YEN
alla pubblica amministrazione. I lavorantisorpassano il numero di 700, tra cui pifiche 800 donne.
Ne sono senza qualche imporfanza perYenezia altre Industrie , sebbene alcunedi esse fossero nel passato ben piü vigo-rose. Tra qaeste notansi le corone dicocco, di cui fannosi spedizioni in Ro-magna, in Francia, in Germania , in Un-gheria, in Russia ; le stuoje di brullafabbricate nella Casa d’industria ed al-trove; i cappelli di feltro; gli stromentiottici di qualitä ordinaria; le corde ar-moniche ; le carte da giuoco; le bussole;i pennelli, ecc.
I fabbricatori d’ombrelle provvedonopiü cli’ altro ai bisogni locali , tuttaviail Chitarin fa spedizioni anche fuori diStato , come in Romagna , in Toscana ,nelle Isole Jonie, in Grecia e in Turchia .
I guanti hanno qualche importanza perVenezia , fra gli altri motivi anche peril notevolissimo numero degli operaj espee.ialmente delle cucitrici, ascendente acirca un migliajo, impiegate in questoramo d’indnstria.
Le maschere si fabbricano qui da oltredue secoli. Ogni anno se ne spaecianoda 78 a 100 mila , in Germania , nellaSvizzera, in tutta ritalia, eccetto Roma e Napoli, a Costantinopoli ed anche inAmerica .
Un altro prodotto quasi singolare diVenezia e che non teme la concorrenzase non di Comacchio , e il pesce ammari :nato. Lo smercio maggiore si fa in Lom-bardia e nel Tirolo, ma si manda purein biemonte, nella Svizzera, a Trieste , aVienna e in Baviera .
La teriaca o mitridato era un prodottonotevolissimo per la quantitä che se nevendeva ; oggi tuttavia, sebbene diminuitone lo smercio, conserva ancora la suarinomanza. Il consumo si compie nell’in-terno della monarchia ed all’estero, spe-cialmente in Turchia .
II setificio ha la sua sede veramentenelle provincie di terraferma ed a Vene-zia , se si eccetfuino pochi filatoj di seta,oltre ad alcune non vaste fabbriclie diStoffe semplici o miste con oro ed ar-gento lino per uso del culto, nulla ricordaquella floridissima industria che un tempoprovvedeva il Levante, F Egitto, la Bar-baria e molti altri luoglii-
1 passamanaj fanno galloni e cordclled’oro e d’argento ad una fascia e, a due,secondo diversissime forme di disegno;i ricamatori invece eseguiscono lavori in
YEKETO
VEN 88 i
oro ed argenlo sopra una stoffa qualun-que preparata e disegnata a tal uopo.I prodotti che se ne oltengono si spac-ciano nelle altre provincie dell’ imperoed all’ estero, particolarmente in Levante,ove se ne fa un consumo non indiffe-rente.
In Venezia vivono ancora del lanificiodue industrie; quella attivissima delleberrette di lana e quella delle coperteo felzade, che si chiamano pure schiavinee rascie. La lana per le berrette si ritraeprincipalmente dal Trivigiano e dal Pa-dovano; quella per le coperte, nella mag-gior parle dalla Turchia europea e se-gnatamente da Scutari . Delle prime sene manda gran copia in Oriente e inPuglia ; le seconde si consumano nel-T interno.
Numerose sono le oreficerie, le qualilavorano moltissime suppellettili ed or-namenli per le chiese e ad uso famigliare.Gli orefici veneziani fanno con ispecialeindustria una eatenella d’ oro fina pia-ghevolissima , detta volgannente maniuiV oro , la quäle serve d’ ornamento. 11consumo di essa, oltreche nelle vicineprovincie, viene fatto anche all’estero especialmente in Inghilterra e in altreparti del nord d’Europa .
La zeeca , che conia monele d’ oro,d’ argento e di rame , nonche medaglied’ ogni sorta, anche per conto di privati,puö considerarsi cotne un’ officina con-dotta dalla pubblica amministrazione. Aitempi della repubblica la monetazioneveniva per lo piü appaltata a privati ele mercedi de’ lavoratori pagate a fat-tura; all’epoca del regno d’ltalia questosistema venne mutato, e si sostitui unaamministrazione in via economica, nellaquäle sono stabiliti gl’ impiegati e i la-voranti con istipendj tissi. La moneta-zione si fa per conto dell’ erario o perconto di privati, che debbono pagare unatassa di monetaggio. La zecca di Venezia serve in modo quasi esclusivo ai bisognidel commercio e specialmente di quellodel Levante, ove nelle transazioni non siaccettano ordinariamente che alcune spe-cie di monete ed in particolare il talleroimperiale di Maria Teresa, che fu perciüchiamato levantino. Dal 1807 all’aprile1814 si coniarono monete per il valoredi quasi 80 milioni di lire austriache, eda quell’epoca a tutto il 1846, poco piüdi 111 milioni. La zecca conta oggidisette torchi o bilancieri ed un completocorredo di macchine ed nttrezzi aeces-
111