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tito. Questi erano, il Cavaliere Robustelii,il eapitano Giovanni Guicciardi, il doüoreFrancesco Venosta, Azzo Besta, ed altri,e ne favorivano le trame le scadanzede’loro sbandimenli. Ritornali a’proprjpnesi, e conoscintiin parte i loro segreli,vennero citati a’ tribunali e condnnnati aforlissime multe. Intanto essi fortificavansinelle loro case, e spedivano messi aiPapued al Governatore, affinche questi non de-sistessero dai loro consigli eloroopere. Ilsegno fu dato da Simone'Venosta, il quälecolla sua banda, entrö di nascosto in Ti-rano, « distribuitisi nel tempo stesso gliarniati pei luoghi opportuni del borgo,cd occupata particolarmente la piazza delPr etorio, ivi diedero il concei tato segnoquattro colpi d* archibugio; ed immanti-nente, nel punto ehe da esse nspettavasi,secondo lo Stile cattolico (dice il Lavizari)il tocco dell’Angelica Salutazione, si fe-cero udire le campane tutte a furioso mar-tello. Al non aspettato rimbombo, risve-gliati non meno i cattolici che i prote-stanti, accorrevano, sospettando che datosi fosse all’nrmi per alcuni proscritti delluogo, i quali null» temendo delia corte,spesse volte molestavano il magistrato; esulla stessa credenza il rappresentanteGrigione Giovanni Cappoli, con la campanadel Pretorio, chiamö ad insorgere il po-polo.
» Ma nel sortire dalle abitazioni loro, in-cominciandosi a trucidare i protestanti,dalla gente appostata, si fece finalmentepalese il fine del romore, Ben tosto ani-mato il popolo cattolico dall’ accreditatoeseinpio e parole de’nobili alla sanguinosarisoluzione, affollandosi al luogo del puh-blico armainento, infrante le chiuse porte,provvidesi d’armi, indi furiosameme rivol-tossi alle ben note abitazioni de’ prote-stanti ; chi de’miseri persegnitati pensandoa ricereare in esse la propria salvezza conla difesa, altri fra nascondigli, ed altricon la fuga. Appena cinque di essi ebberola sorle di evitare il fatale disastro: queipoclii che poterono sottrarsi al prirno fu-rore cadendo poi ne’paesani sollevati, iquali occupando e scorrendo ogni aper-tura di fuga, non la perdonavano ad al-cuno. Miserabil tragedia, e da muover pietäa chiunque non si fosse giudicato si offesolDappertutto odir gemili di moribondi,strida di fanciulli e feminine derelitte;dove chiedersi invano la vita, dove chia-marsi i congiunii; dove implorarsi gliamici; pur sperando di ottenere, permezzo d’essi, Io scampo; dove gettati i
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miseri dalle fineslre j dove raggiunti nellafuga. Ogni strada macchiata di sangue,ad ogni momento strepiti d’archibugiatce tumulto di barbara caccia. Ciascun de-gU armati trascorrere ansioso per pote.rsivantare di vittime maggiori, Atterrate leporte, investigalo ogr.i angolo; la mag-giore fierezza in gloria piü gründe.
» Il Pretorio fornito di nuinerose personee di abbondanti munizioni per la difesa,impegnato avea la piu sollecita attenzionede’capi, Ma disperando il gi-udice di po-tersi sostenere, geltar fece nel fninie con-tiguo tutta la munizione da fuoco. »
Cosi cominciava la carneficina nella ValTellina. Ouesto fatto avvenne il 49 luglio4620; e tali scene d’orrore seguivano purein Ponte, a Trevisio, a Teglio, a Sondrio ,ed a Berbenno. II numero de’morti pro-testanti fu assai graude, e allora tutta laValle rimase coperta di cadaveri e di san-gue ; e fra le bocche degli abitanti correacotai detto, simile a quello di Simone diMonforte che all’occasione del massacro de-gli Albigesi, i quali nello scontro che ave-vano con essi i Papisli, non sapevano bendistinguersi, gridava per le contrade : Am-mazzate ammazzate, üio sceqlierä i giu-sti dai rei. Tanta era la furia e il fana-tismo degli uccisori, ehe questa carneficinaveniva chiamata, come chiarnasi ancora,il Sacro Mncello.
Irritati i Grigioni per questo crndelis-simo fatto,fricorsero ai Veneziani, che nonaderirono alle loro domande: poi ai lorocorreligionurj della Svizzera , da’quali ajutid’armati ricevettero; i Valtellini si rivol-sero al governatore Feria. I Rezj entra-rono in Bormio , e misero a ferro ed afuoco gli abitanti ed i loro averi; ma Val-tellini e Spagnuoli loro piombarono ad-dosso con tale impeto, che li fecero fug-gire nel loro territorio. Per tal guisa laVal Tellina restö libera dai Grigioni, ecostituissi in Repuhblica, sotto # la prote-zione di Spagna (1).
Le potenze d’ Europa perö di mal oc-chio vedeano la liberazione della Val Tel-lina, e soprattutto che si ritnanesse sotto
(1) Ad assislere i Valtellini nell’ordinäre il nuovoloro governo, mandö loro il duca di Feria 1’ abateGiulio Deila Torre, proposto di S. Maria della Scala in Milano . — Uadunati i Comuni in consiglio gene-rale, fu da questi creato un consiglio di diciotto,detto Reggente, sotto la presidenza di un Governa-tore, nominato per il primo il barone Robustelli,princ'ipale fautore della sommossa. A questo Consi-glio era affidata la suprema autoritä nelie cose tantopolitiche quanto civili, e i membri si ricleggevanoogni due anni. Not. ece.