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cd al prlncipio del seguente le nnrti stu-vano per venire ad un accomouamento,quando arrivarono a Brescia ambasciatoridi Milano ad offrire un’ alleanza. Furonoquindi, per opera del cardinale Arimanno ,rotte le trattative, e si ricominciö a me-nare le mani con varia fortuna da ambele parti. II cardinale per infianunare lozelo de’ suoi ricorreva a mezzi indegnidella santitä e veritä di nostra religione,€ il prete Ardiccio che non voleva essereda meno sfoderava arrni fabricate nellamedesima officitia come si esprime l’abateBravo, il quäle aggiunge che cotesti ipo-criti sgridati da Gesü Cristo hanno perogni secolo diffuso assai piü veleno chenon li empi medesimi,
Un Arimanno di Calvisano, gigante distatura e di forze, sfidö a duello perso-nale alcuno de’ Bresciani. Certo Ugeroaccettö la sfida; usci incontro al neinicocon una canna piena di polveri corrosive,che al moto di una susta scoccarono ne-gli occhi al gigante; il quäle intanto chesi strofinava, fu da Ugero trapassato collalancia. Ciö diede luogo ad una zufia ac-canita fra ambi li eserciti a cui la nottesoltanto pose fine, senza che niuno po-tesse dirsi vincitore.
Questo successo di un duello non di-stolse dal tentarne un altro: stanche ledue fazioni di ammazzarsi a vieenda, sicompromisero di farla decidere da cam-pioni scelti dieci per parte. I Valvassoriebbero la vittoria; ma nei patti di accomo-damento colla cittä di Brescia essendo statidimentieati li Arimanni , questi se ne la-gnarono col prete Ardiccio, il quäle chieseai Bresciani che anch’ essi fossero com-presi nel trattato: i Bresciani si rifiuta-rono e cosi si venne di nuovo ad unabattaglia generale che lini colla peggiodei cittadini. Dopo questa rotta la pacenon fu piü diflicile: fu riconosciuto neiValvassori il pacifico godimento dei dirittifeudali nei quali erano stati istituiti perF adietro dai vescovi di Brescia ; li Ari-manni furono uguagliati a tutti li altriabitanti della provincia; furono abbru-ciati tutti i processi contro gli uni e lialtri; il cardinale Arimanno fomentatoredi quella guerra civile fu mandato in esi-lio e la direzione della chiesa fu afiidataa Clemente Villani suo coadiutore che fupoi anco vescovo di Brescia . Questo trat-tato ebbe luogo alla metä di ottobre 4106.Ardiccio co’ suoi partigiani rientrö inBrescia e continuö per piü anni a reggereil coniuue a suo modo.
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Una delle priine sue eure fu di fare laguerra a numerose superstizioni che sierano introdotte nella cittä, fra le qualie notabile che le matrone nobili avesserofatta erigere una chiesa alla Madonnadella pudieizia nobile, nella quäle nonerano ammesse le plebee o le nobili ma-ritate a uomo plebeo quantunque ricco opotente; onde per rappresaglia le plebeene fondarono un' altra, parimente dedi-cata alla Madonna della pudieizia plcbea,Questa ridicola distinzione stava per ec-citare una guerra feminile, per troncarela quäle il prete e console Ardiccio fecesopprimere ambedue le chiese. Questo Ar-diccio era un uomo fornito di un eccel-lente buon senso, e molto superiore al suotempo, come lo provano certe sue deci-sioni relative a streghe e stregonerie ch’ eidebbe aver preso dal codice longobardodi Rotari e che farebbero onore ad unteologo o giureconsulto del nostro secolo.
Negli anni seguenti i Bresciani ebberoa sostenere una guerra molto seria conalcuni fuorusciti o facinorosi che alla te-sta di numerose bande di masnadieri fe-cero pericolare la cittä.
Nel 1110 1’ imperatore Arrigo V ca-lando in Italia , un corpo de’ suoi Tede-schi dal Tirolo venuto a Desenzano, gua-dagnato dai fuorusciti, mandö intimandoai Bresciani di dovere tantosto esiliareArdiccio; il quäle trovandosi impotente arespingere i nuovi nemici cercö un asilopresso la contessa Matilde nel castello diCanossa ove giä da 4 anni erasi ritiratoil cardinale Arimanno . Poco dopo si gua-dagnö 1’ amicizia de.ll’ imperatore, ma laruppe ben presto con lui e tornö a Bre-scia ; ricuperö la sua autoritd e la man«tenne sino alla morte successa di li adalcuni anni.
Nel 4424 i Bresciani tolsero Asola aiconti di Casalalto; nel 4437 il vescovoManfredi cominciö a perseguitare i pretiammogliati o concubinari, lo che diedeluogo a disordini, e il vescovo stesso do-vette fuggire e ripararsi per qualche temponella Val Trompia . Alcuni anni dopo, Iostesso Manfredi si pose in lotta col cele-bre Arnaldo da Brescia e riusci a farloscacciare. Arnaldo era nato in Brescia onei contorni nel 4403. Studio a Parigi ove fu discepolo del celebre Abelardo , eritornato in patria abbraceiö la vita mo-nastica. Era facondo, austero e popolare.Manfredi aspirava a fare dell’ episcopatouna dignitä esclusiva dei nobili, ma i po-polani ben vedevano che ove questo si fosse