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Mantova era compresa nella Venezia ela parte superiore nl lago di Como ap-parteneva alla Rezia ) con quella parte diLombardia che ora e soggelta agli StatiSardi.
Dopo Massimiano, Milano fu la resi-denza, se non costante, alineno frequen-tissima degli imperatori occidentali, fineheOnorio la trasportö a Ravenna , Nel 432soggiaque alla miseria comune a tutte lealtre cittä per le quali passarono le sel-vaggie orde di Attila . Sembra che a quel-l’ora non fosse molto forte, per cui ilvescovo, il clero , il popolo si salvaronocolla fuga, e nella cittä deserta entraronoi Barbari , la saccheggiarono, indi la in-cendiarono. Fu ristaurata negli anni sus-seguenti, rifiori sotto i Goti, ma fu nuo-vamente dai Goti distrutta nel 339. Im-perocche essendo Balisario sbarcato inItalia, Dacio ves-covo di Milano andö achiedergli un polso di truppe, colle qualisi prometteva di sollevare la Liguria , Quiinfatti i Goti essendo pochi e dispersi, fu-rono superati facilmente, ma Vitige lorore vi mandö Uraja suo nipote; il quäle chia-mato in ajuto i Borgundi, assediaronoMilano che si difese valorosamente; fineheridotta agli estremi fu espugnata di forza,saccbeggiata ed abbandonata alle fiannne;e degli abitanli eosi dalla cittä che deicontorni fu fatto un tanto eecidio, che siannoverarono intorno a 300 mila peritisotto il ferro nemico, Quanti allri pote-rono fuggire vagarono dispersi per le Cam-pagne o sui monti, e il vescovo Dacio,invece di assistere il suo popolo e rima-nere a parte deile sue miserie, se ne fuggivihnente a Costautinopoli; a talche iMi-lanesi restarono per piü anni senza il loropastore.
Verso il 863 o 866 Milano fu riedifi-cata per ordine dell’imperatrice Sofia ino-glie di Giustino II ; ma convien crederedie fosse ancora priva di difese nel 869,perche all’apparire de' Longobardi , il ve-scovo Onorato coi principali della cittäse ne fuggirono a Genova, onde Alboino vi entrö senza resistenza ai 3 settembredi quell’anno. Landolfo Juniore storicomilanese del secolo X pretende che i Lon-gobardi la saecheggiassero una terza yolta;ma ne Paolo Diacono lo dice, ne se neriscontra alcuno indizio negli scrittori con-temporanei che non avrebbero omessa unacircostanza di tanto rilievo: tuttatia qual-che cosa debb’essere suceesso. I re longo-bardi stabilirono la loro residenza in Pa-Yia, e Milano , sotto il loro dominio, sem-
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bra che riconoscesse 1’immediata giurisdi-zione regia; ne quindi so dove il Verriabbia trovato fra i trenta duchi longo-bardi, che si spartirono le provincie neldecennio dell’ anarchia, un Albino (o Al-boino?) duca di Milano . Parmi perö chele grandi assemblee si tenessero qualchevolta o in questa cittä o ne’suoi contorni,forse nel luogo che ancora si chiama PratoCentenaro (V, l’art.). — Verso il 643 ivescovi, che avevano continuato a risederea Genova , si restituirono a Milano ; etroviamo che nel 773 anche la zecca mi-lanese era in attivitä, come appare da unnummo aureo di Desiderio, Questo e tuttocid che di Milano sappiamo di certo sottoi Longobardi , il cui regno fini nel 774quando Carlo Magno prese Pavia ed esi-liö in Francia Desiderio ultimo re de’Lon-gobardi.
Neppur sembra che Milano facesse unagrande figura sotto i Carolingi, la dina-stia de’quali terminö con Carlo il Grossodeposto nell’ 887. Ebbe perö un conte,ed e certo che nelle sue vicinanze si te-nevano tre volte all’ anno i placiti gene-rali, o le assemblee, alle quali tutte lecittä e terre lombarde erano tenute man-dare i loro deputati.
Milano deve il suo risorgimento aipropri arcivescovi: i quali sebbene abi-tassero una cittä piccola, smurata, concase di legno, pure erano essi i piü grandimetropolitani dell’ Italia , il primo digni-tario ecclesiastico del regno d’Italia , egodevano di un’ ampia autoritä. Sotto iCarolingi aquistarono credito e ricchezzee quindi anche potenza, la quäle crebbe alpunto da rivaleggiare cogli stessi ponte-fici romani, i quali travagliati da infinitediscordie domestiche, non ebbero il tempone i mezzi di opporvisi. Il primo arcive-scovo che facesse sentire la sua influenzafu Ansperto di Biassono, eletto nell’869 emorto verso la fine deU’884. Egli era riccoe generoso: fu diacono, poi arcidiacono evice domino dell’arcivescovo Tadone, giu-dice (governatore) di Milano , Messo Do-mino o legato imperiale. Inalzato allasede episcopale, fece riedificare le niura,costrui l’atrio di Sant’Ambrogio , tal quälesi vede anco al presente, fondö ospitali,riformö la disciplina della sua chiesa, ab-belli la cittä, la governö da principe, ed apapa Giovanni VIII che pretendeva dar-gli degli ordini, fece intendere di voleressere indipendente.
Lo stesso fecero i suoi successori, ma-neggiandosi destramente fra le guerre ci-