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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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« stravano in terra e la basciavano; e« nell’andare loro cantavano ad alta voce« hora il pianto della gloriosissima Ver-ff gine Maria, che incoinincia Stabat Matera dolorosa; et hora altre divote orazioni.« Andavano con ordine mirabile, servando« i gradi secnndo le dignitä et l’etä, Fa-« cevano molti digiuni, ogni giorno udi-« vano messa, et nell’elevare il sacratis-« simo corpo di nostro Signore Giesü« Christo, chiedevano tre volte misericor-« dia, havevano quattordici gonfaloni con« le croci; portavano alcuni l’imaginedel« Salvatore pendente in croce et altri« 1’ imagine di Maria Yergine. Si com-« mosse molto il popolo di Cremona per« qoeste genti, e molti facendo penitenza« degli errori commessi s’unirono con co-« storo i quali se n’andarono verso Roma ;« ma arrivoti presso a Yiterbo, si disfece« quella congregazione, per essere stato« preso d’ ordine di papa Bonifacio un« sacerdote capo et autore -di essa , il« quäle condotto a Roma et convinto per« propria confessione di superstitione et« heresia, fu publicamente fatto morire.« Nell’istesso anno si scoperse nella nostra« cittä la peste, la quäle poscia aumen-« tandosi durö piü di due anni. »

Gian Galeazzo mori a’3 settembre <1402lasciando lo stato a’ suoi figliuoli GiovanMaria e Filippo Maria , quello di 44, equesto di 40 anni che governarono sottola tutela di Caterina loro madre. La fa-zione ghibellina, onde mantenersi in forza,aveva introdotto l’uso di obbligare i suoiclienli per atto publico, a seguir semprequella fazione. Ciö poteva avere la suautilitä, perclie se non altro tendeva adare alle opinioni politiche un carattereuniforme ; ma dava luogo anche ad abusi,onde Gian Galeazzo l'anno precedente lasua morte, annullö quei contratti e per-mise a ciascuno di seguire la parte chepiü gli piacesse. Ma paralizzata dallamorte la mano vigorosa che contenevatante bollenti passioni, esse risorsero piüarrabbiate che mai :* uno stuolo di capiturbolenti e facinorosi, prevalendosi delmalcontento de’ popoli , si levavano daogni parte eccitando sedizioni e discordiecivili. Ad esempio de’ Milanesi che espul-sero il luogotenente ducale, piü altre cittäfecero lo stesso. Giovanni Castiglione vi-eario del duca in Cremona fu cacciatoa furore di popolo; intanto GiovanniPonzone ed Ugolino Cavalcabö marchesediViadana, potenti capi della fazione guelfae Maltraversa, discacciarono i ghibellini

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e si fecero padroni della cittä ( giugno4403), Quindi risorto il furor delle parti,vi furono ovunque incendi, omicidii e ven-dette. Una porzione del Cremonese obbe-diva al duca, ed cra ghibellina; e Cremona con piü altre grosse terre del contado,chiaritasi pei guelfl , si diede per signoreUgolino Cavalcabö; il Ponzone suo emulofu avvelenato; indi il Cavalcabö mise lemani nel sangue di vari cittadini, ed inun giorno solo ne fece decapitar diecifra i principali, accusandoli di avere tra-mato contro di lut per dare la cittä alduca; in fine egli stesso in una zuffa coiducali cadde prigioniero e fu condotto aMilano (decembre 4404); e Carlo Caval-cabö, della stessa di lui famiglia, si fecesignore di Cremona ,

A questi mali si aggiunse la fame, poila peste: il frumento dagli otto soldi allostaio sali ai 35, e la peste sterminö unterzo degli abitanti di Cremona e suocontado (4404).

Cabrino Fondulo , uomo d’arme dei Ca-valcabö, e che pel suo valore si era resocelebre in quelle turbolenze, col tradi-mento s'impadroni di Carlo e di altri diquella famiglia, poi anche di Ugolino,fuggito da Milano ; li fece morire, e neusurpö il dominio. Quest’audace facinorosoriuniva in se tutte le biiölte e cattive qua-litä del suo secolo, ed avrebbe probabil-mente fondato un regno potente, se inluogo di Cremona , cittä di un ordine se-condario, gli fosse toccato in sorte Milano od altra primaria capitale d’ Italia : eraprode, astuto, attivo, avido di fama, madi una crudeltä spesse volte capricciosa,com’erano quasi tutti i tiranni di queitempi, e non sparmiava neppure le per-sone piü distinte; fece decapitare publica-mente sulla piazza di Cremona due de’Picenardi; fece gettar vivi giü del Tor-razzo due dei Barbö^ fece arder vivo unGiovanni da Sesto per avere coniato mo-neta falsa; fece sepellir vivo un certoGiovanni Lantero per avere sparlato di lui,e piü altri furono du lui o fatti appiccareo decapitare anche per frivoli motivi.Pure la fama della sua sagacitä e dellasua prudenza politica era tale che nel4414 1’ imperatore Sigismondo e papaGiovanni XXIII, andarono a trovarlo inCremona onde consultarlo sul da farsiper togliere lo scisma fra tre papi cia-scuno de’ quali pretendeva di essere illegittimo vieario di san Pietro, CabrinoFondulo regnö 43 anni ( 4406-44411 ) :alla fine essendo troppo debolc per ostare