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[Volume primo. Parte seconda.]
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l’Ungheria, dalla Transilvania, dall’Africa ,dall’America ; quella di terza si oltienein Iialia, nelle isole di Cuba , di San Do-mingo, ecc. Le diverse fabbriche ie qualis’occupano di tale iinbianchimenlo , im-piegano insieme circa 100 operaj.

La quarilita dol prodolto varia a se-conda delle transazioni cominerciali, manegli Ultimi anni calcolavasi ascendere apressoche 800,000 libbre metriclie le cereotlenute, delle quali due terzi si spaccianoin candele o torce c un terzo in granzuolobianclieggiato edin formelle per uso dellefabbriche di cera che si limitano a ri-durla.

In Venezia sono antiche le raffineriedello zucchero cd anzi puo afferinarsi es-sere slala la prima ciltü in Europa cheaccogliesse tale industria, a ragione deisuoi precoci commerci.

Alla metä del secolo XVIII ben setteraffinerie contavasi, le quali oggidi sonoridolte a due sole.

Quella del signor de Reali, la piü impor-tante, lavora per piü di un milione dilibbre metriclie.

II sapone si fabbrica in due grandi of-ficine: esso e destinalo al consunio dellevicine provincie, ma negli Ultimi anni sene fecero invii anclie in America .

Una delle antiche industrio di Venezia che avea dato nome a’ suoi prodotti, eraquella della biacca; cosicche anclie quandotale manifattura v’era decaduta, il com-mercio chiedeva sempre le biacehe ve-nele, e con tal nome spacciava le mi-gliori che pure venivano altrove fabbri-cate. Non sono molti anni che il signorPietro Bigaglia rimise in onore P anticafabbricazione, o per dir uieglio introdussea Venezia gli Ultimi trovali della scienzaper la migliore fabbricazione di tale pro-dotto. Nella fabbrica del Bigaglia si con-sumano annualmente 48,000 libbre mc-triche di piombo e 128,000 di spato, ot-tenendosi da 140 a 170,000 libbre dibiacca. Essa viene esportata nelle varieprovincie della monarchia ed anche all’e-stero, specialmente in Levante.

Due altri prodotti ehimici che la ciltädi Venezia spaccia annualmente in buonacopia sono Lamido che si ottiene da al-cuni tuberi e dai semi dei cereali; ed iltartaro che si cava dalla feccia del vino.L’amido di Venezia si consuma in tuttoil regno Loinbardo-Veneto, in varj luo-ghi d’Italia e di Germania, a Trieste edin Grecia , se ne producono ben 200,000chilogrammi all’anno. Quanlo al cremor-

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tartaro, le fabbriche che per lo passatoerano assai numerose a Venezia , si ri-dussero a due, perche se n’ eressero nelregno di Napoli cd in altri luoghi. Tut-tavolta anche oggidi se ne ottiene inbuona copia e di dislinta qualilä nellafabbrica del Weber, il quäle ne consumaannualmente circa 80,000 chilogrammi.Se ne fa il maggiore spaecio in Inghil-tcrra.

La concia delle polli occupa piü che200 operaj , e la maggior parle de’ pro-dotti si smercia nelle provincie dell’ im-pero, facendosene poche spedizioni all’c-stero. Il maggior lavoro consiste nellaconcia delle pelli di bue e di vacca aduso di suole.

Nell’ isola della Giudecca venne giäda qualche tempo eretlo uno stabilimenloper la fabbricazione del mastice asfalto,la cui rnateria prima si trae (lalle mi-niere di Brazza e di Porto Mandoler inDalmazia . Il prodolto annuo si fa salirea piü che 50,000 quintali metrici di ma-stice asfalto, del valore di circa mezzomilione didirc. Esso viene spacciato’ adAmburgo, in Prussia, in Sassonia, a Ge-nova e nelle provincie austriache, e s’a-dopera specialmcnte sulle strade di ferropei ponli che occorre preservare dallaumiditä, e quello sulla laguna n’e tuttocoperto. Lo stabilimenlo di Venezia hadiverse agenzie all’estero per facililare lospaecio del suo mastice asfalto.

Sino dall’anno 1842 furono introdottidal signor Oexle alcuni niulini a vaporce nel nuovo stabilimenlo si riducevanoogni giorno a farina 500 staja di grano,oltenendosi una grande perfezione di li-nezza, talche la farina, cosi prodotta, puoresistere a lunghi viaggi di mare e pre-servarsi anche nei paesi piü caldi.

E nolo quäl vantaggioso eommerciofacessero i Veneziani col sale, ma ces-satane da lunga pezza la produzione in-terna il governo ne acquistö finora laquanlitä necessaria dall’ estero e special-mente dalla Sicilia . Tuttavolta una nuovasalina venne aperta dal signor Rotschildnel 1844 per la quäle ottenne un privi-Iegio duraluro 80 anni coli’ obbligo disomministrare il sale all’ Erario giusta iinodi e i prezzi convenuti.

La fabbrica di tabacchi e condotta perconto erariale. Le foglie si traggono dal-l’America, dal Levante, dall’Ungheria , ecc.,nonche da certi coinuni del Vicentino ,che hanno il privilegio di poter coltivareil tabacco a patto di venderne i prodotti