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del navegar pitore sco di Marco Boschini (V r enezia 1600), poema in otto libri, stesoa modo di dialogo, e il quäle, come puöargomentarsi dall’allegorieo titolo, Irattadella storia della pittura.
II secolo XVIII, speciahnente quanto apoesia, puö dirsi il secolo d’oro del ve-neziano dialetto. Carlo Goldoui serisse inesso lesue piüellicaci commedie; GiacomoMazzolä pubblicö una copiosa raccolta disonelti col titolo I Carei de Ninas ilPastö, emulo del Redi, il suo ditiramboEl vin (Hularo de Bagnolij Giuseppe Pi-ehi la traduzione del Bertoldog FrancescoBoaretli, in ottave, quella dell'/forde. GiorgioBaffo acquistö fama non invidiabile dalloscrivere licenzioso; Francesco Gritti eAntonio Lamberti segnarono l’ultimo con-fine a cui puö arrivarsi poeteggiando ve-nezianamente, quello co’ suoi Apologhi ,questo colle Slagioni
Non ci staccheremo da questo cennosenza aver delto una parola della elo-quenza, per cui il senato ed il foro venelosalirono in tanta e si meritata rinotnanza.La stampa non poleconservarci chepochivestigi di un’ eloquenza, che, per lo piiiestemporanea, trascinava le volontüe met-teva in tumulto gli affetti. Ajulati (scriveil Carrer) dalla pompa delle vesti edallasonluositä delle sale abbellile dalleoperede’pennelli piü insigni, gli arringhi po-litici de’patrizi dovettero avere un’eflicacia,che non e possibile non isvanisca ingran parte quandotrattasidi farne letturadopo molt’anni. E tuttavia chi non si ri-scalda leggendo quellidi Marco Foscarini ?chi non intende come ragionevolmentequelli di Paolo Renier gli spianassero lastrada al ducato? Carlo Contarini e GiorgioPisani, propugnando contraria sentenza aquella degli anzidetti, non mostraronoinuguale vigoria di discorso e foco d’im-inaginativa. Le stesse glorie nel foro.Leo-poldo Curti, Marco Barbaro, CostantinoPannä, Lucio Antonio Balbi e piü altri,possono essere giudicati e apprezzali se-condo giustizia per quello che di loro silegge stampato; ma del nome di piii altriancora e custode la tradizione e Fampieville e i palagi opulenti che loro fu datodi edificare o di possedere a mercededella loro eloquenza.
Notizie storiche. — Le scorrerie de’po-poli settentrionali che nel quinto secolomanomisero l’Itaiia, e in particolar modoquella parte di essa che, posta fra leAlpi Reticlie e le Garniche, porgeva loroil principale ingresso a devastare la pe-
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nisola, furono causa che le isole poslenelle lagune correntidalle foci dell’Isonzo a quelle del Po si eoprissero diabitatorie di ease. Aquilejesi, Opitergini, Concor-diesi, Altinati, Padovani, Atestini, Adriesi,e di mano in mano Forogiuliesi e Tarvi-sini e Feltrini e Cenedesi e Acelini eYicentini e Ferraresi e popoli d’altrecittäpiii interne accorsero, come a rifugio,alle varie isolette rimpetto a’ litorali daesse dipendenti, isolette che forse ne’tempianteriori servivano poco piü che a rico-vero di pescatori e di vignajuoli. Equestoavvenne durante le imprese di Alarico , diRadagasio, e piü di Attila , e poi di Odoa-cre edi Teodorico , accrescendosi viemmag-giormente la popolazione di esse per lainvasione e per la tiranide di Alboino ede’Longobardi . Benche siada credersi eheprima ancora siano a quest’isole accorsigli abitanti della Venezia terrestre, purela tradizione assegna la fondazione di Ve-nezia all’anno 421, perche in quell’epocagiunti gli abitanti a stabilirvi sedi fissee a dimorarvi in numero, si vuole erettala prima chiesa di Rialto.
Le varie isolette, ehe cambiarono ilpalustre loro aspetto per mano de’ nuoviabitatori, e dissodate in parte e ingran-dite, vennero empiute di edificj atti acontenerli, furono: Grado, Caorle, Equilio,Malamocco, Albiola, Pelestrina, poste tutlelungo il mare; e internamente le altre,in parte sommerse, co'nomi di Bibione,Eraclea , Torcello, Mazorbo, Burano, Am-miano, Costanziaca, Murano , Rialto, Oli-volo, Poveglia , Abondia, e le due Clodie,oltre alcune altre minori.
Quegli uomini assennali e pregni delleidee del niondo incivilito da essi abban-donato per la forza delle circostanze,por-fate alle nuove sedi le Jor cognizioni vifissarono quel sisteina sociale che la na-tura del luogo e del tempo loro sugge-riva. Ogni isola pensar doveva a regolarese stessa; ma se cosi domandava la suacondizione, la sicurezza comune volevad’ altra parte che tntte insieme formas-sero un solo corpo. Quindi verso F anno486 dell’era cristiana i notabili abitatoridi quesle paludi stabilirono il loro go-verno in maniera che ciascheduna delleisole principali eleggesse il proprio tri-buno da cui la civile e criminale giusti-zia si amministrasse, e tutt’ i tribuni siunissero talvolta per consultare e risol-vere cioe gli affari all’intiera nazione co-muni, e riserbato poi fosse a tutte leisole il convocarsi in generale adunanza,