Band 
[Volume primo. Parte seconda.]
Seite
897
JPEG-Download
 

VEN

Queste sono le condizioni della leggenella Storia Feneta conosciuta sotto ilnome di Serrata del Maggior Consiglio,legge la quäle non potevasi revocare senon colla maggioranza di cinque fra i seiconsiglieri del doge, di venticinque fra iquaranta.

In capo all’anno doveva essere confer-mata dallo stesso Maggior Consiglio, percura dei consiglieri del doge, punendolicon multa se ommettevano questo debito.

Non potevano per questa legge esseredel Maggior Consiglio coloro che fosseroesclusi dai consigli. Pegli eletli di nuovo,i capi dei XL doveano notificarli ai XLtre giorni prima della elezione, ne pote-vano essere eletti se non vi fossero pre-senti 35 dei XL.

Ma ripigliando il filo principale dellanoslra storia diremo, il ducato del Gra-denigo avere avulo travaglj di guerrae poca fortuna d’armi. Con Trieste ed ilpatriarca d’Aquileja ebbesi a pugnare perle solile gelosie d’interessi; guerra nonfortunata, seguita perö da una pace ono-revole ed utile.

Si voleva poi liberare Tripoli cadutoin mano de’Turchi; ma fra’Cristiani nonvi fu accordo, o l’impresa non ebbe luogo.

Si coinbatte coli’ impero di Romania eco’Genovesi; fu guerra crudele; i Vene-ziani ininacciarono Costantinopoli , deva-starono Pera e Galata , le coste dell’ im-pero, penetrarono nel Mar Nero ; recaronodanni a (Jaffa , colonia genovese floridis-sima.

Tre uomini son notabili, guerrieri for-tissiini, arditissimi: Ruggero Morosini,Belletto Giustiniani, nobili, DomenicoSchiavo, popolano. Imbaldanziti per lafortuna che sorrideva loro, i Veneziani ricusarono la pace offerta colla media-zione di Bonifacio VIII pontefice: i Ge-novesi furono vincitori e nelle acque diCurzola intieramente sconfissero l’armataveneziana.

Altra guerra piü lunga succedette, delpari infelice, quella di Ferrara . Gli Estensieransene impadroniti favoreggiati dallacorte dl Roma . Accadde, che, morto Az-zo X d’Este, vennero a contesa del tronoFrancesco fratello di Azzo e Frisco, fi-gliuolo bastardo del defunto; quest’ulti-mo, cacciato di Ferrara , chiese ed ottenneajulo da’ Veneziani . I quali vinsero, pre-sero Ferrara , vi mandarono un rettore;ma collegatisi altri Stati Italiani , fu sca-gliata conlro allu repubblica una scomu-nica da papa Clemente V , e i Veneziani

VENETO

VEN 897

furono sconfitti dal cardinale Arnaldo Pe-Iagrua e dai Ferraresi. La scomunica fudi gravissimo danno pei Veneziani , per-che i navigli loro, i vasti commercj , ifondachi sparsi in ogni parte, parvero atutli buona preda. Dovettero chieder lapace e la ottennero con duri patti. Causadella scomunica non fu la religione, mala polilica. Gl’interessi terreni, la gelosiadeli’autoritä temporale, originarono sem-pre le differenze de’Veneziani colla sederomana.

In questo mezzo accadde la congiuradei Querini contro lo Stato, congiura cheebbe nome da Bajamonte Tiepolo , generodi Marco Querini. Odiavano il doge creatocontro lor voglia, odiavano gli ordinidello Stato. Fu congiura di nobili contronobili; il popolo parteggiö pel doge e perla conservazione degli ordini civili esi-stenli. Furono sconfilti i Querini; Baja-monte fuggi, poiche il suo alfiere fu uc-ciso da una vecchia e cadde lo stendardodella ribellione. Fu per causa di questacongiura istituito il Consiglio dei Dieci.

Sotto allo stesso doge Gradenigo s’in-trodusse in Venezia la Santa Inquisizione contro l’eresia. lnsistevano i papi da lungotempo su questo punto, ma la repubblicasi mostrava costante nel rifiutarla; allafine non fu piü in grado di opporsi quan-do tribunali del Santo üfficio erano sta-biliti in tutta Italia ed altrove. La sa-viezza del doge trovö per altro la manieradi soddisfare la Santa Sede senza lederei diritti del governo, e quindi ottennedal pontefice Nicolö IV una bolla in cuiera inserito il decreto del Maggior Con-siglio ch’erigeva quel tribunale, onde ren-derlo cosi dipendenle dall’ autoritä poli-tica o svincolarlo dalla ecclesiastica. Fupure stabilito per patto espresso che tresenatori intervenissero sempre ai processie alle deliberazioni degli inquisitori, eche si considerasse nullo tutto cid chesenza loro notizia o in loro assenza fossestato operato, e finalmente che non po-tesse mai eseguirsi alcuna sentenza, se itre commissarj politici non avessero assi-stito alle informazioni, agli esami ed aigiudizj.

Al Gradenigo venne sostituito nel 1311Marino Zorzi, che mori l’anno appresso.Sotto Giovanni Soranzo' , eletto nel 1312,Zara si sottrasse per la setlima volta aiVeneziani , e si diede a Carlo re d’ Un-gheria. Una vittoria di Belletto Giusti-niani la restitui alla repubblica con altrecittä della Dalmazia , che si erano ribel-

113