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gli sforzi d’ Andrea e di Vellore . I Ge-no\esi di gnarnigione opponevano difesavigorosissima : ltv loro navi capitanatedal Doria altaccavano soventc le vene-ziane con varia fortnnn, Je comunicazionidi lerra non s’erano aneora polute rom-pere ; lo seoraggiamento s' impadronivadell’ armala , e il doge , eonoscendo im-possibile oondurre a line 1’ impresa consoldati nbhattuli dalla faliea e dall’ av-versilä , delerminava di ritirarsi sc lecose non eambiavano aspello in Ire giorni.Era. iinminenle gia il termine latale ,quand'ecco Carlo Zeno arrivare (nel gen-najo 1380) con la sua squatfra villoriosacarica di bottino e di vellovaglie. Vene-zia passa in poche ore dalla caresfia al-1’ abbondanza , dalla disperazione allagioja. Ma la fortuna che coniincia adarridere uiol tentare l’animo di Carlocon un colpo (eri-il)ile. Una furiosa tem-pesla scoinpiglia le suc galee ed e cac-ciata la capiiana contro la torre dellaeittä assediata. f.e tenebre della nolle, lapioggia , il venlo, 1’ imperversare dellaprocella rendono orribile quel moinenlo;i neniici dall’alle fanno pio\ere sassi,dardi e fuoco ; giä la ciurina parla d’ar-rendersi; Zeno freme e voltosi a un suoantico loarinajo, gli commelte di por-lare a bordo d'abra galea I'eslremitad'nna fune. Comprende il prode 1’ inlen-zione dcl sno generale, obbcdisee e at-Iraverso le tenel)re e iliolli giunge, comeper prodigio, alla nave. Cosl la capiianaö salva, ma nell’istante ch’ ella si allon-lana dal lido , Zeno e ferilo nella gola,e il ferro vi resta infisso : non se necura il valoroso ; ma in breye , indebo-lito per la perdila del sangue, il vio-lento muoversi della nave lo rovesciacäldardo s’infigge vieppiü nelle carni: eglie vicino a spirare. Se non che i fasti diVenezia lo volevano salvo: convalescenleaneora e scello comandante delle truppedi lerra che assediano Chioggia .
Rimaslo uceiso da un colpo di bom-barda il comandante genovese Pietro Do-ria , gli succedette nel generalato Napo-leone Grimaldi, il quäle tentö tullo peruscire con larmata fuori del porlo: perla quäl cosa Vettor Pisani e Carlo Zeno as-salirono Brondolo che finalmenle caddenelle loro mani.
b’esercilo terrestre de’ Genovesi si die-de allora alla fuga , parte ritirandosi aChioggia, parle a Padova . Preso coraggiodal successo, il doge Conlarini, riunile ledue armale, assedio forleniente Chioggia ,vf.m:to
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che ben presto videsi ridolla a sommaanguslia di viveri. Crebbe poi la sua mi-seria allo sbandarsi di alcune ntilizie delCarrarese che scorlavano vellovaglie allapiaz/.a.
Era giä stata occupala dai Veneziani laTorre delle Bcbbe, caduta era in loro po-lere la lerra di boreo, ciie apriva lastrada a Venezia per rieevere soccorsi divellovaglie dal marchese di Ferrara af-fezionalo alla repnbblica; espngnata lalorre di Chioggia ■ piccola eon la morlesovraecennala di Pietro Doria; oltre aeio , iiiformnlo Veltor Pisani che diecinavi nemiche si rilrovavano alla custodiade’ molini per uso della cillä, spedi molliIegni armali a sorprenderle, alla com-parsa dei quali si died'To i Genovesi allafuga, lasciando le navi in mano dei Ve-neziani , die le mandarono a Venezia aconsohr/ionc del popolo. Riinaneva agliassediali la sola speranza di rieevere soc-eorso dall armata navale, ehe si allestivaa Genova , e dalla gagliarda impressioneche tenlava di fare Francesco da Carrara con le sue truppe di lerra. Giunse in line lanuova flolla eomandala da Marztiffo Doria,ma non appena impegnatasi in una mi-sehia con Vellore Pisani, piegd a velegonfie nel porlo d’ Ancona . Disperati al-lora gli assediati ccrcarono di rendersiai Veneziani oggello di eompassione conreiterate amhascerie. Bispose il Conlariniesser giuslo rqmnessero la loro s|ieranzanella sola clemenza dei vincilori, percheconsapevoli de’ loro (ieri ed ingiusti trat-tamenli, e dell’odio nutrilo contro Vene-zia , non poleano dal loro eanto ripromet-tei'si di ollenere pietä; ma ch’egli accet-lava la dedizione a patto che tutti rima-nessero prigioni di guerra. Tornati incittä gli ambaseiatori, i Genovesi alzaronouno stendardo sul eampanile, indi lo ab-bassarono a significare la caduta dellapiazza. La maftina dei 2U giugno 1380 ildoge culrava in Chioggia a bandiere spie-gate, aceompagnato dallo Zeno, dal Pisanie da altri. Furono 4162 i prigioni geno-vesi , 278 i padovani. Nel porto si Irova-rono 19 galee, due altre affondate, mollihurchi, ed alcune barche cariche di sale,di nmnizioni e di altrezzi. La cillä fudala in custodia a Carlo Zeno , cd essendopoi tornato a Venezia il vecchio doge fra lefestose aeclamazionidel popolo, venneil su-premo generalato conferito a Vettore Pi-sani. A questa brillante viltoria de’ Ve-neziani , lenne poi dietro nell’anno stessola pace eonebiusa agli 8 d’agosto, nella
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