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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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BRE

Veronesi , per tener fronte alla ambizionesempre crescente del feroce Ezzelino daRomano e s’ impegnarono in nna guerracoi Cremonesi antichi loro nemici e so-stenitori di Ezzelino , Una conseguenzadi qnesta fn la guerra che ebbero a so-stenere coli’ imperatore Federico V nel4237 a cui si era alleato Ezzelino , e chetolse ai Bresciani non poche delle lorocastella, Poi andö ad assediar Brescia , enon mancö dall’ usare Ie solite erudeltädi quei tempi, per inlimidire i cittadini,i quali in una furiosa sortita incendiaronoquasi tutte le sue macchine, diedero unabuona sbarattata al suo esercito e lo co-strinsero a levare l’assedio dopo di averecorso pericolo di cadere nelle mani deisuoi nemici, Con tutto ciö, se non la guerra,almeno le ostilitä continuarono, quandocoll’imperatore o suoi aderenti e quandocon Ezzelino , e cominciarono ad intro-dursi aneo in Brescia le fazioni Guelfa eGhibellina che allora salivano in voga.

Ai 30 di agosto 4238 il podestä Grif-fone Griffi cogli altri Ghibellini diederoBrescia ad Ezzelino che vi commise orri-bili erudeltä.

Nel seguito passö alcuni anni sotto ildominio di Uberto Pallavicino , che sottoil pretesto di conciliare le parti si fecesignore, non mancando di far tagliare latesta a vari principali cittadini che vole-vano sbarazzarsi di lui col dar Brescia ad un altro padrone, a Filippo della Torresignor di Milano. Uberto Pallavicino fu dis-cacciato nel 4265; ma i Bresciani ebberoa sostenere guerre con quasi tutti i lorovicini e con loro medesimi. ImperoccheFrancesco Torriano fatto podestä di Bre-scia dagli uni, fu discacciato dagli altri,Io che si trasse seco una guerra co’ Mi-lanesi, terminata colla pace del 4273, Dueanni dopo fu soggetta alla fame, poi allapeste; il frumento si vendette 40 soldi lostaio ed il miglio 6 soldi o piü, in un’ e-poca in cui il fiorino d’oro (42 franchi)si valutava 42 soldi, e che il prezzo or-dinario delle derrate era il quarto o ilterzo circa del valore anzidetto,

Nel 4340 calö in Italia 1’ imperatoreEnrico VI e la parte Guelfa, che giä dapiü anni aveva il disopra quasi dapper-tutto, cominciö ad essere perseguitata;Arrigo prese Cremona e 1’ abbandonö alsaccheggio, poi si volse a Brescia , ove iGuelli Cremonesi si erano rifuggiti, e l’as-sediö. Dopo vari ed inutili assalli, inuno dei quali perdette la vita un fratellodell’ imperatore, fu fatto un accordo tra

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Arrigo e i Bresciani per l’intermezzo deilegati pontilicii; la cittä si arrese, 1’im«peratore vi entrö, e per mantenere il suogiuramento di far tagliare il naso a tutti iBresciani se avesse presa la cittä, furonosnasate varie statue d’ uomini che gli fu-rono presentate. Cosi racconta il Cavriolo:furono demolite quasi tutte le fortifica-zioni; Arrigo levö una contrilnizione di70,000 scudi d’oro, coniiscö vari edifizi,privö i Guelli dei titoli di cavaliere, giu-reconsulto, notaio o simile che tenevanodalla camera imperiale, indi parti da Bre-scia menando seco 40 ostaggi, Arrigoaveva ragione di essere irritato contro iBresciani, perche la vittoria gli era co-stata il fiore del suo esercito. I cronistidicono che vi perdesse piü di 400,000 uo-mini, ma e impossibile che avesse con luitanta gente; pure la stessa esagerazioneprova che la strage fu grande. Come sei mali a cui erano soggetti i Brescianifossero pochi, vennero ad accrescerli leanimositä e le vendette private; imperoc-che appena 1’ imperatore si fu parti to, iGhibellini, cacciati dall’odio contro i vintiloro avversari, si gettarono sopra di essiproditoriamente, ne fecero un gran ma-cello, non risparmiando neppure le donnee le fanciulle. A metter la corona a tuntidisastri si spiegö nuovamente la peste chepercorse tutta la Lombardia, ed in Bre-scia fece sparire in un sol mese piü di7000 persone,

Enrico mori nello stesso anno avvele-nato, dicesi, in un’ostia che gli fu datanell’ eucaristia , se pure il fatto e possi-bile. E i Ghibellini di Brescia temendoper loro medesimi chiamarono aiuti dallacampagna, come anco da Cremona e daBergamo , ed attaccarono i Guelli: ma iiterritorio Bresciano si dichiarö quasi tuttoper questi ultimi, onde le due parti, dopoun accordo in cui nissuno lidava, conti-nuarono a straziarsi per vari anni. In-tanto Can della Scala potente signor diVerona tendeva i suoi sforzi per impadro-nirsi di Brescia , e i Bresciani per sot-trarsi da lui si diedero a Roberto (igliuolodi Carlo II re di Sicilia nel 4318, poi aGiovanni re di Boemia nel 4330 ; I’ annoseguente se ne impadroni Mastino dellaScala signor di Verona , ma minacciatonella stessa sua capilale dai Veneziani, fuobbligato a ceder la preda ai Visconti diMilano , sotto il governo de’ quali le fa-zioni ebbero qualche sosta,

Nel 4402 Giovan Maria Visconti essendosucceduto a Galeazzo suo padre, ebbe