniturbato e malcontento perchè ilduca l’aveva dimenticato nelle re-centi promozioni fra le sue truppe.E si aggiunga a tutto questo, chel’incauto Giovanni, caduto nelle retidi un imbroglione raguseo, vi fececadere anche Carlo, perdendovi seimila lire.