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[Volume Nono e volume decimo.]
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iVel settembre 1741 partì conla moglie per recarsi a Modenaonde procurar di raccogliere qual-che cosa del suo. Giunto a Bolognavi si fermò, dette qualche opera, etra le altre Y Impostore in cui s 1vendicò del Raguseo, e fu ben pa-gato. Volendo quindi andare a Mo-dena, seppe che il duca trovavasinel campo spagnuolo a Rimini. Ri-volse a quest’ ultima città; si pre-sentò al duca, ma domandato de-nari, l’altro rispose coppe, e ’l la-sciò senza speranza. Si trovò me-glio fra i comici, da’ quali trassequalche somma col suo Mondodella Luna.

Si avanzavano gli Austriaci in-dietreggiando gli Spagnuoli. Il Gol-doni avendo la cittadinanza di Mo-dena e l’incarico di Console diGenova, potenze ambedue che tene-vano pei Borboni, temette, non sen-za buone ragioni. In compagnia dialcuni mercadanti andò per la viadi mare a Pesaro, ove giunse feli-cemente; ma gli Austriaci avendopresa la Cattolica ove trovavasi labarca con gli equipaggi di Carlo,s’impadronirono anche di quella.Disperato, chiede al comandantespagnuolo un passaporto, e l’ottie-ne. Per via, un bisogno, fa scen-dere dalla sedia i coniugi Goldoni,e’1 vetturale, rivolti i cavalli, tornaa Pesaro, lasciandoli soli in sullastrada. Che fare ? mancavano seimiglia alla Cattolica, vi vanno conistenti incredibili. Alla Cattolicaricupera gli equipaggi e si portaa Rimini. Quivi trova un Borsarisuo vecchio amico, allora primoVoi, X.

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segretario del principe di Lobco cvvìtz cpmandante generale dell’ar-mata imperiale. A Rimini, per co-mando del Lobcovvilz , composeuna cantata per festeggiare le noz-ze dell’arciduchessa, sorella allaimperatrice Maria Teresa, col prin-cipe di Lorena. La cantata fu messain musica da un mediocre maestronapolitano chiamato Ciccio Mag-giore; piacque assai, e furono benericompensati poeta e maestro. Inquell’epoca rinunziò volontariamen-te il consolato di Genova; gli Au-striaci abbandonarono Rimini, edil Goldoni, desideroso di vedere laToscana, non male provveduto didanaro, portossi a Firenze.

Colà rimasto quattro mesi, co-nobbe il senatore Rucellai, il Coc-chi, il Gori, il Lami. Recatosi aSiena si fece amico al celebre ca-valiere Perfetti. Passato a Pisa,per caso entrò nel giardino di unpalazzo, in cui in quel momento e-ransi radunali gli Arcadi della co-lonia Alfea , vi recitò un suo vec-chio sonetto accomodato d’improv-viso alla circostanza, che piacque,e gli procurò molte relazioni. Da-tosi a conoscere per avvocato ve-neziano, e gli avvocati venezianiessendo colà in bella fama, fu ec-citato ad esercitarvi la sua profes-sione; ben presto ebbe clientele, edue o tre liti romorose guadagnate,gli vantaggiarono non poco laborsa.

Il foro però non impediva alGoldoni di rivolgere a quando aquando la mente al teatro, suo pri-mo amore. Tentato dal celebre Truf-34