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[Volume primo. Parte primo. Parte seconda.]
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si studip di trarre a se Ie credenze deisuoi conciltudini e farsi de’proseliti, i quuliportuvano nelle altre parti della Germa-nia , e spiegavano al popolo i principjdella riforma, che dovevano rendere pro-testante metä d’Europa .

Fra i suoi seguaci n’ebbe uno, nomatoZuinglio, che impudentemenle pubbücandoi suoi dogmi, a se riduceva grau partedell’Elvezia, i quali poco n poco preseroradice nelle inenli di que’ buoni monta-nari, e fierissime guerre ne succedetterofra l’antica e la nuova credenza. Questoseine di discordia propngossi ancora nelleAlpi Rezie, sopruttutto dall auducia di Cal-vino, il quäle manomettendo le cose sa-cre e le profane, avvelenava il niondotulto (-1534).

INe potenza di imperatore, come Carlo V ,nö autoritä di principe, coine Sigismondo,ne grandezza di pontefice, come Leone X ,Cleniente VII e Pio V valsero a frenaretanta nudacia; pcrocche troppo occupatiin guerre europee , non rimaneva lorotempo a preporre ie cose ecclcsiastichealle politiche.

Giä Milano era passata sotto la domina-zione Spagnuola, e Carlo V slava semprein sulla guerra; e quuntunque il Conciliodi Trento fosse giä da parecchi anni cheadoperavasi a ristaliilire le istituzioni ec-clesiastiche, non aveva ancora usalo queirimedj che la tranquillitä de’ popoü offridappoi,

Benardino Bianchi, preposto della chiesadi S. Maria della Scala in Milano , por-tossi invano nella Rezia , in qualitä diLegato del Pontefice (1561) per accordaregli Svizzeri alia credenza universale dellareligione, ma alcuni parochi per interessiprivati, non aderirono alle buone volontädel Legato pontificio, e nel 1565 la Re-zia segui la liiforma, e parte allora dellaVal Tellina abbraceiö la religione prote-stante. Gregorio XIII inviovvi GiovanniBonomi, veseovo di Yercelli; (1577) dellaquäl cosa accortisi i capi delle leghe sviz-zere, imposero grave somma a coloro cheaveano ricevuto con volto üeto il nuovoapostolo.

INe valse pure lo zelo di S, Carlo Bor-romeo , allorquando nel suo viaggio in ValCamonica, tratto dalla sua pietn, portossiin Val Tellina, e visitando il tempio de-dicato alla Yergine presso il borgo di Ti-rano, impegnava tulla la sua attenzionenffinehe avesse quesla valle un governa-tore caltolico. 1 Valteüini perö, temendoqualche trambusto gtiemsco, si rivolsero

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ai Cantoni Elvetici cattolici, e nel giugno1584 al Congresso di Coira , onde si avessecura dei cattolici romani della Val Tel-lina e soprattulto a quelli di Chiavenna;ina la Lega rispose : molto marawgliarsiche que’popoli soffrir dovessero inquietu-dini per affuri di religione, essendo sem-pre stato loro scopo, mantenere la giu-stizia e la equita.

A turbare la quiete dei Valtellini ven-ne Rinaldo Tettone milanese, banchierefallito, e dedito a qualsiasi primo scon-volgimento politico per riavere la suafortuna, il quäle, con Ambrogio Rnbiatae Carlo Balcone, si diede a forinare deipartitanti della fede perseguitata, peravere qualche appoggio nella Valtellina,e sotto finzione pubblicava pel contado diLecco e di Como , essere egli destinato aliberare la Valtellina dalle sette protestanti.

Tale missione non avendo perö otte-nuto favore, si venne a scoprire essereegli con tuli pretesti fautore delle LegheElvetiche , e conoscendosi ciö nelle vici-nanze di Como , fu ributtato e deriso.Avendo il Tettone e i suoi compagni lamemoria di S. Carlo Borromeo profanatnintorno a particolare missione della fede,che «sserivano da quei Santo teuere, i'Val-tellini conobbero essere il Tettone fintoe bugiardo, e colla scusa di difendere ilcattolicismo, proteggere il protestantismoElvetico

La frode del Tettone pervenuta a no-tizia dei Valtellini, seppero questi coamolto senno opporsi agli audaci suoi di-visamenti, e respingere i suoi comaudimalgrado le sue lusinghiere promesse.

Piu infelice di lui fu Scipione Gambara,bresciano , il quäle esule dalla patria, avevaposto sua dimoru insieme colla famigli-in Tirano, ove cercando di favorire i se-creti disegni di Tettone, pensava di sot-trarre la Val Tellina dal dominio de’pro-testanti, Venne perciö dai capi Grigioni sentenziato a morte, e mozzatagli la te-sta sulla piazza di S. Giacomo.

Il pontefice Pio V opponendosi allemolte pretese dei protestanti Grigioni ,spedi loro giä una Bolla, colla quäle volevaritirare ai principj suoi non solo la Re-zia , ina gl' intaccati della Valtellina; emandö ad esecuzione di taie Bolla, FelicianoNinguarda , nativo di Morbegno, uomo ol-tremodo erudito e stimato per avere as-sistito al Concilio di Trento , il quäle nel1584 passö INunzio Apostolico negli Sviz-zeri , e nel ritorno suo alla Corte Romana,fu proposto da Sisto V al vescovad-o di