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sangue: guelli e ghibellini venuti alle ma-ni, si scannarono a vicenda, e i primidopo molta strage furono costretti a riti-rarsi, Ma i fuorusciti soccorsi da nuine-rosi alleati venuti da quasi tutte le cittädelia Lombardia, assediarono Cremona ela presero a’ 9 aprile -1318, e divenne si-gnor di Cremona Ponzino Ponzone chedi guelfo s' era fatto capo di una terza fa-zione detta de’ Maltraversi e che era allatesta di quella spedizione. Ma ne fu dis-cacciato 1’ anno seguente a 23 di novem-bre da Giberto da Correggio capitano ge-nerale delia lega guelfa. II Ponzone tornönel 4324, coll’aiuto di Galeazzo figlio diMatteo Visconte, allora signore di Piacen-za: qualche anno dopo fu discacciato nuo-vamente da Raimondo di Cardona gene-rale di papa Giovanni XXII che dimoravaad Avignone ,
Coli’ anarchia politica venne anco Iareligiosa : 1’ imperatore Lodovico IV ilBavaro guerreggiando contro il papa feceeleggere un altro papa nel francescanoPietro Railuzio da Corvara , che preseil nome di Nicolö V. Quindi le scomuni-ehe fioccarono da ambe le parti, ciascunode’pontefici promettendo il paradiso a’suoi amici, e minacciando 1’ iaferno a’suoi avversari. Alle guerre de’soklati ede’ teologi si aggiunse anco quella deigiureconsulti, Imperocche papa* GiovanniXXII co’ suoi canonisti sostenevano che1’ imperatore seomunicato e decaduto daogni diritto, e che i sudditi hanno ragionedi voltare le armi contro di lui; maGiovanni di Gianduno e Marsiiio Menan-drino da Padova cominciarono pei primia mettere in discussione il diritto pon-tieiticio , e la validitä delle sue bolle. ICremonesi che di buoni guelfi erano di>ventati ghibellini e si erano attaccali aqueste dottrine ed a papa Nicolö V, fu-rono perciö scommunicati e soltoposti al-1’ interdetto dall’altro papa Giovanni XXII(nel 1327), e rimasero in questo stato didannazione fino al 1341 quando furonoribenedetti da Benedetto XII successoredi Giovanni. Meritano di essere notate lecondizioni dell’assoluzione, perclie ritrag-gono i tempi: i Cremonesi dovessero edi-iica.re un altare a san Benedetto, nellaloro cattedrale; che ivi si dovesse cele-brare una messa ogni giorno da sacer-dote appositamentc pagato; che il di diSan Benedetto tutto il popolo dovesse as-sistere a quella messa e si facesse da unpredicatore publicnre la grazia ricevutadalla Santa Sede ; che in quel giorno si
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dispensassero a mille poveri tanti pani difrumento buono e bianco, del peso d’ on-cie 42,
Dopo di essere passata rapidamente daun signore all’altro, Cremona nel luglio4333 si diede ad Azzo Visconti signor diMilano , e continuö ad essere governatada’ suoi successori,
Beruabö fece fobricare il castello di Cre-mona , quello di Pizzighettone e Castel-nuovo Bocca d’Adda; Giovan Galeazzorichiamö i furusciti, colla condizione peröche dovessero pacifiearsi co’loro avversari.Convien credere che la cittä di Cremona fosse stata molto spopolata dalle passatediscordie, perclie lo stesso Giovan Galeazzonel 4389 concedette per cinque anni im-munitä di carichi reali e personali a tuttiquelli che fossero andati ad abitarla; lastessa immunitä concedette a tutti coloroche avessero dodici figliuoli, privilegio chedovrebb’ essere consacrato da tutte le le-gislaziöni; diede alcuni provvedimenti con-tro i pazzi che venivuno abbandonati aloro medesimi e correvano per le strade,facendo anche del male; fece rifonnareli statuti di Cremona (nel 4387); ondetogliere un riparo ai capi delle fazioni,proibi di fondare nuove fortezzc, e di riedi-ficare quelle giä smantellate; e fu forse perpromovere un ramo d'industria che imposea’ Cremonesi di mandargli ogni anno indonativo dodici cappelli di paglia; proibianco ai governatori e magistrati di farcontratti o di contrar matriinouio conquelli soltoposti alla loro giurisdizione: laquäl legge prova 1’ immoralitä de’ magi-strati di quel tempo e - li abusi di potereche si permettevano. Dei resto crebbe leveccliie imposte e ne aggiunse delle nuove,tra le qnali una su tutti i contratti chesi stipulavano per mano di notai; maquesta imposta stabilita nel 43t)3 fu ri-vocata nove anni dopo,
Anche a Cremona nei 4399 comparve-la ridicola societä de’pellegrini biancbi,.di cui abbiamo parlato negli articoli Cono e CtiEMA. Ecco il racconto che ne fa ilpitlore e storico Antonio Campi : « Del« mese d’ aprile venne una brina che fu« di grandissimo danno alle viti et anche« alle biade. Venne a Cremona la compa-« gnia detta de’Bianchi; erano questi una« moltitudine infiuita d’ uomini e donne-« d’ ogni qualita, che si coprivano tutti,« insino anche la faccia , andavano pro-« cessionalmente visitando tutte le chie^e« campestri, gridando ad alta voce inise-« ricot'dia. In ogni capo di via si pro-3-3