Band 
[Volume primo. Parte seconda.]
Seite
639
JPEG-Download
 

SAN

con ossa a Padova per la via di S. llario.

A questa terra eonvenne spesso portarla pena de’continui dissidj ehe per la di-rezione delle acque del Brenta insorge-vano tra Padovani e Veneziani .

Nel 1145 i Padovanitagliarono il Brenlaal di sopra di S. llario, per cui ebbequesto a soffrire lnollissirao; scoppiö laguerra, e i Padovani, sconfitti, non otten-nero pace se non dopo spedili 1‘2 legatie promesso di rimettere d fiume al snopristino corso.

Nel 1214, per la guerra del castello diAmore (V. Bebf.) soft'ri nuovamente il nio-nastero di S. llario, ed egualmenle pocodopo per la prepotenza del famoso Jacopoda S. Andrea, il quäle pe’suoivizj ridottoa povertä, ed avendo bisogno di denaro,si portö quivi una nolle con una nianodi sgherri, sorprese il monastero, rubö 10mila lire, cacciö l’abate conparte de’ino-naci, parte trattenne e forzö a eleggerealtro abalo, facendo inoltre a questi se-condi pagare 800 lire. Rubö pure gliarredi e la inobiglia : insomma diserlö ilmonastero.

Nel 1280 se ne impadroni Eccelino, epresidiollo con tedeschi e vicentini, fincheil doge Tiepolo vi spedi il proprio figliocon buon numero di truppe, le quali sca-larono un forte ivi coslrutlo dal liranno,lo deinolirono e ricuperarono il mona-stero.

Altri guasti ebbe a palire e di nuovecontese ad csser teatro negli anni 1504,1512 e 1550.

Nel 1562 il Carrarese pretendeva fossesuo, ma in breve acquetossi.

Nuovi dissidj lo desolarono negli anni1578 e 1579; e tale frequenza dimolesticfece a poco a poco disertare si il mona-stero come la borgala, tanto piü che an-cbe l’aria erasi di giä falla morbosa; delche accagkmavasi sopratullo il ramo delBrenla detto Una , il quäle con le suetorbide faceva di S. llario un luogo palu-doso e malsano. E tale era giä nel 1445quando lo descriveva il vecchio MarcoCornaro , deplorando che una terra si ce-lebre fosse ridotta ad un piccolo mucchiodi ruderi e d’erbe.

(V. Temanza, Disserlazione sopra l’an-ticbissimo territorio di S. llario, ecc. Ve-nezia , 1761).

SAN LAZZARO. Isoletla delle lagunemeridionali di Venezia , presso la riva sci-roccale del canale di Lazzaretto vecchio ,600 passi ad ostro dall’isola di S. Servi-lio ed altrettanli a ponenle dal lido di

SAN* 659

Santa Maria Elisabetta. Ha circa 500passi di perimetro.

Diffusasi per Venezia , nel secolo Xlf,la lebbra, conlratta da coloro, che, o persentimento di religione, o per cagione ditralfichi, frequentavano Soria e Palestina;malattia che chiamasimal di San Lazzaro;fu nella parroccbia dei SS. Gervasio eProtasio destinata una casa ad accoglieregl’infermi. Quella casa diede il noaie aduna corte, che lutlavia le rimane.

11 porre sotto la tutela di S. Lazzaro ilebbrosi e gli spedali, nacque forse dalconfondere che fecero le pie genti il fra-tello di Maria e di Maria risuscitato dalRedentore, col mendico della parabola.

Ora non bastando 1' angusto ospizio almolto bisogno, Leone Paolini ebbe nel1182 in dono 1’ isola da Uberto abate diS. llario, cui rimase il diritto di eleg-gere i priori del luogo e fondovvi unachiesa in onore di S. Leone papa ed unospedale.

Dai malati poi che quivi si ricovravano,1’isola s’intilolö di S. Lazzaro.

Cessata nel 1479 quasi del tutto la ma-lattia , altri infelici v’ebbero asilo, spe-cialmente accattoni inferini; i quali trasfe-riti in Venezia nello spedale dei Mendi-canti, 1’isola nel 1717 era all’intutloabbandonata.

Ma un uomo nalo in Sebaste d’Arme-nia l’anno 1678 e acceso di santo fervore,avea divisato ricondurre la propria na-zione all’unitä delle religiöse credenze ,mancata fra’suoi, colpa, piü che altro ,l’ignoranza. Quest’uomo degno era il Me-chitar.

Intento a diffondere fra i suoi 1’utileislruzione, propose di servirsi a tal finedi un corpo monaslico, il quäle apposi-tamente institui, e venne poscia modifi-cando sulla regola di S. Benedelto, piut-tosto che su quella di S. Antonio com’eradapprima.

Volle inoltre che siffatta comunitä sipiantasse in parle dove con facilitä pro-fittare della europea civillä e trasmet-terla alla propria nazione contemperataall’indole e a’piü speciali bisogni di que-sta. A ciö scelse dapprima la cittä di Mo-done nella Morea; ma ricaduta la peni-sola nella mani de’Turchi, eonvenne pen-sare ad altro luogo.

Ed ecco 1’isola di S. Lazzaro che, ce-duta essendogli dalla repubblica , tornöopportunissima al suo disegno.

Ristorö quivi o quasi rifece chiesa eeonvento e di pianta eressevi il campa-