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[Volume primo. Parte seconda.]
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La casa Colloredo, un tempo Valvassoridi Maniago , in borgo d’Aquileja, e fab-bricata sulla strada, in modo semplieis-simo, con bugne e porte schiette di belleforme; ma non si e alzata oltre il priniopiano e l’abitazione stendesi nell’interno.Varie stanze erano dipinte da Giovannida Udine . Oggi perö, tranne il compar-timento di un soffitto, invano si cerca ilrimanente.

Nel Mercato Vecchio il casamento Sa-batini e oggetto d’ attenzione per le ma-gistrali pitture del Grassi, che tutta necoprono la facciala; come rimpetto aS. Cristoforo e degna d’ osservazione1’ umile casuccia, N. 1849, per un frescocoli’ Epifania c con un fregio di figuredi varia etä. Sotto aveavi , si dice, unadonna ignuda. Ma parecchi anni fa, unozelante autorevole religioso considerö checiö mal s’ addiceva al rimanente dellasacra istoria e operö in guisa, che le sidesse di bianco senza pietä. Del restopoco ha 1’ arte perduto s’ ella soinigliavaalle altre pitture, poiche il disegno diquestee disuguale c meschino, quantunqueil colorito sia bnono.

Nella famiglia Caiselli, nella piazzastessa di Mercato Vecchio, trovasi nnaraccolta da cui s’ impara a conoscere idue piltori padre e tiglio Carnei : quivisingolarmenle fannosi ammirare i ritrattidi due vecchi.

Indi a pochi passi sorgono i due pa-lazzi Antonini, il primo di semplice ar-chitettura, bugnato nel primo piano, diignoto maestro, il secondo deH’immortalePailadio, rimasto perö imperfetto, destinoa cui soggiacque gran parte delle operedi si famoso architetto. In quest’ ultimoe da vedersi 1’ attico appartamento, doveson di recente dipinti egregiainente afresco da Odorico Politi , alcuni fatti digreca storia. La sala e condotta a frescocon figure e putlini alla maniera delQuaglia, ma d’ uno Stile piü grandioso epiü scelto. Porta in lettere majuscole1’iscrizione Martinus Fischer pinxit 1702.

Piü innanzi, verso il borgo di Gemona ,al N. 1554 havvi la casa di Giovanni daUdine , da lui con istucchi al di dentro,eal di fuori con istucchi e pitture, adorna.Qui vicino e da vedersi la nobile abita-zione de’ conti Florio per la sceltissimae ricca libreria erötta con idee veramenteprinoipesehe; in cui oltre le stupenderaccolte di opere classiche, sono da am-mirarsi parecchie edizioni del secolo XVed alcuni codici preziosissimi,

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In faceia e la casa Berluzzi, dove tiferma lo sguardo una interna porta scol-pita nei buoni ternpi, d’un lavorio sem-plicissimo , ma tale da non potersenedesiderare il piü vago.

Nella contrada di Porta Nuova il N. 187e decorato da una Madonna a fresco,unica opera di Bernardino Blanceo.

Per lavori del Quaglia sono rinomatefra I’ altre la casa Deciani in borgo diAquileja , Mantica presso il Duomo , inPoscolle Maniago e finalmente Antoninidi patriarcalo.

Teatro. Surse nel 1770 sui fondi Sa-vorgnani, avendo in esso lavorato unoscuro architetto e il pittore DomenicoFossali. Ma con l’andare del tempo , eraffinandosi sempre piü il gusto si conob-be ch’era difettoso, e per impulso delzelantissimo preside Pietro Canal, nel 1795fu rifatto di pianta con la direzione delvalente architetto Antonio Mauro , e ab-bellito dall’ ingegnoso pennello di Gio-vanni Battista Canal . Per altro le pitturedi teatro non essendo imperituve, conven-ne non e guari farlo ridipingere da Giu-seppe Borsato e dal figurista SebastianoSanti , per cui fu reso elegantissimo edegno di gareggiare con quelli d’ altrecitta.

Piazze. Scendendo dal castello si pas-sa per un maestoso arco dorico, nel 1886eretto dai friulani riconoscenti a Dome-nico Bollani, che nel suo governo erasidistinto in occasione di pestilenza e disedizione. Sopra il inedesimo apparivafieramente assiso il leone, che gli davauna forma piramidale. Quest’ arco e ce-lebratissimo, essendone, giusta il pareredegl’ intelligenti, autore il Pailadio. Diqui s’ apre l’ingresso alla piazza dettaContarena dal luogotenente GirolamoContarini. Di questa piazza, prestante persituazione e per arte, fu posta con grandesolennitä la prima pietra nel 1830, e dueanni dopo venne essa allargata dietro isuggerimenti del duca d’Urbino generaledella Repubblica , il quäle allora col suoarchitetto e ingegnere trovavasi in Udine .Le due statue, l’una detta Ercole, l’altraCaco , fatte pel magnifieo palazzo DellaTorree qui l’anno 1717 trasportate, met-tevano in mezzo 1’ antenna che giusta ilveneto costume alzavasi nelle cittä delloStato. Chi di queste sia l’autore e ignoto;il lavoro b grossolano, ma bene intesolo Stile, avvegnache pesante. Le due co-lonne corintie reggevano, l’una il leone,ora demolito, l’altra la Giustizia, di Gi-