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[Volume primo. Parte seconda.]
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bolo ed agli ufficj. Di lä il fabbricato siallarga fino alla base del cono e si spartein magazzini aventi l’ingresso nelle ar-cate dei lati. Sopra le tre logge corronoterrazzini, e sorge nel rnezzo un dado aguisa di torre, da cui parte altro dadosul quäle due atlanti sopportano un giobosormontato dalla statua girevole, di ramedorato, della Fortuna. Ne fu architettoGiuseppe Benoni nel 1676.

Accademia di Belle Arfi. II locale chefino dal 1807 fu rivolto a quest’ uso sicompone del soppresso convento de’ Ca-nonici regolari Portuensi, dell’annessachiesa di S.. Maria della Caritä, e dellascuola che portava lo stesso nome. Dellachiesa rimane ancora intatta 1’ absideesterna, elegante avanzo di Stile archi-acuto. Del convento, cui arcliitettava ilPalladio nel 1882 sul raodello della casadegli antichi Romani, resta un lato cheristaurö nel 1829 il Cavaliere FrancescoLazzari professore d’architettura, ed unelegante tablino che anticamente servivadi sagrestia. Nel 1822 furono aggiunte allaPinacoteca le due vaste sale dettc nuovee nel 1847 le nuovissime per viemmag-giormente ampliarla,

Numerosissimi sono i capolavori chearricchiscono questo insigne istituto, eperche troppo lungo spazio richiederebbeil parlare di tulti, ci limentiamo ad ac-cennarne unicamente i principali.

Nurnerosi disegni originali dell’ archi-tetto Jacopo Quarenghi, acquistati dalGoverno, coprono le pareti del corri-dojo d’ingresso. L’atrio che introducenella sala degli antichi s’adorna, infral’altre, di sculture di Rinaldo Rinaldi edJacopo De Martini. Il soffitto poi delladetta sala, elegantemente scompartito nelloStile del rinascimente, mostra ne’lacunaridel centro Cristo e gli Evangelisti, buoniintagli in legno messi ad oro e a colori,d’ignoto del secolo XV. Dalle pareti late-rali pendono 23 antichi dipinti, fra cuive n’ha di Alvise e Bartolomeo Vivarini ,Marco Basaiti, Vincenzo Catena, Jacobellodel Fiore, Giovanni d’Aleinagna ed Antonioda Murano, Michele Giambono, LorenzoVeneziano , ecc. La sala dell’^sstittfa, cosidetta dall’esseni collocatala celeberrimaopera di Tiziano , ha pure il soffitto ele-gantemente scompartito, ma di gran lungapiü del precedente pregevole per intaglie dorature. Vuolsi di fra Cherubino Ot-tali. 11 comparto centrale va ricco d’uninsigne lavoro di Paolo Veronese : il po-poIodiMira moventesi ad incontrare S. Ni-

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colo vescovo; i quattro laterali hanno al-trettante mezze figure di profeti, di Do-menico Campagnola. In questa sala losguardo arrestasi anzitutto sull’accennatamirabile opera del Vecellio ; dopo di cuiosserva ' con niaraviglia la vocazione deifigli di Zebedeo, del Basaiti ; la Presenta-zione di Gesü, di Vittore Carpaccio ; laVergine fra cinque santi, del Cima daConegliano ; la Vergine stessa col Bam-bino e sei santi, di Giovanni Bellini ; ilconvitto dell’Epulone e l’Adultera tratta aCristo , del Bonifacio; il Pescatore che pre-senta al doge il miracoloso anello porto-gli da S. Marco, di Paris Bordone ; il mira-colo di S. Marco , che libera uno schiavocondannato a’supplizj,del Tintoretto ; senzadire d’altri dipinti del Tintoretto mede-simo, del Bonifacio, del Pordenone , delPadovanino, di Paolo Veronese , dei duePalma e di Leandro Bassano . Sul soffittod’una sala contigua, Jacopo Tintoretto di-pinse il Figliuol prodigo,ea’lati le virtü car-dinali. Le pareti sono coperte d’opere diParis Bordone, del Cima da Conegliano ,del Bonifacio e d’altri.La Pinacotdca donataall’ Accademia dal conte Girolamo Conta-rini, mentr’era in vita, nel 1838, occupadue sale ed un gabinetto. Le pareti dellaprima sono coperte da 112 quadri d’ e-poche e d’autori diversi fra le principalisi notano la Cena in Emaus, di MarcoMarziale ; la Vergine col Bambino e quat-tro santi di Boccacino Cremonese, Veneree Adone, di Tiziano; due Madonne di Gio-vanni Bellini ; Cristo e la Vedova da Naim,di Palma il Vecchio ; la Vergine e santi,di Andrea Cordellaghi; un grande mer-cato carapestre, del Callot ; quattro vedutedi Dujardin; alcuni suonatori, di Miche-langelo da Caravaggio, e una S. Ceciliadel Sassoferrato. La seconda contiene seg-gioloni, statue, gruppi, cariatidi e piede-stalli in bosco ed ebano, intagliati dal ce-lebre Andrea Brustolon . Nel gabinettosono 68 dipinti, alcuni del Callot , altridel Brusasorci , altri ancora di Pietro Lon-ghi, uno di Antonio Badile, cinque di Gio-vanni Bellini , e utolli d’ignoti.

Dei 94 quadri che adornano la galleriadi fianco alle sale Palladiane citiamo ilritratto di giovane patrizio, a pasfello, diRosalba Carriera ; una testa di giovineltodi Antonio Vandyck, la Crocefissione , diCornelio Enzelbrechten; il S. Girolamo ,del Basaiti , l’Addolorata, di Antonollo daMessina e la Madonna di Guido Reni . Lesale Palladiane sono cinque, cosi denomi-nate perche appartenenti al fabbricato