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[Volume primo. Parte seconda.]
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XV, ma si ancora nel XVI incontramolte difficoltä pressoche insuperabili.Una delle note caratteristiche tutto chenon possa dirsi affatto propria d'esso ,sono i plurali dei verbi, che soventein nulla differiscono da’singolari: dicen-dosi egualmente el ya futo , el ya dito.e i ya fato, i ya dito; V ama , el sente,el yode, o i ama , i sente , i yode. Comegli altri dialetti, accorcia le parole deilalingua comune e volenlieri traspone lelettere che le compongono; ne frapponeanohe talvolta delle nuove.

Ma le differenze piü notabili sono nel-1’ortograOa e nella pronunzia. Raramenteil veneziano ama le doppie lettere. La zpronunzia diversamente dai Toscani, equasi fosse s dolce; la c similmente. Lasc ha per lui forza di semplice s o alpiü della s doppia ; la ch profferisce consuono schiacciato. Nel concorso della ycolla l pronunzia in modo che sembrianteposta la l. La x ebbe vigore pressoi Veneziani fino dagli antichissimi tempi;fu poi tralasciata da’moderni. Faceva l’uf-fizio della s dolce; adesso non si usa chein certi tempi del verbo essere: xe? (e),xestu? (se’ tu), xelo ? (e egli) e simili. 11dialetto manca affatto di gulturali, nasali,aspirate. ln generale i suoni sono allar-gali; se aspri, addolciti o schiacciati; eciö, insiememente colle altre condizionior ora riferile e coli’ abbondanza dellevocali, lo rende opportunissimo al canto,oltre che piacevole ad essere udilo parlare.

Le prime traccie del dialetto venezianotrovansi nelle iscrizioni, di cui la piüvantica, scolpita in uno dei basamenti la-terali esterni della basilica di S. Marco,sarebbe , giusta il Gamba ed altri, delsecolo X e potrebbe contendere il primatoalla celebre del duomo di Ferrara , 1153.Nel secolo XIII cominciano le poesie, eGiovanni Brunacci , nelle sue lezioni sulleantiche origini della lingua volgare deiPadovani , ci ba conservato una canzoneche nell’archivio di S. Urbano di I’a-dova leggevasi come scritta l’anno 1277.Quanto a prosa, monumeuto imporlan-tissimo sarebbe il Milione di MarcoPolo , se quesli nel nazionale dialetto lodettava dopo il ritorno dalla prigionia,come ritiene il Cicogna ( Iscrizioni ve-neziane, tomo II). Gareggiano d’impor-tanza colle relazioni del celebre viaggia-tore le cronache sparse in molto numeroper le pubbliche e private biblioteche.

Seguono poi nel secolo XIV slatuti,inatrieole, istrumenti ed altre scritture

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legali; quindi nel XV, gl’importantissimiStatuti pubblicati per comando del dogeJacopo Tiepolo ( Venezia , per mayislroPhilippo de Piero adi xxmi de aprilemcccclxxvii); il Mappamondo di fra Mauro;molte matricole, il Porlolano (Impressoin la cilade de. Venexia per BernardinoRixo da JSovaria, slampador, 1490 adi (inovembrie ), e sopra tutto il Libro de leUxance de lo Imperio de Romania, ecc.,contenuto nel Ganciani ( Leyes barbaro-rum , ecc., tomo III).

Amplissima messe offrono ne’successivisecoli gli scritti d’ogni maniera. Mentrepero andavasi diffondendo piü sempre lalingua comune, perdeva il dialetto del suocarattere individuale, molto prendendodaquella o d’interi vocaboli e frasi, o dimodificazioni alle frasi e a’vocaboli suoiproprj. Nella farragine di scritture chepotrebbonsi ricordare come appartenential secolo XVI non vogliamo rimanganotrasandate L'alta cortele rissise e leUsanze del Tteame de Hyerusalem (Vene-zia 1835), ne i Diari di Marino Sanudo ,di cui la copia che si conserva nella Mar-ciana abbraccia da hen 58 volumi in fo-glio. Piü che altrove sono del resto dacer-care le grazie veneziane nelle commedie ein generale nelle poesie. Andrea Calmo pa-recchie pubblicö delle prime, oltre a lettere,disoorsi piacevoli e rime di varia specie.Alcmie delle poesie accennano espres-samenle a costuinanze del tempo comeil poemetlo sulla guerra de’pugnifra Ca-stellani e Nicolotti. Abbiamo ancora inqucsto secolo opere di celebri scrittoriilaliani ridotte in lingua vernacola, comeper esempio il prhno canto del Furiosoda Clovio Benedetto (Venezia 1554), oltreun poema originale di Alessandro Caravia .Ma fra quanti verseggiarono nel secoloridetto, niuno sali in maggior fama diMaffeo Veniero , non ispregevol poeta an-che in lingua italiana. La sua Slrazzosae cosa veramente squisita. Eissa venne ri-stampata in Pavia nel 1595.

Il secolo XVII non ha di che invi-diare il XVI. A poesie di grave argomentoporsero materia le dissenzioni della re-pubblica con Paolo V. Una traduzionedel Goffredo (Venezia 1691) fatta da Tom-maso Mondini fece dimcnticare il saggiodi consimile lavoro anteriormente pubbli-cato da Giovanni Benedetto Perazzo. Mapiü che le poesie prevalsero in queslosecolo le satire, fra cuicitiainoil VespajoStuzzicato di Dario Varotari (Venezia 1671). Di gran conto poi si e la Carta