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beri, i quali lianno a fidosso verso le-vante 1’ alta montagna di Brunate. Nel-1’ attiguo borgo di Sau Martino esisteva1’ antichissima fabrica di panni ov’ eranoimpiegati d’ ordinario 500 operai e for-niva essa sola annualmente oltre a 2500pezze di panno; ma dall’ anno -1835 hadovuto cessare intieramente, non potendosostenere la concorrenza delle fabricheestere che lavorano a miglior mercato.
Popolatissimo e il borgo di San Barto-Iomeo, ad ostro della cittä, sulla via cheguida a Milano . Nella parte superiore aquesto borgo, per andare alla Camnrlata,evvi la magnifica via detta la Strada Na-poleöne, a pie del castel Baradello, essapure ombreggiata da alberi e che serve didelizoso passeggio. Fu fatta nel 1806.
II Baradello sorge alto sovra una rupesolitaria, al di sopra della Camerlata, edal suo piede passa la strada che divergeper Milano, Monza e Varese , L’etimologiadel norne e oscura; se deriva dal celdcoei potrebbe significare Montagnetta ( daBar monte e Del piccolo), nome che gliconviene a fronte degli altri eminentimonti che stanno d’intorno; ma potrebbeanco avere qualche rapporto con Baracittä degli Orobii, Baro monte di Brianza(V. Baro), e forse col greco Baris , torre,fortezza , e col semitico Birah , palazzoin luogo alto, Vuolsi infatti che da tempiremoti quivi esistesse un fortalizio, e fosseuno dei castelli conquistati sui Comaschida Marcello consOle romano l’anno 558di Roma , Andato in decadenza, fa poscia,per quanto credesi, riedificato da Liut-prando re de’Longobardi nel 724: mail documento che si cita a questo pro-posito, oltre che e assai viziato e fa te-mere di essere spurio, non si esprimechiaro. Ivi si fa dire a Liutprando cheper atto di pia donazione cede alla chiesadi San Carpoforo tutto ciö che ha nelmonte Baradello , Castelnuovo con tuttele loro appartenenze, ( Quidquid habemusin monte Baradello , Castrum novum cumOmnibus eorum pertinentiis.) Se il docu-mento, in onta a’ suoi difetti, ha qual-che fondo di autenticitä, lascia ben sup-porre che il re Liutprando possedesse benisul monte Baradello , ma non decide cheCastelnuovo fosse su quel monte, il quälepotrebb’ essere un altro dello stesso nomee che esisteva altre volte a ridosso delmonte San Martino , abbenche un po’lontano dalla chiesa di San Carpoforo.Che che ne sia di ciö, e certo che du-rante la guerra decennale tra Comaschi
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e Milanesi (4117-4427 ) sul monte Bara-dello non vi era alcun fortalizio ; e laprima menzione di esso non si ha che30 anni dopo, quando Federico Barba-rossa nel 4459 fabricö il castello Bara-dello , e vi abitö eziandio con 1’ impera-trice sua moglie ; dopo la sua partenza,vi lasciö un presidio e divenne il sog-giorhö di Maestro Pagano ch’ egli avevaistituito podestä di Como , forse il solopodestä italiano , mentre nelle altre cittäaveva posti dei podestä tedeschi. Nellesuccessive guerre fra i Visconti ed i Tor-riani, la röcca di Baradello appartennequando agli uni e quando agli altri, Den-tro di essa furono costrutte anco le pu-bliche prigioni, ed a custodirle si man-davano ogni settimana 42 uomini. Fu inquesta röcca che l’arcivescovo Ottone Vi-sconti fece chiudere in una gabbia di le-gno Napoleone Torriani , restato suoprigione, il quäle poscia, disperato di aita,consunto dall’ inedia e da schifosi vermi,si uccise da se spaccandosi la testa con-tro i travi della gabbia nel 4297. Inol-tre il Baradello sembra che fosse il cen-tro de’ punti telegrafici, che mediantebandiere colorate nel giorno e fuochi nellanotte comunicavano con segni convenutiper tutta la diocesi, in vari luoghi deliaquäle rinvengonsi ancora indizi di torrierette a quest’uso. Dopo varie vicendeil castello fu distrutto (nel 4527 ) daAntonio de Leyva governatore di Mi-lano a nome di Carlo V , adducendo apretesto, che quella fortezza avrebbepotuto cadere in balia di GiangiacomoMedici , ma in realtä perche la sospettosatirannia spagnuola temeva che ogni sitoforte potesse dare asilo ai generosi Ita-liani, mal sopportanti il giogo di queibarbari, Il Baradello insieme colla Ca-merlata , che sta al basso , formava unsistema di fortificazioni molto ragguarde-vole j il castello non presentava alcunoingresso alla sua base, ma sembra che sientrasse dalla parte di occidente per unavia sotterranea, chesi chiudeva con grossimacigni. Vi erano dentro appartamentisignorili, caserme , ritirate ed una cap-pella dedicata a San Nicolö, Di tuttoquesto ora non resta che la torre, allaquäle si ascendeva per un ripido calle;essa rimase lungamente abbandonata, eservendo di ricovero alli uccelli notturni.Essendo poi stata aquistata dalla famigliaVenini, il proprietario vi fece aprire unacomoda strada per salirej e nella pianurasottoposta alla torre vi fece erigere un