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tografica nei colli di Urago e Colle Beato.Ma di tutte qneste sostanze minerali nonsi trae un gran profitto, A Colle Beatotrovansi pure legni fossili silificati, compat-tissimi, atti a ricevere polimento, nei qualie riconoscibile la primitiva organizzazionee perfino il colorito. Bellissime stalattitirinvengonsi inoltre nelle miniere di Bo-vegno e particolarmente in quelle di Rez-zano e Cavello.
Vi sono varie sorgenti di aque mine-rali: le piü celebri sono quelle di San Co-lombano e delle Trovine di Bovegno nellaValle Trompia. Altre ve ne sono a Milza -nello nei distretto di Leno, ed a Lumez-zane nei distretto di Gardone: queste ul-time furono scoperte da pochi anni e lostesso dicasi di quelle di Trenzano nei di-stretto di Ospitaletto e di Bettegno , di-stretto di Verola-nuova.
I rami principali deU’industria bresciana sono il ferro e la seta. Nella Valtrompia sei forni fusorii sono alternativamente ac-cesi per fondere il minerale; il quäle poisi lavora in numerose officine, le princi-pali di cui sono a Voharno, Casto , La-venone, Vestone, Toscolano, Gardone, Lu-mezzane e Bagolino ; se ne fanno chiode-rie, incudini, ferro lungo, attrezzi rurali,armi da fuoco e da taglio. Altre volte learmerie bresciane erano assai celebri, mas-sime nella fabbricazione delle armi dafuoco: ne fornivano la repubblica veneta,molti stati d’Italia e facevano grandispe-dizioni in Levante ove le canne lunghe,icggieri, durevoli de’ Bresciani erano pre-ferite a quelle mandate da altri paesi. Sottoil regno d’Italia la sola manifattura dellearmi produceva un milione circa di fran-chi all’ anno. Adesso ö sommamente di-minuita , ma sostiene ancora 1’ antica ri-putazione. In generale si calcola che ilferro tratto dalle miniere della provinciae lavorato nelle diverse manifatture renda4,278,000 lire all’ anno circa. Si aggiun-gano lire 150,000 circa ricavate dal ferrodella Germania che viene quivi lavorato;ma se ne deducano lir. 400,000 circa chesi spendono in carbone fornito dal Tirolo,non bastando quello della provincia adalimentäre tutte le fucine.
Nei 18-34 nella provincia bresciana vierano 1230 filande di bozzoli con 7300fornelli, e 98 filatoi per ridurre la setain organzini e traine. La stessa provin-cia nell’ anno 1841 produsse 1,400,000libbre d’oncie 12 di seta, quantitä supe-riore che non ciascun’altra provincia dellaLombardia, non esclusa Milano . Contut-
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tociö non vi sono manifatture di seta neipaese o riduconsi a ben poca cosa.
Sono invece assai floride le manifatturedi carta: se ne fabbrieano piü di 156,000risme all’anno, ogni risma di 24 quadernie il quaderno di 24 fogli, Le principalicartiere sono a Caino, Carcina e Navevicino alla cittä, a Limone , Maderno eToscolano lungo il lago di Garda : lacarta di questi ultimi paesi e molto ri-cercata e se ne fa grande smercio in Le-vante. Tutte queste cartiere hanno 74 tinie 21 cilindri, impiegano 1200 persone edanno un guadagno netto di mezzo mi-lione di lire all’anno.
A Sale ed a Marone si fabricano ognianno da 30 a 40 mila coperte di lana soin-manti il valore di quasi un milione di lire.
Si cavano ogni anno 25,400 quadretticubici di marmo, del valore approssima-tivo di lir. 83,820.
Nei 1834 vi erano 17 acconcierie dipelli: le principali sono a Brescia ed aPalazzuolo. Quella sola dei Federici ritiraannualmente da Trieste per un mezzo mi-lione di pelli crude.
In Pralboino avvi la grandiosa mani-fattura Bellandj di telerie , tovaglie, tap-peti, privilegiata dall’ I. R. Governo perdiversi lavori e per 1’ introduzione di al-cune macchine pei tessuti di lino e peitappeti di lana. In quel comune si contanopiü di 300 telai. Altre fabriche simili sonosparse per la provincia ove si fanno tele,pignolati, dobletti, tovaglie, ecc. , che sispediscono anche all’estero. Le tele s’im-biancano a Rovato, Salö,Sant ’Eufemia, ec.;il lino si fila in molti siti, massime nellevalli. Da paesi esteri e sopratutto dal Mo -denese e Parmigiano introduconsi non po-che donne in provincia per occuparsi esclu-sivamente della filatura nella stagione in-vernale.
Altre volte la manifattura del refe inSalö era considerevole, ma adesso non vaoltpe di 3 o 4,000 pesi.
In Desenzano evvi una manifattura dicorde che impiega un centinaio di persone,
Nella provincia abbondano le fornaci dicalce e mattoni; delle prime le piü ripu-tate sono a Yirle, Sarezzo, Sulzano ,Vello e Pilzone; quelle di mattoni tro-vansi principalmente a 4 miglia da Brescia al luogo detto le Fornaci, nei comune diSan Nazzaro ed a Colombaro, Clusane,Torbiato.
Il commercio interno e facilitato da nu-merose strade che s’ intersecano in tuttii sensi: la manutenzione delle medesime