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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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si ricoverarono a Bergamo , dond' ebbe ori-gine un’accanitissima guerra, in cui i Mi-lanesi alleati con quasi tutte le cittä lom-barde portarono devastazioni incredibilisul territorio bergamasco , terminata nel4264 dopo che fu podestä di Bergamo Fi-lippo Torriano, a cui successe Napoleone suo cugino, intanto che podestä di Milano era Beltramo Gresa di Bergamo . In que-ste circostanze fu stipulata in Romano,territorio Bergamasco , una seconda legadelle cittä lombarde onde mettersi in di-fesa contro le nuove gare insorte per l’im-pero vacante.

Nel 4286 Ridolfo di Absborgo elettoimperatore invece di intraprendere spedi-zioni in Italia per lo piü inutili e spessevolte pericolose, pensö piuttosto ad asso-dare le cose süe in Germania , conten-tandosi di riscuotere un tributo in danaridagli Italiani , e lasciare che si governas-sero a modo loro; Bergamo ne approfittöal puro delle altre.

Nel 4296 ricoininciarono le fazioni, eproseguirono per lungo ternpo ad arderepiü che mai, perchc i Guelü avendo cac-ciati dalla cittä i Ghibellini, questi vi rien-trarono coll’aiuto di Matteo Visconti si-gnore di Milano , e per meglio sostenersi,gli sottoposero la patria loro, La discor-dia si diffuse in tutta la provincia e nonvi fu terra alcuna che non parteggiasseper questa o per quella, quindi ammaz-zamenti, davastazioni, incendi e rovinainfinita di case, borghi e castella. Dopodieci anni di anarchia, alcuni frati Minorie Domenicani indussero le parti ad unatregua , la quäle durö poco, e il furoredella discordia imperversö piü che mai,fomentato dai Visconti medesimi, che vo-levano opprimere i Guelfi loro avversari.I Bergamaschi , disperati di tanti mali, nel4334 imitarono i Bresciani e si diedero aGiovanni re di Boemia; ma appena que-sti fu partito dall’Italia , ricaddero sottola tirannia de’ Visconti .

II disordine sali al colmo sotto Bernabösucceduto nel 4354 all’areiveseovo Luchinosuo zio, che furibondo Ghibellino oppressela parte contraria con gravose imposte,con vessazioni e persecuzioni d’ogni ge-nere, ed arrivö persino ad autorizzare iGhibellini ad ammazzare i Guelfi impune-mente e ad arderne le case, a talche pertutta la provincia bergamasca non vi fu-rono che sollevazioni e guerre, e cittadiniarmati contro i cittadini, e distruzionifatte per vendicare altre distruzioni. Inuna spedizione contro la Yalle di San Mar-

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tino, i Ghibellini ebbero una gran rott.ijAmbrogio, figlio naturale di Bernabö, fupreso dai Guelfi ed annnazzato. Deilaquäl cosa fu talmente inferocito il duca,che entrö egli stesso nella Valle , fece uc-cidere le persone, ardere le case, tagliarele viti; indi espugnato il monaslero diPontita ove i Guelfi si erano fortificati,violö la capitolazione coi vinti, che tuttifece massacrare, e distrusse l’abazia,

Questo pessimo governo continuö ezian-dio sotto i suoi successori Giovan Galeazzoe Giovan Maria. Quest’ ultimo nel novem-bre 4404 diede Bergamo e suo territorioin feudo a Martino Visconti figlio di Ber-nabö, che incominciö il suo regno con unafuriosa persecuzione contro i Guelfi; maessendo morto nel giugno del seguenteanno, il suo successore e cugino GiovanniVisconte sopranominato il Picinino, si mo-strö cosi crudele e rapace peFsino co’ suoipartigiani, che dopo tre mesi di regno fudiscacciato dalla cittä; per lo che intantoche la ppovincia era desolata e sconvoltadalle fazioni, la cittä tenuta dai Ghibel-lini si trovö alle prese coi Visconti chefacevanosforzi grandissiini per ricuperarla,onde Giovan Ruggero Suardo, che allorala faceva da padrone, diede la cittä (nel4408) a Pandolfo Malatesta signore di Bre-scia per la somma di 30,000 dueati d’oro.

Il nuovo signore publicö un’ amnistiagenerale, e ne’ sei anni che durö il saviosuo governo, la giustizia e I’ordine ri-presero il loro dominio, furono marginatemolte piaghe, e la cittä e territorio diBergamo poterono finalmente gustare ibeni di una pace che non conoscevanopiü da gran ternpo.

Nel 4414 il conte di Carmagnola, gene-rale di Filippo Maria Visconti , sotto-mise l’una dopo i’altra varie terre ber-gamasche al duca di Milano , e finalmentevi costrinse anco la cittä.

Ma intanto la potenza de’ Veneziani fa-ceva grandi progressi sulla terra-ferma ediventarono anche piü rapidi dopo che ilCarmagnola, disgustato del duca di Milano ,nel 4423 passö al loro servizio; ed a fa-cilitarne l’aquisto contribuiva non pocola sapienza con cui governava quella re-publica, e la pace e prosperitä di cui go-devano le sue provincie, le piü fioride cheallora fossero in Italia. Nel 4426 Brescia si diede ai Veneziani ; l’esempio fu benpresto seguitato dalle Valli Calepio e SanMartino e da piü altre terre della Berga-masca, e finalmente anche da Bergamo . Nel4428 essa mandö espressameute uua de-