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[Volume primo. Parte seconda.]
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Marzio, l’altra sulla strada che dal Daziodl Porta S. Lucia conduce al borgo Sroffae alla Madonna di Arezzo , alle qnali nonpuo negarsi d’esscrc meno salure di so-stanze eterogenee che quelle raccolte neipozzi, c piü inipregnate di aria, perchescorrenti; ma d’altra parle sono ben pie-cola cosa in confronto dei bisogni dellapopolazione (Rossij Memoria sulle acquepotabili di Vicenza. Padova , 1830). Le al-tre dei pozzi sono pesanlissime, poco ae-reale, di tarda ebollizione; e bollile chesiauo, perdono parte della loro fra-sparenza, e spesso diventano lattiginose.11 fondo calcario-marnoso in eni sonoscavati qnesti pozzi, somministra all'acquauna copiosa quantilä di calce in variostalo salino e di muriato o di solfalo odi carbonato, la cui presenza ognuno pnöriconoscere con Luso dei chimici reattivi.

In ogni tempo c stata magnificata labontä dell’acqua che si beve in Ve-rona ; e forse con piü cognizione di causalo e ai nostri giorni, ne’ quali la chimicapole meglio svciare le eccellenli sue qua-litä. Difatto l'acqua dei pozzi di Verona deriva in parte dall’ Adige : e in parte dalontane sorgenti, che, bene incanalate,giungono alla cittä spoglie quasi affattodai sali superilui e pregne di aria.

Dal villaggio di Avesa trae origineuna sorgente che per via sotterranea sidivide in piü rami, uno de’ quali formaquel grosso gelto d’ acqua eh’e nel mezzodella piazza delle Erbe, menlre altri getliservono ai bisogni dei niacello; ma cosiquesta come 1’ altra che deriva dal Mon-torio, giungono alla cittä troppo insu-diciate per servire di bevanda. Al Mon-torio, villa che fu degli Scaligeri , vi sonocopiose vene d’acqua dolce raccolte entroun ampio bacino; e queste pure a luogoa luogo si veggono ad arte incanalate eraccolte per gli usi domestici della cittä,da cui distanno circa tre miglia. Esami-nate queste sorgend sul sito, furono tro-vate sopracariche di bicarbonato di calce,ovvero di quel sale ch’esse perdono nellungo tragitto da Montorio a Verona . Lepolle che si elevano dal loro letto ghia-joso sono dotate di una forza abbastanzagrande per rimuovere i piccoli sassoliniche sono sul fondo e la porzione di saleche quivi abbandonano e sufficiente perlegare insieme i grani di sabbia e for-inare ad un tempo alcuni conglomerati.Codeste polle, innalzandosi con impetoa traverso la gfciaja, aprono 1’uscita adun gas il quäle si rimescola col liquido.

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e giunge con esso fino alla superficie ;poi si risolve in gallozzolette, che sidanno a conoscere per acido carbonico.Ciö e quanto fu osservato dall’ esimioprofessore Latullo,

Ora meitiamo fine ai cenni sulle mi-niere dicendo alcun che delle torbe.

Le torbe dello Stato veneto si trovano,come tutte le altre dell’ Europa , nei bassiterreni, dove o stagnano futtora, o anti-ramente stagnarono acque palustri; efrequentissimi sono i luoghi nei quali apochi palmi sotterra esistono depositipiü o meno ricchi, ma quasi dappertuttoneglelli, di questo utile eombustibile.

Buoni tratti di terreni torbosi esistonoallresi nei paesi molto elevati dei Cado-ririo , come per eseinpio, non lungi daBorea verso Peajo e «eile vicinanze diS. Anna di Zoppe. dove bene spesso , acagione delle acque piovane che vi si fer-mano, e impedito ai proprietarj di met-tervi 1' aratro e di adoperarvi la falee.

Piü frequenti pero e piü vasti sono idepositi di torba che qua c colä si os-servano nella provincia di Udine , segna-tamente nelle valli piarte spalleggiate damonti poco elevati e nelle pahidi poco onulla suscettibili di coltura. — VediUmxK.

Olfre Piave , al sud e sud-est di Bel-luno, hannovi molti terreni paludosi, cheformavano un tempo il fondo di qualchestagno o lago d’ acqua dolce , dai qualispuntano solamente erbe di magra pa-stura, piü acconce a dar letto che ciboal bestiame.

Tali sono le hasse praterie di Castel-daivlo, quelle della Villa di Santa Luciane’ dintorni di Mel, le altre di Modulo ,di S. Pietro Milonzo , di Visomelle , deiPrato della Fiera e per ultimo le paludidella Secca , delle quali il signor Geradi Conegliano migliorö d’assai la condi-zione. La grossezza dello Strato terroso-vegelale che ricopre la torba e varia ,mostrandosi sempre maggiore nei pianipiü prossimi ai monti , in causa dellaghiaja e dei limo che giü vi conduconole acque piovane.

La tinta predominante della torba eun bruno di cioccolata, che diventa piüchiaro per mezzo dell’ essiccazione. Vi siveggono per entro frammenti di canna edi carice misti a foglie di altre piantepalustri che appartengono a specie pro-babilmente identiche a quelle che cre-scono tuttora negli stagni vicini. Talvoltain unione a questi frammenti trovansi