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monti, e formano il Cherenzone. II Fiu-micello, doppio canale d’ aqua che scorreentro Lecco e nelle vicinanze, move essosolo circa 120 opificii nei quali specialmen-le vi si lavora il ferro, che e filato a qual-sivoglia sottigliezza; ma per l’imperfezionedelle inacchine i lavoratori devono Starein luoghi insalubri. Quelle aque fanno mo-vere ugualmente vari grandiosi filatoi, in-canatoi e hinatoi di seta ed altre macchineper manifatture di cotone.
Yi e un considerevole mercato ognisabato, ed una grossa fiera di bestia-mi che incomincia 1’ ultima settimana diottobre e dura 45 giorni alla quäle inter-vengono li abitanti delle vicine valli e deivillaggi riverani al Lario , nel ramo diLecco , tratto di lago che ha quasi 42 mi-glia dalla punta di Bellaggio al ponte chesorge presso Lecco dalla parte di ostro,al luogo ove l’Adda uscendo dal lago ri-piglia li suo corso. Quel ponte di otto archifu, rispettivamente ai tempi, costrullo conromano ardimento per ordine di Azzo Vi-sconti , signore di Milano nel 4335 : neitempi suceessivi furono aggiunti tve altriarchi, a tal che al presente ne ha undici,Le dirotte piogge del settembre 4829 e del4834 molto danneggiarono i luoghi in rivaal lago, il quäle in vieinanza a questoborgo e nulla piü profondo di 3 metri,beuche tre miglia piü in su lo sia di 150,
Lecco e luogo senza dubbio molto an-tico, e la stessa vantaggiosa sua posizionedebbe averlo reso importante fino dai pri-mi tempi in cui comiuciarono ad essereabitati que’ contorni; ed e fondata opi-nione fra li arclieologi, sostenuta anchedal dottore Carlo Redäelli , che quivi fosseLicinoforo, cittä degli Orobii, rammentalada Catone e da Pünio: non perö alla spon-da del lago, ove Lecco e al presente, mapiü in alto verso il monte. Altri indottidalla similitudine del nome trovano Lici-noforo ad Incino : ma e forse troppo aponente, perche li Orobii, di cui parlanoi citati due autori, abitavano il distrettodel monte Baro, cioä que! tratto di paeseche da Lecco si estende lungo le due spon-de dell’Adda, e tra questo fmme e 1’ anticolago Eupili, che li separava da Ineino.Costretti poscia da disastri naturali a ri-tirarsi da questa regione , si avanzaronoli uni a levante ed andarono a fondarBergamo , e li altri a ponente stabilironsia Como . Licinoforo o Leucinoforo, oLiciforo o Leuciforo , ha tutte le appa-renze di una origine greca , come ilvocabolo Orobii, o Montanari ; e deriva
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forse da Leuci, o bianchi, alludendo alcolore della carnagione de’ Celti o Ger-mani; potrebbe quindi essere un nomedato al luogo dalle colonie greche venuteposteriormente, intanto che l’antico nomeceltico o celto-germanico o qualunque al-tro si fosse, andö perduto.
Il P. Allegranza publicö una iscrizionedel 535, riferibile ad un prete Vigilio, eche esisteva nell’ antica chiesa di SantoStefano ora rovinata.
Una celebritä assai meno contrastata fuquella a cui Lecco sali nel medio-evo; im-perocche divenne un contado molto estesoche eomprcndeva le pievi di Mandello, Va-rena, Bellano, Dervio, Valsasina, Porlezza e la Capriosca ; nel secolo X ebbe i suoiconti,poi se ne impadronirono li arcivescovidi Milano, che vi tenevano anche un pa-lazzo di residenza, Allora il borgo era cintodi inura e di torri, per cui potä soste-nere varie oppugnazioni, e il nome diCastello , che porta ancora il vicino villag-gio, indica quello ch’ ei fosse. Al termi-nare della guerra Comense, cioe nel 4425,il porto di Lecco presentava lo spettacolodi una numerosa flotta armata, munita afoggia delle marittime , per cui chiamatieransi all’uopo ingegneri dalle ghibellinecittä di Genova e di Pisa per opporsi aiGuelli milanesi e loro confederati.
La pace conchiusa in Lecco nel 4249,o forse meglio quella del 4225, tra il po-polo e la nobiltä di Milano , quando lacittä loro era minacciata da Federico IIimperatore, recö grandi privilegi a questoborgo. Ma la parte che prese poscia a fa-vore de’ Torriani, trasse costä, nel 4277,l’arcivescovo Ottone Visconti col suo eser-cito, che superando le nevi e i ghiacci,impadronissi di Lecco . Non perciö correttili abitanti , e continuando a favorire iTorriani, Matteo Viseonte nipote dell’arci-vescovo ordinö di distruggere alfatto quelborgo , come suo zio , dieci anni prima,aveva fatto distruggere Castel-Seprio. Alquäl uopo mandö quivi Zanazio Salimbenipodestä di Milano , il quäle andato a Zie-rate, e raccolto dal contado della Marte-sana un buono esercito, si presentö sottole mura di Lecco , si fece dare 450 ostaggi,ed al resto degli abitanti intimö di trasfe-rii'si inValMadrera. Dopo di che pose manoall’ eccidio, il borgo fu dato in preda alleflamme; cid che il fuoco non consumo fuspianato dal ferro, e le rovine dell’antieoborgo furono piü tardi rinvenute fuori diporta Santo Stefano. 1 sepolcri, li scheletri,i pavimenti sotto terra, alla profonditä di