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pessime. Tragedie peggio cheghiac-cio, oppiate imitazioni dal greco. LaMerope del Maffei venne più tardi.I! Goldoni nato pittore, incominciòsubito a ritrarre il vero ; timido insulle prime, più animoso in appres-so. Gli venne in animo di riformareil teatro sbandendone a poco a pocole maschere, e forzando i comici atenersi stretti allo scritto. Bene peruna parte, imperciocché s’impedival’arbitrio; male per l’altra, perchèabbandonando affatto la commediaalla sprovveduta, i commedianti per-dettero la scioltezza nell’esporre,divennero automi, l’arte si fece me-stiere. Le commedie a soggetto neiprimi tempi del Goldoni erano trop-pe, e l’eccesso annoia, ma non do-vevasi opprimere uno spettacolo, inche valevano soltanto gl’italiani,perciò invidiato, e come d’ordinario,non potendo aggiungerlo, derisodagli stranieri. Bisognava moderar-lo, non proscriverlo. Dalla modera-zione alla proscrizione è uno spa-zio eh’ era pur necessario conside-rare. Il calcolo non si volle e fu dan-no, danno grande, di che presente-mente vediamo gli effetti. Piacquerosubito le prime opere del Goldoni,( intendo le commedie ), e dovevanopiacere, perchè erano tutte calore,vita, vita italiana, dialogo, passio-ni, modi italiani. E rimangono tut-tavia caratteristica nazionale. Amo-re è 11 nodo che si sviluppa quasisempre col matrimonio. Non ischer-nisce mai questo legame sacro allasocietà. Flagella, non accarezza ilvizio; fa trionfo, non tomba allavirtù. Adesso non vediamo «1 con-
trario nei preziosi regali che fannogli stranieri al nostro teatro? Noiperò,lodando giustamente il Goldo-ni nella invenzione, nella condotta,nel dialogo, nella verità dei caratte-ri, non ne nascondiamo i difetti.Non siamo ciechi per soverchio af-fetto al figliuol nostro, accordiamoche altri giustamente il corregga làdove va errato, ma non possiamoconcedere che sia villanamente per-cosso.
Lo Schlegel nella sua Letteraturadrammatica dice che il Goldonigiunse a purgare la commedia ita-liana. , che ottenne sì grandi suc-cessi, di’ egli si vide quasi esclusi-vamente arbitro della scena. Chenon si può negargli una grandecognizione del teatro, ma che ìiontrovasi in esso nè quella profondi-tà nell 1 arte di caratterizzare, nèquella ricchezza d J invenzione, chesole possono sostenere la granderiputazione d 1 un autore. Ma chinegherà che il don Marzio nellaBottega del caffè, il Fabrizio negliInnamorati , l’avaro nel Vero ami-co , i llusteghi, il 'Fodero brontolonnon sieno caratteri precisi, espressicon tinta locale sicura e propria?Non si sostiene forse la fama de!Goldoni appunto per la verità deicaratteri ad onta di tanti cambia-menti avvenuti nella società?
II Sismondi, che quando favelladella Italia lascia andar sempreproposizioni ingiuriose senza de-gnarsi di dimostrarle ; il Sismondiche dice, la lingua italiana non me-ritare di essere studiata in riguardoalle opere italiane de! secolo XYUL