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zioni jeratiche del loro culto. Sopra laporla laterale a destra sorge il mausoleodi Gabriele Severo , arcivescovo di Fila-delfia, morto nel 1616. Ne diede il dise-gno Baldassare Longhena .
Si conservano in qnesta chiesa un pa-piro ravennate del 883 e tre evangelarjgreci del secolo X.
Il Campanile, costrutto fra il 1587 e il1592 , e lodata opera di Bernardino (Un-garin, dirella da Simeone Sorella.
Oinmettiamo di far parola d’altre chieseperche o soppresse o poco importanti sirispello alla storia che all' arte, od anclieperche appartenendo alle isolette circo-slantia Venezia (coine la Giudecca , S. Gior-gio maggiore , S. Gemente, S. Lazza-ro, ecc.) le abbiamo descrilte sotto lavoce denominativa delle isolette medesi-ine. Bens: voglianio elendere il presentearlicolo sugli edifizj sacri, col dire aleunche della soppressa chiesa de’Servi.
Di questo insigne tempio, muralo nellostile archiacnlo, dal 1318 al 1530 , nonreslano in piedi che poche rovine, dellequali la piü pitloresca e la porta vicinaal contiguo canale. La decorano arcliiconcentrici a strati alterni di pielra istria-na e di broceatello; e snirailo fiancheg-giala da dne colonnelte destinate forse areggere un coperto; e racchiude un arcosemicircolare con nieandri ornati d’ani-mali, avanzo di costruzione piü anlica.
De’molti e stupendi mausolei che l’ab-bellivano ricordianio i due del doge An-drea Vendramin e di Verde Dalla Scala,ora nella chiesa de’Santi Giovanni c Paolo,1’ allro dell’ ammiraglio Emo, che abbia-mo veduto a S. Biagio, e quello del dogeFrancesco Dona , trasportato a Maren pres-so Conegliano .
Nel refeltorio del convento annesso eraun tempo il gran quadro di Paolo Vero-nese rappresentante Gesü in casa del Fa-riseo; che fu donalo dalla repubblic.a alre di Francia Luigi XIV.
L’ordine de’Servi introdotlo a Venezia nel 1316 e, piü che per allro, mernora-bile , perche d’ esso usci quell’ ingegnopotente del Sarpi. In riconoscenza de’ser-vigj resi alla repubblica da fra Paolo ,il teologo dello Slalo si scelse dai rego-lari di quest’ ordine per oltre un secolo.
Edificj pubblici. — Palazzo ducale . Unadelle piü insigni produzioni dell’ archi-tetlura ogivale, stupenda, niaestosa, ele-
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gante raole che sopravvisse all’urto dinove secoli, e che da sola basterebbe, ovealtro non fosse, ad attestare la polenza,la gloria e lo splendore della venezianarepubblica.
La tradizione fa edificatore del primopalazzo ducale Angelo Partecipazio , elettodoge a Rialto l’anno 810.
Vuolsi che quella fabbrica bruciassenel 976 quando fu massacrato il dogePietro Candiano IV, il cui successore Pie-tro Orseolo I avrebbela restituita all’an-tico splendore. Di questo antico palazzopiü non rimane una pietra, benst dellesuceessive rifabbriche restano alcune mu-raglie, fra le quali ricordianio la paretedella sala del Maggior Consiglio con suvvigli avanzi del Paradiso dipinto dal Gua-riento nel 1365.
Di Filippo Galendario, che le storie ele guide dänno come riedificatore del pa-lazzo ducale , non sappiamo se non chefu uomo di mare, e giusliziato perche in-volto nella congiura di Marino Falier .Non si conoseono documenti contempora-nei che provino lui proto del palazzo;ma sibbene lo fu il suo parente PietroBasejo morlo innanzi al 1554.
L’innalzamenlo delle facciate di questopalazzo che danno sulla piazzetta e sulniolo. cd anzi una quasi totale rifabbricadi esso, fu decrelata dal Maggior Consi-glio il 27 settembre 1422.
Sappiamo (lalle cronache di quell’ eläche un’ainmenda di mille zecchini doveasborsare chi avesse proposto la ricostru-zione del palazzo ducale , e che il gene-roso doge Tonnnaso Mocenigo pagö l’am-menda e fece la proposta che fu con fa-vore accolta.
Nel 1424, ducando Francesco Foscari ,si diede rnano alla rifabbrica.
Varj incendj minacciarono la dislru-zione di questo magnilico edilicio, ma fupiü spaventoso d’ogn’allro quello che di-vampato il 20 dicembre 1577 arse la saladello Scrutinio, quella del Maggior Con-siglio, la Quarantia Civil Nuova , ruinoallre stanze, e fece perire opere insignidel pennello veneziano , e i preziosi do-ciunenti dell’ archivio notarile.
A riparare alle ingiurie del fuoco , il18 gennajo 1578 s’invitarono gli archi-telli di maggior grido a presentare pro-getti pel ristauro.
Vinse gli emuli Antonio Da Ponle, cheopinava tutto potesse mettersi come pri-ma, senza pur mulare una linea dellacospicua mole. Ed egli stesso fu scelto a