888 VEN
Deila Scala de’ Giganti j per cui siascende al palazzo, fu architetto AntonioRizzo nel 1488.
Domenico e Bernardino da Mantova nescolpirono i fregi; Jacopo Sansovino ledue statue colossali di Marte e Nettuno,da cui riceve il nome.
II medesimo Rizzo architetto pure ilprospetto del palazzo in linea di questascaia e Antonio Scarpagnino ne scolpi gliornati.
Salita la scaia de’Giganti s’enlra inuna loggia che per tre lati cinge il cor-tile.
Di fronte e una iscrizione, in memoriadell’ accoglimento fatto dalla repubblica ad Enrico III di Francia , ornata di ele-ganti sculture di Alessandro Vittoria .
Parecchi locali che servivano in anticoad usi diversi, stanno disposti tutto in-lorno alla detta loggia.
Le stanze degli avogadori sono adorned’opere stupende di pittura, fra cui un Cri-sto morto di Giovanni Bellini e un Leonedi S. Marco di Donato veneziano.
Un arco disegnalo dal Sansovino e de-corato da due statue marmoree di Ti-ziano Aspetti, da ingresso alla scaia d'oro^cosi detta dalla trabocchevole ricchezzadegli ornamenti che d’ogni parte la co-prono.
Ne fu architetto il medesimo Sansovino ;Alessandro Vittoria ne condusse gli stuc-chi e i rilievi; Battista Franco ne pinsegli sfondi.
E coslituita da tre rampe, l’ultima dellequali mette capo a un salotto, di cui par-leremo in appresso, volendo coininciarel’ordinata descrizione delle sale superioricol dipartirci dal corridojo che introducenella Biblioteca.
Ivi apresi primamente a sinistra laQuarantia civil vecchia, ora convertitain sala di lettura.
Presso la porta che vi da ingresso eil ritratto del cardinale Bessarione , di-pinto nel secolo XVI da Giovanni Cor-dellaghi.
Quindi s’entra nelle stanze del biblio-tecario, dove fra le altre pitture si am-mirano nella seconda un’Adorazione deiMagi, di Paolo Veronese e una Verginecol Bambino del Boccaccino da Cremona .
Nel detto corridojo, sopra la porta chemelle alla sala del Maggior Consiglio eil ritratto di fra Paolo Sarpi, dipinto daLeandro Bassano .
Quella sala e lunga piedi veneti 184,larga 75, alta 48.
VEN
Lungo le sue pareti stanno schieratigli scaifali della biblioteca.
A destra di chi entra e un’ampia teladi Jacopo Tintorelto, figurante la gloriade’Beati nel Paradiso; s’inconlrano indisuccessivamente vent’un dipinti, di PaoloVeronese, dell’Aliense , di Andrea Vicen-tino, di Domenico e Jacopo Tintoretto , diFrancesco e Leandro Bassano, di Palma ilGiovane c d’altri autori: fra tutti primeg-giano uno di Paolo esprimente il dogeAndrea Contarini reduce dalla vittoria didi Chioggia nel 1578, ed altro di FedericoZuccaro col Barbarossa genuflesso dinanzial pontetice.
Un fregio sottoposto al soffitto gira in-torno alla sala ed offre l'effigiedi 76 dogiinordine successivo, cominciando da Obele-rio Antenoreo.
Nel sito ove andava collocata quella diMarino Falier e una tavola nera con suvvila scritta:
Hic est i.ocis Marino Falethri
DECAP1T4TI PRO CRIM1NIBUS.
Il soffitto e diviso in varj spartimenli,che racchiudono opere di egregi artisti:sul centrale Paolo Veronese pinse la glo-ria di Venezia .
Gl’intagli in legno son tutti messi adoro.
Nell’attigua sala dello Scrutinio si cu-stodiscono i manoscritti, l’edizioni del se-colo XV, la serie degli Aldini, ecc.
La parete di fronte alla porta che mettealla sala del Maggior Consiglio e ornatadi un arco trionfale eretto al doge Fran-cesco Morosini Peloponnesiaco dal Senato nel 1694.
Undici soho le tele che decorano le pa-reti di questa sala, le piü di Andrea Vi-centino, le altre di Jacopo Tintoretto ,Gregorio Lazzarini , Palma il Giovine, ecc.
Nel fregio di fronte all'arco del Pelo-ponnesiaco Andrea Vicentino dipiuse ottoprofeti; in quello sovrastante alle altrepareti segue la serie dei ritratti dei dogifino a Lodovico Manin .
Fra i dipinti che decorano il soffittodistinguonsi 12 pezzi triangolari simbo-leggianti le Virtu, opere del Pordenone .
Di fronte alla porta della biblioteca siaprono le stanze del museo archeologico,un tempo abitazione del doge.
De’ molti marmi quivi raccolti ci limi-tiamo a citare una Minerva e due Musecolossali, una copia antica della Venere