318
puram dictionem tantam hominutnturbam, seti polius armenlorumgreges adhinnire. Bfiremur notiesse risum extraneis et jocum cumsciamus quibus plausibus in urbesublata sint portentosa scurrarumet parassìtorum (lagitia immani-bus solaecismis et barbarismis tan-quam caeno et luto diffluentia....Eti Farrones nostros et Nigidios,quibus non alia conditione probe-ris, quam si vitarn impuram cumimpura dictione conjunxeris (tom.II. "Venezia 4758, pag. 453). E ilGravina e gli amici di lui volleroprovar troppo contro il Sergardi,e quindi non giunsero ad iscemar-gli la pubblica opinione che sor-reggevnlo; neppure presso il pon-tefice Clemente XI, di cui spessevolte il Sergardi ripetuto aveva glielogi anche allora che con enormedispendio adornava la residenzadella Cancelleria apostolica (4). A-scritto com’era già da gran tempoalla prelatura romana, ripromettc-vasi da Clemente, protettore deglistudii e di coloro che li coltivavano,di essere assunto a più splendidionori, poiché, scriv’egli, il primomio scopo fu di adoprarmi a tut-to uomo onde rendermi degno del-l'altrui stima, il secondo di godei"itela, ed il terso fu per me ciò che
(i) Encomiò pur anco il governo d’In-noccnzo XII e tra gli altri quel bellissi-mo verso con che allude alla potenza deldinaro che spuutavasi in faccia alla giu-stizia:
Decolor est aurum insolilae pallorerepulsae.
il primo per molti , cioè la mercededi un qualche onore conseguito ,che a J più modesti deve tornar gio-condo, quantunque volte si pensigiusta testimonianza al merito ealla dottrina, non liberalità con-ceduta all J ambizione. Da tuttoquesto argomentiamo con qual cuo-re avrebbe accolta la promozionsua ad alcun incarico luminoso; lesperanze però di giorno in giornosi dileguarono. Venne eletto a cu-ratore della Fabbrica di san Pie-tro, ed imprese e ridusse a termi-ne alcuni adornamenti, che, nonavendo ottenuta la comune appro-vazione, gli chiamarono addossoalcuni motti pungentissimi, cuiRoma sopra le altre città d’Italiatempera acutamente. Codeste sati-re gli tornarono dolorose assai,per modo che si raccolse dalla cit-tà capitale a Spoleto onde prov-vedere alla salute un po’ affranta,ma più allo spirito angustiato. Cosìdoveva il Sergardi accelerare ilproprio fine di quel veleno mede-simo che ne’ suoi giorni miglio-ri egli aveva ad altri propinato.Morì a’ 7 novembre 4726 e fu consolenne pompa funerea sepolto nel-la Cattedrale di Spoleto presso laCappella di san Francesco. Uomodegno di più onorate ricompensese con la spensieratezza e sover-chia libertà de’ giovani anni, e conl’atra bile de’ più maturi non aves-se egli medesimo tradito la pro-pria causa, ond’è che i primi lamen-ti devono ricadere sopra di lui.