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Chiamato dal cardinale recitò ildiscorso nelle solenni esequie, manon corrispose all’ aspettazione.Intanto ricovrava a’ propri studii,e l’amore del Gabrielli e del Bian-chini, e i dotti convegni in casa diGiusto Ciampini lo confortavano.Si ascrisse di que’ giorni medesimiagli Arcadi che secondati dallo in-gegno e dagli scritti di alcuniuomini insigni, tra’ quali a causad’onore accennerò il Muffei ed ilGravina, si adoprarono validamentea ristorare l'italiana letteratura. Nonadulo a chi si sia; accenno i fatti,che in onta alle'viete e recenti paroledel ridicolo e dello sprezzo lascianoil merito e il conveniente elogio acui spetta. La parte che il Sergardiprese a quell’accademia, i poeticicomponimenti che lesse, le critichedel Gravina furono il ceppo diodii, di satire e di rammarichidall’un canto, e dall’altro dellamaggior fama che a lui ne venne.Gli odii arcadici di Sergardi eGravina si compierono fra dome-stiche pareti, ove convenuti eranoad una mensa amichevole, ed ovesul termine del banchetto dalle in-giurie passarono a seria zuffa che a-vrebbe trascorso in eccessi maggiorise non frapponevansi i commensali.Ivi si diede il segno della futura aper-ta ed irreconciliabile lotta. Chiamòil Sergardi in aiuto il proprio inge-gno potentissimo nella satira e ilfrutto de’ lunghi studii ne’ poetilatini e massimamente in Giovenale,Persio ed Orazio. Pochi dì appressoun poetico sermone contro il Gra-vina, sparso de’ sali più pungenti
muoveva in giro per Roma, e comeFoffeso, seco stesso cuòcendosi vo-lea far mostra di non accorgersinè anco del fatto, così il Sergardiriprese più fortemente la terribilesferza, e non ristette prima di averportato a sedici il numero dellesatire. Si coperse egli del nomedi Quinto Settano, e rappresentòil Gravina sotto quello di Filodemo.Per alcun tempo corse incerta lafama sul vero autore di que’ libelli,tanto seppe egli nascondersi ; anziebbe luogo questo curioso avveni-mento. Moriva in Roma un gram-matico di qualche letteratura, eprescrivendo in morte che si des-sero alle fiamme alcuni suoi scritti,il romor popolare fu presto adaccogliere questo fatto, ed aggiun-gere che le carte abbruciate eranogli originali delle salire contro ilGravina. Sergardi da siffatta sto-riella colse argomento di nuovigraziosissimi componimenti in chedimanda ragione di Settano, dellasjia discesa alFerebo, del ritorno ed’altre daddovero brillantissime cir-costanze, per cui il Fabbroni af-ferma che a suo giudizio quelle sa-tire sono di lunga mano preferibilialle altre tutte. Ora il nome del-l’autore non è più incerto, appres-so i conoscenti e gli amici non eraneppur a’giorni di Lodovico, e loseppero bene il Maffei (Paolo) edil Brancadoro che sin d’ allora eprima si dessero alle stampe le a-dornarono de’ lor comenti. Il Fab-broui poi attesta di avere fra’ ma-noscritti del Sergardi vedute leschede originali. Cessato il dubbio