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vano sustodire 21 torri di eui fu munitala cittä j a 5 fu affidata la gtiardia delleporte , e ad una la piazza, Bisogna peröche l’agricoltura fosse sommamente deca-duta, e spopolata assai la campagna, con-seguenza inevitabile delle passate devasta-zioni, perche il valore delle terre eraminimo. Con istromento del 11 agosto1187 , un Visconti vendette a LanfrancoCattani intorno a 6 miglia di paese inlungo e poco meno in largo pe. - 119 lireimperiali; un Rainerio de’ Preandrei diVidolasco vendette a Giovanni Greppopiü di tre miglia di paese per soldi 40 ,moneta di quel tempo; uno de’ conti diAzzano comperö 40 pertiche di terra perL, 40 soldi 1.
Nel 1191 i’imperatore Enrico VI ven-dette nuovamente Crema ai Cremonesi, loche fu cagione di una guerra fra i Cre-maschi alleati coi Milanesi, ed i Cremo-nesi congiunti coi Beagamaschi ed altrecittä: questi Ultimi furono replicatamentesconfitti; ma la contesa non ebbe propria-mente fine, finche l’imperatore Enrico VII nel 1203 non ebbe rivocata la detta ven-dita. Tre anni prima Crema era stata de-vastata da un grande incendio; e nel 1233soggiaque alle conseguenze di un invernofreddissimo , che si fece sentire in tutta1’ Italia . Per un fenomeno straordinarioil Po fu coperto di ghiaccio, e sovr’ essopassavano i carri; gelarono i vini: uomini,animali ed alberi morirono.
Sotto Federico II , eletto imperatorenel 1212, cominciarono le funeste fazionide’ Guelfi e Ghibellini: e questo contagiopolitico che infettö tutte le cittä d’Italia ,non lasciö immune Crema, la quäle perquasi duecento anni fu travagliata da queidissidii. Signoreggiata quando dai Guelfi,e quando dai Ghibellini che si persegui-tavano a vicenda, talora riconobbe l’im-mediato dominio imperiale , tal altra fusoggetta alla chiesa, e quasi sempre so-perchiata da qualche domestico tiranno.Prese anco parte alle discordie fra i Vi-sconti e i Torriani. Nel 1333 Azzo ViscontiJa vendette un’ altra volta ai Cremonesi,ma dopo il 1338 fu sempre soggetta aiVisconti. In mezzo a queste agitazioni fu in-trapresa la fabrica del Duomo, cominciatanel 1284 e terminata nel 1341. Nel 1361in occasione di una pestilenza fu tolto ilprotettorato della cittä ai Santi Sebastianoe Vittoriano, per darlo a San Pantaleone ,essendosi sparsa la voce che questo santofu veduto in aria, con una mano distesain atto di protezione. Ei fu installato so-
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lennemente, fu isdtuita una processioneannua (ai 10 giugno) e l’efligie del santofu scolpita sul suggello del comune.
« Alla fine di settembre 1399, dice Ale-« manio Fino , venne a Crema un gran-« dissimo numero di persone , le quali« mosse anzi da superstizione che da vera« devozione, cercarono quasi tutta Italia .« Era questa un’ adunanza d’ uomini e« donne, giovani e vecchi, nobili ed igno-« bili, laici ed eeclesiastiei; andavano tutti« scalzi, involti nelle lenzuola colle quali« si coprivano da capo a piedi, mostrando« solo il fronte; portavano sempre avanti« un crocifisso, visitavano ogni di proces-« sionalmente tre chiese campestri; in« tutti i luoghi ne’ quali vedevano tre« croci e parimente ne’ crocicchi delle vie,« gettatisi a terra tre fiate, ad alta voce« gridavano niisericordia.Levatisi poi can-« tavano il Pater e l’Jve Maria e Stabat« ßlater dolorosa con altri cantici. Fu-« rono questi tali accompagnati da Cre-« maschi fin a Castiglione ; e crebbe si« il loro numero che giunsero a 13,000« persone, Laonde papa Bonifacio IX te-« mendo che non gli fosse per tal via tolto« il papato , fece alla fine abbruciare il« capo di questa setta, il quäle fu uu certo« prete disceso dalle Alpi in Italia . »
( V. l’art. Como a pag. 237 e Cremom. )
Dopo la morte di Giovanni GaleazzoVisconti (3 settembre 1402) e sotto il de-bole e diviso governo de’ suoi figliuoli ,quando quasi tutte le cittä si staccaronodal loro dominio e furono padroneggiateda piccioli tiranni, Crema, temendo d’in-correre questa sorle medesima, a 12 no-vembre 1403 si fece indipendente o megliosi pose sotto la signoria dei Benzoni fa-miglia nobile che aveva quasi sempre pri-meggiato nelle fazioni della cittä. Ouestigovernarono saggiamente alcuni anni, manon potendo resistere a Pandolfo Mala-testa signore di Brescia , Giorgio Benzonesi sottomise di nuovo (31 luglio 1414) aFilippo Maria Visconti , dal quäle si fecedichiarar conte di Crema, Pandino, Mi-sano ed Agnadello, come feudo mascolino,mediante l’omaggio annuo di un corsieredel valore di 200 ducati d’oro, e in tuttoil resto rieonoscendosi suo vassallo e sud-dito. Ma dopo che il duca ebbe ricuperatetutte le cittä rubelli e puniti i tiranni chele avevano usurpate, volle anco aversiCrema in piena e diretta signoria, e coltialcuni pretesti ruppe la fede al Benzoni,e gli tese anco insidie pier prenderlo e farlomorire. Ma egli, nel -1422, se ne fuggi a