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[Volume primo. Parte seconda.]
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glio, si contentava esercilare il suo diritlodi approvare il doge. Le elezioni annuedel Maggior Consiglio per lo piü cadeva-110 sullü persone stesse, e prevale\ano inobili siccome quelli ch’erano piü riccliie polenti. Ne il popolo se ne lamentava;il popolo ehe vedova retta, inflessibile lagiustizia esercitarsi egualinenle sui primicome sugli Ultimi ciltadini. Il popoloavea una vila gagliarda e concitata. Eraassociato agli olt imatl nel connnercio loro,occupato in induslrie fiorenli, ne punlotemeva prevalessero i nobili lino a mu-tarsi in tiranni, perche non avcano lar-glii posscdirncnti di lerreni, non armige-ri , non castella. Le abbondanze eranomanienute a spcse pubbliche; per nian-tenerle si faceano guerre e traltali. Quantoai nobili la condizione loro conlinuavacome per lo addielro , avcndo per sor-gen te cd alimcnto di riccbezza il coin-mercio. Sappianio per doctnnenli sienri,che lino da’ tempi reniotissinii i Venczia-ni aveano poderi fuori del terrilorio dcllarepubbiica; ma la riccliez/.a territorialenon era la vera e principale riccbezza de’nobili, come quclla che trovandosi in unostato diverso, spesso nemico, cra soggettaalla barbara legge dolle rappresaglie.Dopo la perdila di Costanlinopoü i feudideü’ArcipcIago eominciarono a diniinuire,lonlani perche potessero recar ombra allauguaglianza repubblicana ; piccoli, divisi,lontaui quelli di Candia. E.ssendo neces-saria la sanzionc del popolo per la seelladel doge, qncsta cade\o sempre su chinon avesse eceezione, e le leggi cresce-vano per restringerne l’autorilä e togliereogni pericolo. Aceomimali, collcgati colpopolo, i nobili allora, come lo i'uronoanclie quando l’arislocrazia si eonsolido,erano sotloposti alle medesime leggi. 11debilo della difesa ’ ' ' a era di tutii:inalbcrato il vessillo di S. Marco, intiinatao ricevuta la dichiarazione di guerra,tuttierano soldati.

Dei nobili, alcuni godevano lericchezzeeredilate dai maggiori, altri se Ie acqui-slavano. Nella prima gioventü lasciavanole case loro, e spedili a traflicare in paesilontani, erano addelti alla marineria mer-cantile. Tornali a casa vi recavan ric-chezze, sperienza degli affari, conoseenzadel le altre nazioni, pratica e coraggio diguerra. Viste inutate le eondizioni dei po-poli vicini, erano sempre atienti perchealcuno di loro non sovrastasse tanto su-gli altri. II doge Lorenzo Tiepolo a\easposato una slava ricchissimq e signora

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di molte castella; ammogliatn il figliuoloPielro con douziosa e potente giosane vi-cenlina. Insospettilasi la repubbiica ditali parenlele e delle possibili conseguen-ze, ordinö dopo il Tiepolo non polessevenir elelto doge colui che avesse perdonna uua forestiera; non potesse il dogeammogliare i figli con donne foresliere.

Tale era la condizione della repubbiicaquando Pietro Gradenigo sali sui soglioducale.

E da osservarsi ehe sebbene quella sa-viezza di ordinamenli che abbiaino notaliparesse dover assicuvare una distribirzionedi potere valida a torre lo spirilo di par-le, questo invece minacciü penelrare inVenezia . Sollo al ducuto di Ranieri Zenopotentissime case erano i Dandoli ed iTiepoli. I Dandoli tenevano per la partepopolare e pol nobili erano i Tiepoli.

Fra le dne case esisteva ininncizia aper-(a per causa di una rissa accaduta fraLorenzo Tiepolo e due dei Dandoli.

Si rappacilicarono e una legge stabiliiessnn popolano polesse tenere nrmatu-ras aücujus nobüis in domo ma. Nascevapero che nelle elezioni del Maggior Con-siglio s’inlroducessero nomi di nati ille-gitlimi; quindi una legge del 1271 esclusei bastardi dal Maggior Consiglio. Avve-nendo spesso scamlali ed ämbito nelleelezioni, altra legge fu proposta nel 1286per sottoporre ai quaranta la elezione delMaggior Consiglio suddetto a quclla deipreyudi. Non fu aceellata, come non loiü una posteriore. Cionullameno si tornöall’assalto, linche sotlo al Gradenigo ilgiorno 28 febbrajo 1297 fu proposta, nonda lui, ma dal suo consiglio, la legge se-guente:

« La elezione del Maggior Consigliodovra farsi coine segne:

« Chinnquß da qualtro anni addietroera del Maggior Consiglio, dovrä esseresotloposto allo squittinio dei Quaranta.Otteuuti dodici suffragi, sara del MaggiorConsiglio per un anno.

“ Se alcuno uscito dalla terra perdesseil posto nel Maggior Consiglio, tornalo,possa domandare ai capi dei XL se possaessere o no del Maggior Consiglio. Se ot-tenga dodici suffragj, sia del MaggiorConsiglio.

“ Si eleggano tre elettori, che, comeil signor doge e suo consiglio lo doman-dasse loro , possano eleggere degli aliriche non fossero del Maggior Consiglio. Intal easo, gli elelti debbano essere sotto-posti uno per uno allo squittinio dei XLe oltenere dodici suffragj =>.