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[Volume primo. Parte seconda.]
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Vi sono fabbriehe di rappelli, couciedi cuoi e tintorie. Ogni mercoledi vi sitiene mercato, e una liera inollo frequcn-tata nel Junedi dopn la seconda domenicadi ottobre.

Le scuole elementar! sono a carieo dclcomune.

La counnissaria Arrigoni sussidia i ln-sognosi, ed e il solo islitulo di pubblieabeneficenza ch’e nel paese.

E residenza del comuiissario distret-luale seolastico e dell’ ispettore distrel-tuale.

Hannovi buone fabbriehe, lra cni lagrandiosa parroccbiale di S. Giamballisla,ricostrutla non e guari eon disegno diGiovanni Cannella.

La parrocchia di Sanguinetto dipendedal vicario foraneo di Casaleone.

NoTizie storiche. — Sanguinelto , vol-garmente Sanguinis, anticamente era eon-tea e feudo, passato in parle nei Bandaper ragione di Socina Martinengo, niogliedi un Galeazzo di Daniele Banda. Fu tea~tro di perturbazioni militari anliche emoderne, e il suo castello mutö parec-chie volle signore, come vide stragi eprigionie pur troppo conuini ne’ ferocilempi del medio evo. Memorie d’alla an-tichitä, se ve ne furono . andarono puresse, al pari d’allreltante, siuarrite e eon-fuse nella vicendevole distruzione delleeosc. L’ultimo dei Carrara e Polo da Lion,presi da’ Veneziani nel giugno del UOB,mentre da Veronacercavano rifugio in Le-gnago, quivi furono rincbiusi. Nel seltem-bre del 1796, Wurmser batleva a Sangui-nelto Bonaparte , ed enlrava coi soldatitutti sanguiuosi denlro i ripari della forteMantova

SaNGUSME. Frazione del comune edistretto di Monselic-e, nella provincia diPadova.

SANT’ILARIO. Lnogo gia celebre del di-stretto di Dolo , nella provincia di Venezia,posto in riva alBondante,appie.delniarginee dentrola laguna,laddove hanno principiole cosi dette Carene. Avea intorno case ecampi coltivati, una strada coslrulta eondispendio dai Carraresi, la quäle condu-ceva a Padova , e una famosa badia diBenedettini , ov’ ebbero sepoltura cinquedogi, tra eui Vitale Candiano , che, abban-donato il governo, s’ era consecrato allavita monastica.

Ivi scavando un canale fu nel 17K7 di-seoperto uno strato di fango niariao pie-no di ostriche, peltini, ecc.; iudi un se-condo di terra cretosa bianca e durissi-

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ma; poi un terzo di terra vegetabile con-tenente radici c grossi rami di quercianeri com’ebano e quasi torbacei. Su que-sto strato posava un pavimento formatodi larghi maltoni, e poco lungi un altrolavoralo a mosaico. Si rinvennero inoltrernoltissime cinerarie piene di ceneri e car-boni, lialle di cristallo c di terra cotta,legole ed einbrici, su eui slava impressoil nome dcl figulo , eioe Fortis; vasi diterra linti del piü bei colore eorallino,altri vilrei assai bene coloriti, e inonetedi Claudio e d’ altri Cesari. I! piano ovefurono trovate codeste janticaglie stavadue piedi e mezzo sotto l'ordinario livellodella laguna. Ancora nel 1100 esistevanelle vicinanze di questo lnogo la cittädi Abondia, detta anche Uigilia/cd Uli-lia, e lino al IX secolo un lnogo chia-mato Curium cd un altro Aurilia.

Nell’809 il doge Angelo Partecipazio vitrasferi i monaci dell’isola di S. Servolo ,e la badia nuovamente fondata ricevetteil nome dei SS. Ilario e Benedetto, eioedi S. Ilario per una chiesetta ch’ivi era,di S. Benedetto per la regola osservatadai monaci. Nel diploma di questa fon-dazione dicesi che il territorio di San-t’Ilario viene conlinato tra il liume Una ei canali Sctico, Clarino, Gambaria, Avc-sa j Lupa e la laguna; canali, ch’eranorami derivati dal tronco del Brenta diFusina, e lungo i quali stavano moltimulini, donati dal Partecipazio a’monacisuddetti. Esso doge esentö pure la badiadai pubblici pesi, e i regolari daH’obbligodi andare ai concilj di Grado e da ognisoggezione del patriarca e del vescovoolivolense. Giovanni Partecipazio , doge,liglio del precedente, donö al monasleromolti fondi da lui possedutinel Padovano:lo stesso fecero altri cittadini,e Lotario II ,An igo IV, Ottone IV furono ad esso lar-ghi di privilegj. Cosi crebbe in fama e inricchezze, anche per l'esemplaritä de’re-ligiosi.

La vicina borgata era difesa da unatorre, delta perciö torre di Sant’Ilario, eaveva un porto e luogo di sbarco, ollreall’essere centro di grande commercio.Da questo punto cominciava forse la sue-cennata strada che a Padova conduceva,ben diversa dalla moderna di Fusina. SanPietro Orseolo, allorehe intorno al 970fuggi dalle lagune, andö prestamente coisuoi compagni a Sant’Ilario, dove, raon-tati a cavallo, corsero a Padova . Nel Mo-nach poi si legge che nel 1562 certunoche avea rapitola moglie di un altro fuggi