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Cremonella separatada due parti, cosi ancosi trovö divisa in due fazioni, ciascunadelle quali volle avere il proprio consi-glio e i propri magistrati e si fecero unaguerra vicendevole, la quäl discordia fusedata poi merce le buone opere del ve-scovo Sicardo.
Agli dl maggio 1213, giorno delle pen-tecoste, successe la battaglia di Castel-Leo-ne in cui furono sconfitti i Milanesi conundici ciltä loro confederate. Y. Castel-Leone. Ma due anni dopo i Milanesi ri-cuperarono l’onore delle loro armi ricam-biando i Cremonesi con una rotta uguale,e togliendo loro il carroccio. Questa guer-ra durö vari anni, flnche papa Onorio IIInel 1218 (21 luglio) publicö una bolla discomunica contro Je cittä guerriere, emandö il cardinale Ugolino (poi Grego-rio IX) a pacificarle.
Ricoininciato nel 1236 le guerre tra lecittä lombarde e 1’ imperatore Federico II ,Cremona si attenne alla parte di quest’ultimo; ma furono pur questi i tempi incui sorsero le fazioni guelfa e ghibellina,che poi tanto lacerarono 1’ Italia , e di cuiCremona non fu piii immune delle altre,Nel 1249 Federico II coi Cremonesi es-sendo andato all’assedio di Parma , i Par-migiani colta l’occasione che I’imperatoreera ito a caccia, e che i Tedeschi facevanomala guardia, sorpresero il campo, sbara-gliarono i nemici, fecero un gran numerodi prigioni tedeschi e cremonesi, preseroil carroccio di questi Ultimi, s’ impadro-nirono della gunrdaroba imperiale : e fratanto picchissimo bottino vi furono persino la corona ed il suggello del monarca,che appena fu in tempo a salvarsi collafuga e cercare un asilo in Cremona ,
L’anno seguente i Cremonesi , onde ven-dicare quest’insulto, uscirono sotto il co-mando del marchese Uberto Pallavicino loro podestä, e marciarono contro Par-ma , Yi fu un conflitto molto ostinato frale due parti, alla fine i Parmigiani furonosoccambenti; perdettero il carroccio , edue mila prigioni, che furono rimandatiliberi dopo che i Cremonesi ebbero lorolevate le brache, che a modo di trofeoappesero alle volte del duomo, e vi eranoancora a tempi di Antonio Campi . Yuolsiallresi che a ricordo di quest' avveni-mento fosse istituita la corsa del toro ,(insegna de’ Parmigiani) che facevasi amezzo agosto , il di dell’Assunta, ma chefu poi abolita nel 1373 in occasione chesan Carlo Borromeo andö a Cremona nella qualitä di yisitatore apostolico. La
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storia italiana del medio evo ci offre moltiesempi di simili scherzi, i quali non ave-vano altro risultato, tranne quello d’ ina-sprire li odii municipali.
II carroccio che i Parmigiani avevanotolto ai Cremonesi, e quello che i Cremo-nesi avevano tolto ai Parmigiani, rima-sero presso i rispettivi conquistatori finoal 1281, quando, fatta una solida pace frai due popoli, se li restituirono scambie-volmente. Era l’uso che quando una cittäperdeva il carroccio , non dovesse farneun altro ; quindi il perderlo era grandeignominia, ed una specie di militare ve-ilovanza il dover guerreggiare senza diesso. Pereiö i Cremonesi e i Parmigianifecero tanta festa pel rieuperato loro car-roccio, quanta ne fecero gl’Israeliti dopoch’ ebbero ricuperata l’arca dai Filistei. Sinota che i Milanesi furono i soli a nonosservare questa regola, perche avendonel 4213 perduto il loro carroccio allabattaglia di Castei-Leo ne, il quäle dai Cre-monesi fu appeso alla voita del loro duo-mo, ne potendo riaverlo, nel 4217 ne ri-fecero un altro, 11 carroccio cominciö poia cader in disuso nel 4283, L’arcivescovodi Milano Ottone Yisconti, trovandolo unarnese troppo pesante, e mal corrispon-dente alle rapide mosse che devono avereli eserciti, vi sostitui lo stendardo di saut’Ambrogio: 1’ esempio fu ben presto imi-tato anche dalle altre cittä, ciascuna dellequali adottö un proprio stendardo. Cre-mona ne ebbe uno bianco con croce rossa.
II marchese Pallavicino , valendosi delledissensioni civili, di podestä di Cremona ch’egli era, a poco a poco se ne fece signo-re, ed estese il suo dominio sulle cittä diPiaeenza, Pavia , Crema e finalmente an-che su Brescia dopo la seonfilta e mor-te (1239) del famoso Ezelino da Romano.L’anarchia generale, la niuna sicurezzapublica o privata, la rabbia con cui liuomini si laceravano, e lo scadimentodella vera religione, diedero origine anuove e strane superstizioni. Fra le qualiuna insigne fu quella de’ flagellanli. Giäin Francia se n’ erano veduti li esempi,che si sparsero anche in Italia . Essi in-cominciarono nella cittä di Perugia , edandavano proeessionahnente a due a due,con spalle ignude che battevano con fla-gelli gridando e chiedendo a Dio miseri-cordia. Tale singolaritä, che per quei tem-pi aveva aspetto di devozione, si andö al-iargando per tutte le cittä della Roma -gna e della Toscana , ed anco in aleunedi Lombardia : onde molte di esse lasciatc