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ramoscelli e strobili di pino in istaloquasi naturale.
Un’ altra torba vedesi nelle vicinanzedi Yisomelle, nia di qualitä molto infe-riore a quella che s’ incontra al Pratodella Fiera, luogo poco distante dallacittä di Belluno , la quäle si avvicina percerti riguardi ad una specie di torba ,cui fu aggiunto da Tondi 1’ epiteto dipapiracea. II suo colore e bruno nerastro,con qualclie sfumatura di giallo sucido:quando e asciutta acquista un aspettograsso e si divide in isfogli orizzontali,senza che si possa conoscere a quäl ge-liere di piante debbonsi ragguagliare leparti ond’e composta. Questa torba , in-vece di occupare il posto di mezzo fra ilterriecio vegetale della superficie e l’ar-gilla inferiore, comparisce incassata den-tro la massa argillosa.
Quantunque molta terra sia mescolalaalla torba di cui parliamo, essa arde non-dirneno senza risohersi in frantumi enianda una tiamnia un po’ cerulescenle,accompagnata da vapori piuttosto ingratiall’odorato, de’quali potrebbesi spogliarlamediante la carbonizaazione.
Nella parroccliia di Castione, 2 migliaal sud di Belluno , c’ e un vaslo tratto dipianura, circoscritto per un verso daicolli di Fiubane e per 1’ altro dalle brevieniinenze della costa , dove il combusti-bile si manifesta an che esterionnente ,quando pel caldo della stagione estiva icanali scolatorjche si trovano rimangonoscarsi d’ acqua o asciutti del tutlo.
La torba della costa e un impasto diradici, di erbe e di frustoli legnosi mi-sti a poca terra ed ha l’altezza di circatre piedi. Il fondo sopra il quäle appoggiae un’ argilla bianchiccia , compenetratadall’ acqua e piena zeppa di conchiglielacustri.
Non mancano nel Bellunese gli am-massi di torba legnosa, simili a quelliche si osservano nelle alluvioni delle al-tre provincie dello Stato.
Lungo i margini del Gresal v’ ha undeposito ben grande di tronchi incarbo-niti, ricoperli da una specie di belletta,entro cui il signor de Fach trovö guscidi bivalvi d’acqua dolce. Anche negliscavi che si sono falti per allargare lastrada che da Belluno conduce al nuovoponte eretto sull’Ardo furono veduli spor-ger dal terreno alluviale ciottoloso grossie lunghi tronchi di alberi squadrati dallascure e posti molti secoli addietro inquel sito per riparare ai guasti del tor-
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renle, che allora correva piü alto. Questitronchi immersi nella sabbia, e ricopertida una congerie di ciottoli colä traspor-tati dalle antiche inondazioni dell’Ardo,si sono ridotti a cosl molle pasta da la-sciarsi tagliare dalla zappa senza la mi-nima diflicoltä.
Questo fenomeno e famigliare nellepaludi Euganee, dove s’ incontrano tron-chi rammolliti, che conservano nel lorointerno , linche rimangono sotterra , ilcolor naturale e imbruniscono poi alcontatto dell’ aria.
Il bacino compreso fra le radici orien-tali dei colli padovani e il canale navi-gabile dalla Baltaglia a Monselice, rac-chiude sotto di se vasti aggregati torbosi,de’quali vennero dal Fortis individuatele qualitä e l’estensione.
Lo stralo paludoso, che ricopre la torbaeuganea nella parte piü lontana dai montie dal liunie, non suole aver inai piü d’unpiede di grossezza; spesso ne ha meno,e la torba spunta quasi a fior di terra,oppure si lascia scoprire pochi pollicisotto il terriecio limoso della superficie.
Allo slesso livello della torba , ma piüvicino ai colli che al fiunie, trovansi ve-stigia di una gran selva d’alberi resino-si, di cui spuntano i pedali, tuttavia durie sani, fra l’erba dei terreni piü depressidi questo grande bacino.
Alcuni fra i tronchi piü vicini alla su-perficie appajono cosi molli, che si pos-sono modellare fra le dita; laddove glialtri, che giacciono sepolti ad una pro-fonditä maggiore di tre piedi, sono tuttisolidi e suscettibili di lavoro.
Tali sono le querce di mole gigantescatrovate nel 1841 a cinque piedi di pro-fonditä nelle sabbie fluviatili di Perarolo,non lungi da Ponte di Brenta, le qualiper la nerezza e consistenza loro, si ven-dettero a prezzi molto elevati.
Dagli esami che si possono istituiresopra la torba euganea si deduce che ven’ ha di tre sorle.
La prima, riputata la migliore, ha latinta di foglia secca, ede composta d’unainfinitä di fusti intrecciati insieme, e dipoca terra , che la rende mediocrementepesante.
La seconda, allorchü sia asciutta, haun colore nerastro e la tessitura sfoglio-sa; ed esposta al fuoco brucia piü difli-cilmente che la prima.
La terza si mostra affatto terrosa, eposta sulle brace, esala un fumo che ir-rita gli occhi e la gola.
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