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[Volume Nono e volume decimo.]
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che viveva presso la madre di LuigiXVI venne in soccorso. Fece in mo-do ch’egli fu eletto ad insegnare i-talianoalle principesse figlie di Lui-gi XV. Per un tempo, anche lungo,continuò in questo ofiìzio, seguitan-do nei viaggi la corte, senza appa-naggio determinato e con' sempliciregali. Intanto avvenne la mortedel Delfino e di altri personaggidi alto scanno. Ne seguitò lutto pro-fondo, abbandono delle lezioni, ro-vina del maestro. Da ultimo le di-scepole si ricordarono di lui, che pertempera non chiedeva mai, e gli ot-tennero pensione a vita di tremilaseicento franchi.

In questi anni mandò di Franciain Italia ry lijmori di Zelinda e Lin-doro, — le Gelosìe di Liiuloro, —■le Inquietudini di Zelinda, tolteda tre soggetti con le maschere dalui stesso composti. Quindi avendosaputo che Carlo Gozzi con le suefiabe continuava a-cattivarsi il fa-vore dei Veneziani, scrisse e spedì ilsuo Genio buono , c Genio cattivo,che ebbe incontro fortunatissimoquantunque non di fondo italiano?perchè pieno di forza comica, ame-desima confessione di Carlo Gozzisuo costante nemico.

Nel 1770 i direttori dell 'Opera, inLondra, chiesero il Goldoni perchèvolesse portarsi in quella città ecomporre pel loro teatro. Il geniodi vedere nuovi paesi ne l’avrebbeanche condotto, ma siccome a Pari-gi grandi spettacoli si apprestavanoper le nozze di Luigi XVI, cosi lasperanza di un piacere vicino gli di-leguò il fantasma de! piacere lonta-

no, e rimase. Non negò, del resto,di lavorare per Londra, e fra gli al-tri compose il dramma intitolatoVitlorina che piacque e fu pagatoa dovere.

Starsene in Francia, vedere sem-pre opere, in quell’idioma,aver famadi grande scrittore teatrale, e nondesiderare di comporre nello stessoidioma,non tentare di crescerequal-che foglia alla sterile corona dellagloria, difficile a molti, impossibileal Goldoni. Immaginò una farsettoper musica, che volle intitolare laBouillotle. Scrisse il dialogo... mai versi ... oh i versi erano italianitradotti in francese. Non originalitànazionale, e Carlo conobbe la im-possibilità, e gittò da un canto il la-voro. Ma quella smania s’agitavapur sempre: quindi si volse alla pro-sa e fu felice. Inventò una comme-dia tutta Francese, il Burbero bene-fico j fu accolta ed esposta nella se-ra 4 novembre del 4771 ; ebbe in-terpreti ottimi, applausi infiniti, gra-tificazione di cencinqunnta luigidal re, vantaggi di autore: verotrionfo. Questa commedia, dopotanti anni, tanti cambiamenti, tantemode, resta tuttavia nel repertoriodel teatro francese. Prova di naturaveramente ritratta. Nell'anno ap-presso espose l’altra sua commedia,pure in francese, l’Avaro fastosoma non piacque. Da quest’anno sinoal 4787 contento di quanto aveva,godendo i giorni che gli avanzava-no senza pensieri che il turbassero,non iscrisse più che pochissimo pelteatro: provide soltanto alla edizio-ne di tutte le sue onere presso lo