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die. Così pure non enlrano altri die,dopo il Goldoni, dettero soltantodrammi spettacolosi, battaglie, ec.
Dissi, e replico, che non intendofavellare de’ dventi scrittori italia-ni pel teatro, che tutti sono dame rispettati, ma certamente chenessuno vorrà sostenere che i mor-ti accennati testé, nella fertilità,nella invenzione, nella vita, si pos-sano generalmente paragonare alGoldoni. Quasi tutti forse hannoqualche parte degna di lode, manessuno tra loro segna un J epocagloriosa nel Teatro Italiano comeil Goldoni.
Terminerò con le parole delchiarissimo cavaliere Paravia nellasua Orazione pel monumento eret-to nell’atrio del Teatro la Fenicein Venezia al Goldoni : — II Gol-doni a guisa d’immobile scoglio,che deride il furore delle tempeste el’urlo degli anni, si manterrà si-gnor delle scene in mezzo a tuttiquesti mutamenti della fortuna, inmezzo a tutte queste rivoluzioni delgusto. G B BASEGGI0
FERRARI (Bartolomeo). Ce-lebre scultore, nato a Maroslìca,terra soggetta alla provincia di Vi-cenza, il 18 luglio 4780. Il di luipadre Luigi caduto in bassa for-tuna, collocò il figlio, ancor tene-rello, nell’officina di un farmacista;ma il tìglio che sentivasi porlatoda natura ad essere artista, udi-to parlare delle opere di scultu-ra del proprio zio Giovanni Fer-rari Torretti, pensò di appara-re 1’ arte sotto la direzione di esso
zio, e perciò portatosi al padre, oi-teneva l’adempimento del voto suo.Non aveva allora che undici anni,e malgrado l’irregolare insegna-mento, malgrado il pessimo gustodel precettore, fece rapidi progres-si nell’arte così, da destar meravi-glia nel maestro medesimo. Masceso dall’A.lpi il conquistatore, eposta Italia a soqquadro, fu il Fer-rari costretto di licenziare i gio-vani alunni, e quindi anche il ni-pote, che per tal cagione tornavaalle pareti domestiche. Colà si die-de a studiare da sé, a meditare sul-le pagine dei sommi poeti, e adispirarsi sui fatti magnanimi can-tali da Omero e da Virgilio. Maconvenne che egli cedesse al biso-gno, tiranno signore degli uomini,e si umiliasse accomodandosi, qualplasticatore di stoviglie, in una fab-brica, nella terra vicina di Nove.Passati due anni, e serenatosi ilcielo politico d’Italia, tornava Bar-tolomeo a Venezia, ove gli veni-va allogata la statua della Speran-za per una chiesa in Dalmazia. Nel-la quale ( e fu la prima da luiscolpita) mostrò attitudine grandenell’arte dello scultore, per cui con-seguiva nome e fama distinta, egli fu cagione che tosto altre operegli venner commesse, come unaMadre Vergine ed il vecchio Simo-ne per la chiesa di Tricesimo nelFriuli.
Intanto portavasi a Venezia Na-poleone, e il municipio di questacittà volea festeggiare quella venu-ta. Ed il Ferrari insieme coll’at-tuale professore di scoìtura Luigi