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[Volume primo. Parte seconda.]
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tansi sopra barche pei canali. Pel Ira*sporlo delle persone servono invece legondole , barchelte leggere, snelle e co-modissime, in parte coperte, celebrale datulli i forestieri che sono stali o si re-cano a Venezia .

Delle migliaja di contrade che figuranonella pianla di questa cittä , ben pochepotrebbono citarsene che non presentinola prospettiva di uno alnieno dei nume-rosi edifizj che in essa gareggiano digrandiositä, d’ eleganza e di quello slo-rico interesse, ch’ e connesso con la me-moria dei loro fondatori. Chiunque visitala singolare Venezia , anche dopo vedutele piü cospicue capitali d’Europa , non puösottrarsi alla maraviglia nel lrovare unapopolalissima cillä uscente quasi dal se-no dell’onde con nobili e sontuosi fab-bricati che stendonsi in ben ordinale filelungo le varie piazze ed i primarj canali;al che deve aggiungersi la copia quasiincredibile di preclari monumenti dellearti belle cb’essi fabbricaii racchiudono.A buon dirilto dunque di lei canlö ilSannazaro :

Si pclago Tybvim prrcfors, urbcm aspice ntramque:

Dlam (Koma) homines dicos, hanc posuisse Deos.

E l’Alfieri, senza punto d’arcadica sdol-cinatura:

Ma la cittä cbc salda in mar «’ imbasaGiä s’ apprescnta agli avidi miei sguardiK iu’ ha d’ alto stupor 1‘ anima invasa.

Benche la cilta sia aperta, nondimenola rendono fortissima oltrecche la difli-coltä di navigare le aeque che la circon-dano, qualora si togliessero i segnali chetracciano ai navigli le direzioni, anche leopere di difesa che custodiscono la Iaguna,fra le quali e ragguardevolissimo il beicastello di S. Andrea, egregio lavoro deiSammicheli , che principiato nel 1848 ecompito nel 1871, torreggia all’imbocca-tura dei porto di S. Nicolö dei Lido, pre-sentando cinque facce con quaranta can-noniere. Contribuiscono eziandio alla di-fesa di Venezia e alla sua sicurezza dalleinondazioni le scogliere artificiali delleMurazzi (V. Chioggu ) e il castello diS. Pietro eretto sulla punta seltentrionaledi Pelestrina.

Gettato cosi un rapido sguardo sullatopografia della cittä, imprendiamo ora adescriverne le cliiese, gli edifizj pubblici,queiprivati, e quant’altro di piü ragguar-devole in essa si aminira.

Edifizj sacki. _ Basilica di $• Marco-

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La sua origine si confonde con quelladi Venezia. Dicesi che Narsete , visitandole lagune 1’ anno 882, vi ergesse un tem-pioa S. Teodora, appresso il quäle AngeloPartecipazio , tosto che l’anno 810 od 811fu eletto doge, fece fabbricare il palazzoducale. L’anno 827 ßuono Tribuno daMalamocco e Ruslico da Torcello , perfuggire il castigo di aver navigato inEgitto contro gli ordini dei doge, trafu-garono il corpo di S. Marco che si con-scrvava in Alessandria e lo recarono aVenezia . Il doge Giusliniano Partecipazioordinö allora l’erezione di una chiesa perriporvi la salma tutelare, la quäle infaltivenne chiusa in un'arca di bronzo e inu-rata entro un pilaslro. Circa un secolodopo il doge Pietro Orseolo I feceristau-rare e adornare la chiesa, ordinando chela pianla ne fosse piü ampia e magnificae contribuendo all’ uopo le proprie ric-chezze. Ma il vero luslro della stupendabasilica ineomincia dall’anno 1071, nelquäle il doge Domenico Selvo posemanoa farla incroslare di marmi prcziosi e diammirabili musaici. Quanto al tempo dellasua consecrazione, gli aulori sono discordi:alcuni la riportano al 1083, allri al 1084,altri al 1094, allri fmalmente la protrag-gono fino al 1111.

La basilica di S. Marco, essendo il luogodove si adorava la Divinilä, si trattavanogli affari dei comune, si deliberava dellaguerra e della paee e si ricevevano gliambasciatori, divenne scuola, nntseo egalleria nazionale; il che spie^a la stra-nezza, la diversitä e la infinita degli or-nainenti di ogni genere, di ogni rito, diogni coslume, di ogni lempo in essa col-locati.

La sua icnografia e una croce grecache arieggia la forma delle sale ad oecidelle terme antiche.

Non e allrimenti una iniilazione diSanta Sofia di Costantinopoli ; si bene inmolte parli si accosla alla forma dellecliiese bisantine, e specialmente a quelladella Madre di Dio a Costantinopoli .

Se ne ignora l’architetto.

Fra l'interno e l’eslerno vi si contanooltre 800 colonne di porfido, di verdeantico, di serpentino, di cipollino, di rossoantico e d’ altri de’ piü pregiati marmigreci.

La sua lungliezza, compreso il vesti-bolo, e di metri 76. 80, la larghezza, allafacciata metri 8 t. 80, alla crociera me-tri 62. 60, la periferia metri 330. 80.

La facciata principale mostrasi condotta