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[Volume primo. Parte seconda.]
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rappresentante la morte (lella Vergine,bassorilievo messo ad oro e a colori, d'i-gnoto del secolo XIV; l’epigrafe sopra unlistello di marmo greco, ricordante l’ere-zione del monastero di S. Daniele, fattasinel 1158; la iscrizione del sepolcro diFrancesco e Jacobello del Fiore , pittoriveneti, morti l’uno nel 1533, l’altro nel1/(46; e per ultimo il monumento sepol-crale di Carlo Ridolfi , autore delle vitede’pittori veneziani , e pittore lui stesso.

Contiguo al chiostro e un magazzinodove si e collocato il museo slatuario, Quipure fra’ pezzi allastellativi, citiamo quelltpiü degni d’osservazione, cioe: la statua,maggiore del naturale, di Tommaso Ran-gone da Ravenna , del Vittoria: la coro-nazione della Vergine, bassorilievo delsecolo XV; la statua genuflessa del dogeAgostino Barbarigo , egregio lavoro delprincipio del secolo XVI; il San Giorgio,statuina lombardesca del secolo XVI:

10 stipile della porta di Bajamonle Tiepolo,

11 cui palazzo fu demolito per decretopubblico nel 1314; il S. Andrea, basso-rilievo del 1362; l’antico lorso di statuavirile, in marmo greco; la bell’ara bac-cbica con magnifici encarpj, provcnienleda Burano e quindi probabilmenle da Al-tino; inline un busto civile greco di beicarattere.

L’ampia maestosa scala,cliemclte ailocalidel seiniuario, venne architettata dal piüvolle nominalo bongbena. Di fronte a chiI’ascende e il busto del cardinale MarcoBarbo , bassorilievo lombardesco del se-colo XV.

La Pinacoteca di cui va ricco questoistitulo, fu ad esso legata dal generaleFederico Manfredini, morlo nel 1829. Frai dipinli piü degni d’osservazione che ivisi ammirano, vuolsi nolare il ritratto del-F Aretino , di Tiziano, la testa del de-collato Battista, di Alberto Diiror , laSacra Famiglia con suonator di chitarra,tavola di Leonardo Da Vinci , l’Annunciatadi Daniele da Völterra, la Vergine colBambino, di fra Bariolomeo Dalla Porta,e la Deposizione dalla Croce, tavola dellascuola del Perugino .

L’atrio del refeltorio e adorno d’ unlavatojo lombardesco leggiadrissimo, del1532. Nella biblioteca (di cui parleremopiü sotto) si conservano una stela conepigrafe a Gajo sacerdote de’ grandi DeiCabiri, e la iscrizione su quattro facce diun parallelepipedo in onore di DionisodoroAlessandrino. In un andito non lunge diquivi son d’ammirarei busti di Apollonio

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Massa, Carlo e Pietro Zen, terreeolte diAlessandro Vittoria .

Il seminario ha pure una collezione distampe ed un buon medagliere, che sidistingue per una serie non comune dimonete e medaglie venete.

S. Moise. Dicesi eretta nel secolo VIIIe dedicata al martire S. Vittore. Riedilicatadopo un incendio del 1105 e consacrataal santo profeta Mose , sussistette lino al1632, nel quäl anno minacciando ruina sidestino di atterrarla e rialzarne una nuovadalle fondamenta. Girolamo Fini legavanel 1668 la soinma di 30,000 ducati per-che se n’erigesse la bruttissima facciat.a,culmine d’ogni follia architettonica, ovela poverlä dell’ ingegno e del senso co-mune cerca indarno palliarsi d’inteinpe-ranli ornamenti. Architelto di questo ca-polavoro del baroccume fu AlessandroTremignan, scullorc un Arrigo Merengo,che nulla seppe fare di non detestabile.

Nell’ interno pochissimc opere son darilevarsi. Fra quelle di pittura notiamol’ullima Cena di Palma il Giovane, il La-var de’piedi di Jacopo Tintorelto, e laInvenzione della Croce di .Pietro Liberi.Fra quelle di scultura, il parapetto cheorna l'allare della sagreslia, figurante lasepoltura di G. C., operossisiino getto inbronzo di Giovanni Chenet e MarinoFeron francesi , sul niodello di Nicolo eSebastiane di Nicolino Roccatagliata ge-'novesi, eseguito nel 1633.

Sul pavimento nel uiezzo della chiesae il sigillo sepolcrale di Giovanni Lawscozzcse fondatore in Francia della bancareale per l’emissione di carta-monela, emorlo in Venezia nel 1729 pressochenell’indigenza.

S. Lazzaro de’Mendicanti. Si niuröquesta chiesa e l’ospitale ond’e fiancheg-giata sul modello di Vincenzo Scamozzi fra il 1601 e il 1636. L’ospedale vennepoi ampliato, come vedremo in appresso,coli’aggiungervi la soppressa scuola diS. Marco. La facciata, poco lodevole imi-tazione di concello paliadiano, venne al-zata nel 1673 dall’architetto Giuseppe Sar-di. La chiesa e preceduta da un atrioquadrato che serve d’ingresso a due cor-tili. Fra le cose d’arte degne da notarsiosservasi il mausoleo di fino marmo in-nalzalo al procuratore Alvise Mocenigo sul disegno del mentovato Sardi e adornodi statue di Giusto Le Court e di Giu-seppe Belloni, nonehe d’altre quivi tra-sportate di Candia, i cui abitanti aveanoeretto nel 1650 un momunento a quel