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[Volume Nono e volume decimo.]
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affatto spirituale. Senza più accettal’invito, va a Roma, cerca de’suoistromenti, ma non trova che unafamiglia di Napolitani valenti nellepulcinellate, ad altro non mai. For-zato dal patto, dà la Vedova spiri-tosa che cadde siccome doveva. Co-loro per nazionale inclinazione can-tavano meglio che non recitassero,perciò egli compose l ’Arcifanfanore dé’pazzi, a cui sottopose te noteBuranello. Piacque, ed il'teatro diTordinona di cadavere tornò vivo.A Roma fu alloggiato presso unabate uomo di originalità stupenda,subito conosciuta dal Goldoni, madel resto buon uomo, e che gli resegradito il soggiorno di quella città.Dopo alcuni mesi reduce a Venezia,in quindici di scrisse la commediagl’ Innamorati. Fabrizio è il ri-tratto dell’abate, i due innamoratitolti da altri due originali conosciu-ti personalmente in Roma.

Dall’anno predetto al 4760 conti-nuò a scrivere rapidamente. La solaSposa Persiana , per la fortuna cheebbe in teatro, avrebbe bastato afar noto favorevolmente uno scrit-tore di commedie.

Nel -1760 fu chiamato per due an-ni a Parigi dai comici italiani chevi avevano stanza, e con vantaggio-se condizioni. Lo spingeva a Parigila brama di vedere la Francia, diritrarre maggior profitto dai pro-prii talenti, di variare divertimentisempre amati da lui. I! tratteneval’amore della patria, del cielo, dellalingua, delle acque ov’eranato. Fe-ce sentire, che se avesse avuto col-locazione, presso il governo, onora-

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ta e fruttevole, non sarebbe partito.Molti promisero, più anche chiac-chierarono; nessuno seppe o potèfare davvero. Veduto imitile ognitentativo, divisò andarsene. ScrisseVnadelle ultime sere di carnevale,commedia di congedò. Sotto il no-me di Anzolettó prese commiatoda’ suoi, promettendo tornare- Eb-be,grandissimi plausi, non più.

Finalmente nelFaprile del 4761partì alla volta di Parigi eon lamoglie ed il suo nipote, doloroso diabbandonare Venezia, e fermo nel-l’animo di rivederla dopo due anni.Determinazioni vane degli uomini :non tornò più. Giunse alla capitaledi Francia con lento viaggio, essen-dosi ammalato per via, e dopo a-vere sofferita grossa burrasca dimare presso le coste della Provenza.I comici italiani di Parigi accostu-mavano commedie alla sprovveduta,non altro.Il Goldoni, dopo un tempo,volle dare il suo Amor paterno, macon effetto appena mediocre, perchèquelle genti avvezze ad improvvisa-re, male si accomodavano a dipen-dere affatto da altrui pel dialogo.Quindi continuò a dar loro semplicisoggetti. Avendo l’ingresso liberoal Teatro Francese , ebbe occasionedi vedervi esporre il Misantropo ,capo d’opera di Moliere, e vederloda gente istruita, sempre fissa in unteatro, presso la corte, sempre be-ne pagata, ed ammirò la esattezza,la intelligenza, la proprietà nell’e-sporre di quella gente. Ma stavanoper compiersi i due anni, e ormaigli doleva abbandonare Parigi, ipiaceri che vi trovava. Una dama