Band 
[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
Seite
368
JPEG-Download
 

3(58 GUI

arciyescovo milanese , che furono perciöspalleggiati anche dai Comaschi e dagliIsolani della Comacina, Malgrado questapreponderanza di forze, i Pievesi ne usci-rono vincitori, togliendo ai nemici il ca-stello di Dervio e i vicini villaggi di Co-renno e Dorio.

Nel 1117 essendo prorotta la famosaguerra decennale tra i Milanesi e i Co-maschi , suscitata dalie gare dei due vescovicomensi Landolfo da Carcano e GuidoGriinoldo, e finita colia distruzione di Co-mo , i Pievesi che avevano abbracciate leparti di Landolfo, e che avevano dissa-pori coi Comaschi, staute 1’ ambizione ma-nifestata da questi di sottomettersi ancole Tre-Pievi, si allearono da prima coi Mi-lanesi a cui fornirono la principal forzanavale; e fu in quell’ occasione che Azzoda Rumo, capitano delle Tre-Pievi, in-ventö lo schifo ad imitazione del carroccio,introdotto dall’ arcivescovo Eriberto edimitato da tutte le cittä Lombarde , flache1’ arcivescovo Ottone Visconti vi sostituile bandiere, Lo schifo era una grossabarca, maneggiata da 12 remiganti e cu-stodita da 24 uomini sceltij dall’ alberosventolava la bandiera del comune contre croci rosse in campo bianco; al rae-desimo stava appeso un crocilisso, e sor-gera al disotto di esso un altare.

I Pievesi continuarono siito al 1123 a so-stenere la causa de’ Milanesi ; ma poi disgu-stati da questi Ultimi e temendone anchela potente ambizione , aderirono coi Co-maschi, alla parte de’quali si tennero fedelianco nelle sciagure. Nel 1123 insieme coinuovi alleati ripresero ilcastello di Dervio ela terra di Corennoda loroperdute ed osteg.giarono Yarena e Bellano; ma poco doposopragiunli dalla flotta milanese, subironouna potente sconfitta. Un ingegnere Pi-sano, impiegato dai Milanesi, fece uso delfuoco greco contro i nemici; lo schifo de’Pievesi, in preda alle flamme e vicino adesser preso , fu alfondato dai medesimisuoi difensori; una grossa nave comascadetta il Lupo, dopo aver fatto prodigi divalore, dovette arrendersi; e le altre bar-che o furono distrutte, o trovarono asilonella fuga. Poco dopo il Lupo fu rieupe-rato dai Comaschi, seambiandolo coi ca-slello di Dervio , lo che prova quanto sistimasse quella nave. Nel 1127 Como do-vette soccoinbere; e i Pievesi se non po-terono salvare la cittä fecero il possibileper sottrarre dall'eccidio i cittadini aiu-tandoli a passare nella fortezza di Borgo-Vico, o trasportandoli nelle stessc loroterre.

GRA

Nelle successive guerre tra Milano eFederico Barbarossa , i Pievesi si attac-carono all’ imperatore , ed Ubertino Ca-nova loro capitano fu il priino che nellabattaglia di Carcano, ai 0 agosto 41G0,salisse il carroccio de’ Milanesi e ne strap-passe la bandiera, lo che. contribui a darla vittoria agli Imperiali. Ma n’ebbero malaricompensa; imperocche Federico, il quäletendeva a comprimere la libertä delle cittäLombarde, dopo la distruzione di Milano a governar le Tre-Pievi mandö un certoAmizzone tedesco, il quäle per prima cosafece demolire il castello di Gravedona edaltre fortezze del paese, in seguito si per-mise le piü violenti estorsioni. Onde iPievesi stanchi di lui, appena si presentöil destro si sollevarono (nel 1166), loob-bligarono a fuggire nella Valtellina, indispedirono anch’essi i loro deputati al con-gresso di Pontita, ove fu giurata la famosalega Lombarda, in onta ai divieti dell’im-perator Federico rifecero il castello di Gra-vedona, e contribuirono coi Comaschi adistruggere la Comacina.

Ma umiliata la superbia del Barbarossa alla battaglia di Legnano, e le Tre-Pievinon essendo state comprese nella treguastabilita in Venezia fra 1’imperatore e lecittä Lombarde (1477), i Pievesi ne trns-sero vantaggio per continuare le loro osti-litä. Seppero che 1’ imperatore spediva isuoi tesori in Germania per la via delIago di Como , ond’essi ammannita segre-tamente una flotliglia andarono ad ap-postare il convoglio presso la punta diAbido o di Lavedo, e quantunque fosse assaibene scortato da barche armate de’Coma-schi e da soldati tedeschi, pure l’assalirono,e dopo un aspro combattimento se ne fe-cero padroni: nel bottino oltre a vasid’ oro e d’argento , armature , cavalli,tende, ed altri ricchi mobil i, fuvvi anchela corona imperiale che appesero in votoalla chiesa di San Giovanui Battista inGravedona , Di tal cosa fu cosi indiguatoI’imperatore, che nella dieta di Costanza(-1483) ove fu stabilita una pace definitivacolle republiche Lombarde , egli non vollecornprendervi i Gravedonesi; ma impotentealla vendetta, si lasciö piegare finalmentedai consoli di Milano e dai legati pon-tificii,

Vuolsi perö che Enrico VI figlio delBarbarossa sottomettesse le Tre-Pievialla cittä di Como ; ma o il diploma efittizio o non ebbe effetto, essendo fuordi dubbio che i Pievesi continuaronoancora per molto tempo a reggersi du