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Malvasia, si ritrasse in Venezia per cu-rare la salute logora dalle fatiche. Dome-nico Mocenigo gli succedette nel coman-do; poleva racquislare la forlezza di Ca-nea nell’isola di Candia ; nol seppe, e fudeposto. Vecchio di settantacinque anni,il Morosini tornö al supremo comando, eniori prima di sguainare la spada (1695).Vivente ancora venivagli erelto un bustodi bronzo nella sala delle armi del pa-lazzo ducale, e riverilo col nome di Pe-loponnesiacoj siccome tuttavia lo riveri-scono i posleri. Dopo la sua morle sicombatte con varia fortuna. La guerradurö fino a che i Veneziani furono ab-bandonati dagli alleati loro, chevolevanopace per assalire Luigi XIV e domare lasua potenza soverchiante. La pace ebbeluogo a Carlowitz (1699). Rimasero allarepubblica le isole di Sanla Maura e diEgina, il Peloponneso , alcune terre in Al-bania e Croazia ; non tuüe pero le con-quiste del Morosini.
La conquista della Morea fu Fultimaimpresa che illustrasse Venezia ; da quel-l’epoca in poi la repubblica, decadendorapidamente, andö scemando ogni giornodi forze e di credito. Nella guerra ches’accese sul principio del secolo XVUI perla successione al trono di Spagna , ellarimase neutrale, ma, non abbastanza forteper farsi rispetlare, vide le sueprovinciediventare il teatro della guerra, e soffrigravi danni pel continuo passaggio delletruppe.
Cessalo quel turbine parea che giornisereni si apparecchiasscro, nonche a Ve-nezia, all’Europa ; quando invece la Porta,non contenta del trattato di Carlowitz,meditö ricuperare la Morea. Alcuni van-taggi da essa ottenuti contro la Russia ,la debolezza in cui la guerra di Spagna avea lasciato l’imperatore e la condizioneinfelice in cui per le guerre del setten-trione trovavasi la Polonia , tutte potenzecollegate co’Veneziani , la infervoravanoalla sperata conquista. Il senato, malgradol’altivilä somma del sultano nell’armare, silasciöcogliere all’improvvisla,e nel 1715la guerra fu dichiarata alla repubblica.Invano Venezia sollecitö le corti d’Europa ad unirsele : tutti rimasero indifferentia’suoi rovesci. Nel 1714 il gran visirs’im-padroni di Tine, Corinto e Napoli di Ro-mania. Nel 1715 caddero Modonein Morea,e, dopo valorosa difesa, Suda e Spina-longa neU’isola di Candia . Cadde pureCerigo , S. Maura venne abbandonata. Inmezzo a tante perdite venne fatto alla
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repubblica di otlenere l’alleanza di Car-lo VI , il quäle spedi con forte esercito inUngheria il principe Eugenio di Savoja.Nel 1716, mentre coslui valenlemenleopcrava in quelle regioni, e sotto Peter-varadino uccideva il gran visir disperden-done l’esercito, i Turchi si cacciavanosotto Corfü , allora difesa dalcelebre contedi Schulemburg. La notte del 17 agostosi diede un assalto alla citto; ma l'eroicomaresciallo, uscito con 800 uomini, presei nemici di fianco, ne uccise 2000 e licostrinse a levare i’assedio. La repubblica gli fece innalzare una statua nella pub-blica piazza in memoria della sua gra-titudine.
Le vitlorie dcH’armi imperiali in Un-gheria lasciarono agio ai Veneziani diprendere Prevesa e Vonizza, e forse l’e-silo di questa guerra sarebbe riescito menoinfelice pei confederali, se il cardinaleAlberoni ministro di Spagna , non avessed’improvviso nel 1718 richiamato le armiSpagnuole e direttele verso 1 italia. L'im-peralore in pensieroper questo movimentosi affretlö ad assieurarsi dalla parle del-l’Ungheria , e un congresso si aperse aPassarowitz. Pel trattato 21 luglio 1718l’imperatore conservö le sue conquiste,ma i Veneziani rinunziar doveltero ailoro diritli sui regni di Candia e Morea,solo ottenendo le isole di Cerigo e Ceri-golto e alcune piazze in Dalmazia e inAlbania . E siccome in seguito la repub-blica non fece piix ne acquisti ne perdi-te fino alla sua caduta, gioverä qui ac-cennare quali fossero allora i suoi Stati.ln Italia possedeva le provincie di Ber-gamo, Brescia, Crema, Verona Vicenza ,Padova, il Friuli e la Marca trivigianacoinprendente il Bellnnese, il Feltrino eil Cadore. Fuori d’Italia l’Istria ed unaparte della Dalmazia colle isole adjacenti;una parte dell’Albania, Corfü , Santa Maura,e sette altre isole dcll’Arcipelago.
Ridotta cosi a poca cosa, senza com-mercio donde ritrarre le consumate ric-chezze, senza miniere per sopperirvi, poleVenezia merce soltanto le sue glorioserimembranze e il rispelto annesso al suonome, protrarre per quasi un secolo unadebole esistenza, in pericolo continuo dicadere al primo soffio chesorgesse a com-mover l’Europa e con essa l’Italia . Quindie che nelle due guerre, del 1730 per lasuccessione del ducato di Parma e del1740 per quella degli Stati AMslriaci, larepubblica dovelte dichiararsi neutrale.Ma la debolezza con cui difese la sua