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[Volume primo. Parte seconda.]
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guiderdone la libera signoria della eitta(1358), che dopo un anno passö ad Uber-tino.

Questi i'ieblie Monseliee, dil'ese Monta-gnana, ollennc dai Veneli Castelbaldo eBassano . Muni Este di rocca, ristorö levecc.hie mura, compi il secondo gironedella ciltii, fondd alla Battaglia una segaed un opilieio di carla; edilicossi in Pa-dova splcndida reggia, privilegid le manifatlure di lana , annobiii 1’ Univprsilainvilandovi riputatissimi professori conlarghi stipendj ; ma eonsunto (lalle la-seivie anzi tempo (ini (1348), designan-dosi a succcssore Marsilio Papafava daCarrara , nominalo per la corta lagliaMarsiliello.

Invidioso della scelta il nipote d’Uber-tino, Jacopo, eoneerla eogli amiei di met-terlo a morto. No assalla nottelempo lestanze, scassina le porte, ed eseguiscePernpio progetto. Poi roi sigilü simulandogli ordini del morto, cambia i presidjdelle forlezze, fa dare in mano a’ suoile eastella, inearcera il nipote di Marsi-liello col figlio e con tutti gli aderenti,richiama i banditi, sferra i ladroni. Pa-reano tjuesli presagi assai funesti di reg-gimento futuro. eppure Jacopo s’amicdpopolo e grandi. Favori le leltere, si af-feziono il Petrarca , soccorse i Yenezianinell’ impresa di Zara. 1’ imperatore Car-lo IV nel riacquistare le piazz.e del Ti-rolo, e caro a tulti spirö (1350) sotto i!ferro di Guglielmo da Carrara bastardodi Jacopo 1.

Governarono Padova dopo di lui persei anni congiuntamente Giacomino l'ra-tello e Francesco primogenilo del defuntoJacopo II. Francesco, giovane ardente ebaltagliero, capitanö la lega contro Gio-vanni Visconti, e levö grido di segnalatovalore. Tornato in patvia, sedendo a de-sco collo zio, fecelo arreslare, e mandolloalla torre di Pendiee, poscia di rocca inrocca, finehe in quella di Monselice mori.Divulgö aver Giacomino voluto spegnerloinvidiandone la gloria militare. Entrö poiniediatore fra la repubblica di Venezia eil rc d’ üngheria spintosi allora all’asse-dio di Trevigi, e composte le differenzeattese all’abbellimento ed ai comodi dellaciltä. Sdegnö allamente i Veneli, aven-done violato i confini. A sostegno delfatto brandi arnsi infelici; vinto im-ploro perdono nel veneto senato collavoce supplichevole del figlio, colla faeon-dia di Francesco Petrarca , al quäle, mortopoco dopo nella sua prediletla soliludine

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di Arqiiä, diede il giorno 18 luglio 1374eelebrita dolorosa ed eterna,

Hotta la guerra tra Vcneziani e Geno-vesi ( 1578), meschiovvisi l'indole arri-scbiata di Francesco impaziente della sof-ferla umiliazione. Agevolö a’ Genovesi lapresa di Giiioggia t: strinse Trevigi collegenti di Arqnano Buzzacclierino. Dispe-rando i V eneziani salvarla , dieronla alditea d’Austria beopoldo, il quäle o pa-venlasse il Buzzacclierino o si vedesse amalinc.uore impacciato in guerra Iontana,vendclte la ciltä al Carraresc per 70,000ducati, e Conegliauo. Serravalle, Oderzo ,la Motfa, PortobufTole, Geneda, Feltre ,Cividale cli’erano pure sue proprietä,per 100,000.

Passarono alcuni anni, e gia trovavasiFrancesco involto in nuova guerra controAntonio della Scala, signor di Verona ;ma non e ben certo chi siane stato l’au-tore. Si coinbattc prima alle ßrentelleposcia a Castagnaro, sempre colla rottade’ Veronesi. Frattanto Giovanni GaleazzoVisconti offeriva nlleanza al Carrarese edallo Scaligero. 11 primo l’aveva rifiutatapiii volte. NegoziO il secondo dopo lasconfitta di Castagnaro. I patti riserbaronoVicenza al Carrarese, diedero a GiovanniGaleazzo Verona.

Oppresso lo Scaligero, l’una e l’altracitla si ritenne il Visconti che unitosico’ Vcneziani intimö giieira al suo älleatö.Scarse forze e il disamore de’sudditi re-slavano al Carrarese, ond’ egli, convocatoil popolo, il giorno 2ß giugno 1388 abdicöla signoria di Padova in favore di Fran-cesco Novello suo figlio, e scelse a sog-giorno Trevigi.

Mutatosi il principe le circoslanze delprincipato non cangiarono; lo stesso di-fetto d’oro, d’anni, di consigli, d’ardi-mento. Francesco Novello risolse darsi alVisconti, sperando che la pronta sommis-sione gli avrebbe ottenuto condizioni, senon buone, almeno tollerabili. Gli ordinidi Giovanni Galeazzo lo trattennero inVerona finche Francesco il Vecchio la-sciata Trevigi lo raggiungesse, enlrambiposcia confinö nelle sue eastella lombarde.11 figlio pote fuggirsi dalla cattivitä; la-sciovvi miseramente la vita il padre dopotre anni.

La dominazione di Giovanni Galeazzo si esiese fino agli orli del le lagune, etardi s’accorse la veneta repubblica diaversi procurato un vicino piii inquieto,piü ambizioso, piii formidabile che il Car-rarese non fosse. D’altra parte il Visconti