Band 
[Volume primo. Parte seconda.]
Seite
762
JPEG-Download
 

762 UDI

vidalc, e quivi, prima di progredire, sta-bil! una reggenza lasciandoviGisulfo suonipote col titolo di duca, e codesto fu ilprimo ducato de’ Longobardi nel Friuli ,non giä quello di Udine , come scrisseVettore Sandi. 1 conlini prescritti dal reAlboino al ducato friulano furono in lun-ghezza dalla Livenza aU’Isonzo, e in lar-ghezza dali’Adriatico ai monti del Carso .Prosegui quindi Alboino Je sue conquiste,e fondö il regno longobardico eleggen-done capitale la citlä di Pavia .

Nella provincia friulana continuaronoa dominare i duchi della stirpe di Gisulfoinfino a che fatto prigione dai Francesi l’ultimo re de’Longobardi Desiderio (774),dovette la provincia medesima passaresotto lo scettro di Carlo Magno , che neinvesti Rodgando; ma costui essendosiribellato, fu vinto ed ucciso dai Francesi ,e Carlo Magno recossi allora nel Friuli a pigliarne in persona il possesso. Inquesta circostanza l’imperatore divise laprovincia in quattro porzioni, affidandolea quattro signori detti Comites , ossienoConti, presieduti da un duca francese ,Enrico, il quäle sconfisse gli Unni cheaveano tentato d’insignorirsene, e penetronella Carintia r nella Stiria , il perchequeste regioni furono aggregate al ducatofriulano .

Ad Enrico ,succedette Cadolao, frainmi-schiatosi nella guerra di Pipino contro iVeneziani, indi a poco l’imperatore Lo-dovico 1, impadronitosi della provincia.ne aflidö il governo a dodici conti; aiquali quarant’ anni dappoi (876) sotten-trö Berengai io, eletto duca da Lodovico II,ma in seguito, fattosi costui re d’ Italia ,e lasciato senza duca il Friuli , i patriar-chi d’Aquileja , posero se stessi a capodel governo con lo scopo di ricattarsi delperduto predominio.

Il patriarca Paolino II avea ottenuto daCarlo Magno verso l’anno 791 la dona-zione di alcune castella e lerre del Friuli ,non ineno che dell’ Istria e de’Norici do-nazione confermata poscia da Lodovico,da Lotario e da altri iinperatori. UccisoBerengario in Verona , i patriarchi profit-tarono, secondandole, delle turbolenzescoppiate nel Friuli , per ampliare i loropossedimenti. Calö indi a poco in Italia l’imperatore Ottone I , e la divise in do-dici Marche una delle quali fu il Friuli ;ma consentito avendo che si reggesseroda se stesse, tolta qualunque soprainten-denza de’marcnesi o de’conti, i patriar-chi suddetti ritorsero in proprio utile la

UDI

libertä lasciata al Friuli , di cui era dive-nuta ornai capoluogo la cittä di Udine ,allorquando Ottone II investi di Bugia ,Fagagna, Bracciano e d’altre castella, Ro-doaldo, poi patriarca.

Anche 1’ imperatore Ottone III fecegrandi donazioni ai prelati d’Aquileja ,ma Ie piü ragguardevoli furono quelledi Corrado, il quäle nel 1029 investi delducato friulano c del marchesalo del-l’lstria il celebre patriarca Poppone , acrenemico del patriarcato di Grado. Cosi que-sta provincia soggiacque al dominio tem-porale dei patriarchi, i quali le furonocagione di gravi danni per le contese daloro avute coi Trivigiani, Cenedesi, Pa-dovani , Bellunesi ed altri popoli dellaMarca, non meno che coi conti di Go-rizia.

Nel 1258 il patriarca Berloldo fu mo-lestato dai feudatarj delle provincie delFriuli e dell’ Istria, come quelli che peressere nelle rispettive investiture inseritala clausola con ogni ragione non vole-vano derogare dalla suprema autoritäloro riserbata sopra i singoli feudi; mail patriarca, portatosi a Brescia , dove al-löra trovavasi 1’ imperatore Federico IIoperö per modo che costui dichiarasseirrila e nulla cosiffatta interprelazione.

Intanto la cittä di Udine ampliata d’as-sai e popolata da numerose cospicue fa-miglie d’ Aquileja e d’altri paesi, e giacinta di mura dal patriarca RaimondoTorriani (1275), continuava dopo questiad essere la residenza dei melropolitiaquilejesi.

Nel 1358 il patriarca Bertrando ac-crebbe il corpo del Consiglio di Udine consenlendone l’ingresso ad uno per ca-sato d’ogni classe di cittadini, e questofu denominato Consiglio in strengo ,(Aringo) ove distribuivansi gli ufficj etrattavansi gli affari della cittä sotto lapresidenza d’un capitano, ch’era in certomodo il luogotenente del patriarca. Il fa-vore accordato da Bertrando alla cittä diUdine cagionö gravi dissidj fra i nobilifeudatarj della provincia , i quali ricor-sero al conte di Gorizia e lo indussero adimpugnare le armi.

Egli infatti s’iinpadroni di Savorgnano,Fagagna, S. Daniele, S. Vito, Tricesimoe tentö anche di batter Udine e Gemona ,ma vinto in una battaglia perdette gliacquisti.

Indi a non molto si rinnovö la guerraessendo assistito il patriarca dalle forzedeU’imperatore Carlo IV , furche intromes-