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[Volume Nono e volume decimo.]
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Venezia schiamazzò, con l’aiuto dFgentiluomini potenti ottenne di farproibire la edizione di Firenze, manondimeno di ogni volume che u-sciva, a Venezia si mandavano cin-quecento esemplari.

Da dodici anni non aveva piùsaputa novella del suo fratello Gio-vanni, militare inconsiderato ed in-quieto. Egli e la madre stimavanoche fosse morto. Nel ATòk final-mente n’ebbe una lettera da cui siseppe che quel Giovanni erasi am-mogliato, poi perduta la moglie permorte, si trovava con due figliuo-lini, e non bene in fortuna. Carloaccolse di buon animo la notizia,chiamò a se ed alla madre il fra-tello e’1 figlio coi nipoti, e tuttiaccettò allegramente nella propriacasa.

E fu un bene che questo aumentodella famiglia cadesse in quest’an-no, imperciocché essendo scioltodal Medebach nel 1782, era passatoai servigi del teatro di san Luca,ove le commedie pagandogli! suffi-cientemente per quel tempo, gli sierano cresciuti gli emolumenti or-dinarli quasi del doppio.

A questo tempo gli avvenne casoche mostra quanto possa valere lafama letteraria per vantaggio an-che positivo -, ossia in altri termini:quanto il piacere nella lasce possaparagonato al dovere. Il Goldoni siportava da Venezia a Bologna.Giunto al ponte di Lagoscuro, idoganieri trovarono ne’ forzieri,caffè, cioccolata, candele di cera,generi di contrabbando: perciò per-dita e multa. Uno fra gli strudieri

vede alcuni volumi delle commedie,che amava e ne aveva recitato : faallegra meraviglia. II Goldoni diceil suo nome ; lo stradiere come aTalismano rista. Corre al capo cheesce per conoscerlo, e rispettoso glifa restituire ogni cosa, e gli per-mette di continuare il viaggio tran-quillo.

Nel 1756 fu chiamato a Parmaper ordine di quel duca, onde com-ponesse tre drammi per servire al-la musica. Vi andò : scrisse ; fu lar-gamente ricompensato ; ebbe titolodi poeta ducale e pensione vitali-zia. Tornato a Venezia da questagita onorifica e vantaggiosa vi tro-vò fieri partili in favore e contra leopere sue. I contrarii il pungevanoin ispezieltà contra la lingua usatanelle commedie, che chiamavano tri-viale e corrotta. Allora gli tornò inmente il Tasso tormentato ugual-mente non dagli accademici veri,ma dagli imbecilli pedanti dellaCrusca. Appose quel nome vene-rando ad una sua commedia cheriuscì graditissima. E curioso, chenelle sue Memorie, appunto favel-lando di questi partiti, scevera daipedanti che il flagellavano i Granel-leschi. E nondimeno in questa bri-gata stavano primi coloro che tene-vano il flagello alzato contro di lui.Vi era Carlo Gozzi: e pure non sene duole. Prova di animo buono.

Nel 1758 gli venne invito dal pro-prietario del teatro di Tordinona inRoma. Era in lui grande il desideriodi veder Roma e quelle memorie diuna religione puramente dei sensicommiste alla maestà di religione