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medicea, e un frammenfo di slatna se-dente palliala presso a due are di Marte.
La camera detta degli Scarlatti, dalletoghe de’consiglieri che ivi si custodivano,e abbellita da un elegante cammino lom-bardesco del secolo XV. Le pareti diquella dello Scudo (cosi denominata dal-l'uso di appendervi lo scudo gentilizio deldoge regnan(e) offrono grandi carte geo-grafiche de’ paesi visitati da’ piü celebriviaggiatori veneziani, disegnate da Fran-cesco Griselini da Schio, nel 1762. Quivistesso e il famoso mappamondo di FraMauro , uno de’ piü preziosi monumentidella geografja del medio evo, lavorato frail 1487 e il 1489. Tra gli alluminatori chelo decorarono ricordiamo Andrea Bianco,celebre per un portolano del 1436 con-servato nella Marciana , su cui e segnatal’isola Xntilia.
Neila camera de’bronzi, oltre le statue,i busti c siuiili, v’ha una congerie di og-getti archeologici in bronzo, avorio, vetro,terra fignlina, ecc., la Serie delle inonete,e medaglie venete, e una copiosissimacollezione di medaglie e monete romane,orientali, del medio evo e moderne.
Nella camera degli stucchi, cosi appel-lata dagli ornamenli di stucco che nedecorano le pareti e il soffitto, v’hannodipinti del Bonifacio, del Tintoretto , delPordenone , del Salviati, e fra i marmi latesla del doge Francesco Foscari scolpitada Bartolomeo Bon nel secolo XV, nonmeno che due teste giovanili, bassorilievodi Tullio Lombardo .
Uscendo dal museo archeologieo e mon-tando la scala che mette all’apparlainentosuperiore, trovasi la residenza dellTsti-tuto di scienze, lettere ed arti, dove so-pra la porta d’ingresso e il busto di Se-bastiano Venier, scolpito dal Vittoria.
Un riparo di tavole, ancora esistente,detto bussola in veneziano, diede il nomef alla vicina sala, un tempo spettante alConsiglio de’X. Quivi l’Aliense lasciö duequadri, uno con la resa di Bergamo fattanel 1427 ai Veneziani condotti dal Car-inagnola, un altro con la resa di Brescia awenuta nel 1426; e Marco Vecellio, Leo-nardo Dona presentato da S. Marco aMaria Vergine. Opere di Paolo Veronese son tulte le pitture del soffitto. Lo spar-limento centrale, rappresentante Venezia e S. Marco in gloria , fu nel 1797 por-tato a Parigi , ne piü ritornö.
Nella sala de’ Capi si ammirano: lecariatidi del cammino scolpite da Pietroda Salö, una tavola con mostri allegorici
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di Enrico Van Bles detfo il Civetta, edallra coli’ Angelo che abbatte il peccato,di Paolo Veronese , nel mezzo del soffitto.
In quella del Consiglio de' X voglionsinotare: la Visita de’Magi, dell’Aliense ;Alessandro III che incontra il doge Zianivincitore del Barbarossa, di Leandro Bas-sano; Papa Clemenle VII e Carlo V impera-toreconchiudenti a Bologna la pace d’Italia nel 1829, di Marco Vecellio ; il fregio al-Pintorno della sala, delloZelotti, ein unoscornpartimento del soffitto, un Vecchiosedente accanto ad una donna leggiadra,di Paolo Veronese , il quäle aveva in unaltro, ora vuoto, rappresentalo la Giunone che arriccliisce la regia Pinacoteca di Brus-selles, e in un terzo, Giove che fulminai vizj, oggidi al Louvre.
Andrea Palladio architettö le quattroporte della sala, che da esse appunto ri-ceve il nome, ognuna delle quali e sor-montata da tre statue, scolpite in egualnutnero da Girolamo Campagna, Alessan-dro Vittoria, Giulio del Moro e France-sco Castelli. Il quadro piü reputato di que-sta sala rappresenta il doge Antonio Gri-mani a’pie della Fede, ed ö opera diTiziano. Il soffitto, scompartito dal Palla-dio, ha stucchi del Vittoria e freschi delTintoretto .
Dalla descritta si passa nella sala deiPregadi o del Senato , dove Palma il Gio-vane dipinse sopra la porta d’ingresso laPreghiera de’ dogi Lorenzo e GirolamoPriuli , non meno che i c-hiaroscuri la-terali, il Tolomeo, tra le finestre a destrae nella parete di faccia a queste, il dogeF’rancesco Venier dinanzi a Venezia , Pas-quale Cicogna a’ piedi del Salvatore, e Ve-nezia sul ieone che affronta l’Europa as-sisa sul toro, allegoria della lega di Cani-brai. Gli altri dipinti sono di Giandome-nico Tiepolo e di Jacopo Tintoretto , ilquäle nello spartimento centrale del sof-fitto rappresentö Venezia regina delmare.
Tra le finestre della vicina antichie-setta il Bonifacio dipinse Cristo che scacciadal Tempio i profanatori, e Jacopo Tin-toretto , cinque santi sulla parete a destra.
Nella chiesetta poi, dove il doge assi-steva quotidianamente alla messa, Vin-cenzo Scamozzi architettö l’altare, e ilSan-sovino scolpi la stalua della Vergine. Sullascala attigua Tiziano pinse a fresco unS. Cristoforo.
Dalla sala de’ Pregadi si passa in quelladel Collegio, una delle piü sontuose chevanti l’antica sede della veneziana repub-