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e Giorgio Silvio seguirono le traece del
caposcuola.
ln Bonifazio veronese si riunirono ilforte di Giorgione , il delicato del Pal-ma, la mossa e la composizione del Ti-ziano. Lodansi fra i seguaci di questascuola Paolo Pino di Venezia, AndreaSchiavone di Sebenico , Santo Zago, Ora-zio da Castelfranco e Cesare da Conegliano.Tralasciando il nome di alcuni ollre-montani, ricordiamo Irene di Spilim-bergo, piltrice tizianesca so non pel di-segno certamente pel colorito. E fra glialtri tizianeschi ch’ebbero per palria va-rie ciltä dello Stato Veneto son degni diricordanza Giovanni Battisla Ponehino,Domenico Campagnola , Stefano dall’Arze-re, il Brusasorci, lo Zelotti , Paolo Fari-nati, il Moretto di Brescia , Girolamo Col-leoni, Giovanni da Monte e CallistoPiazza .
Jacopo Robusti , nalo nel 1812 e so-prannominato il Tintoretto , fn discepolodi Tiziano che ben presto lo eongedödallo Studio per malnato spirito di gelo-sia. Anelö a farsi capo di nuova scuola,e con indefessa applicazione si diede astudiare il disegno di Michelangelo e ilcolorito del Tiziano . Con quesli principjriusci arlista d’immaginativa ricca e fo-cosa, ma poi cadde nella negligenza pro-cedente dalla brama di molto operare.Alla scuola di lui arpartengono le operede’ suoi ligli Domenico e Maria, come purquella di Paolo Franceschi, Martino deVos e [Lamberto Lombardo. Alla scuolamedesima fu educato Odoardo Fialetti chenacque in Bologna , ma visse lungamenlee chiuse i suoi giorni in Venezia . Cesaredalle Ninfe, Flaminio Floriano, MelchiorreColonna, il Bertoli e un Rolhemincr diMonaco, imitarono il Tintoretto ; ma ilprimo non lo eguagliö nel disegno; il se-condo ne prese soltanto il meglio; i dueseguenti son poco noti; e ricordasi 1’ul-timo, benche straniero, perche in Vene-zia si perfezionö, e a spese de’ Veneziani fu sepolto in Inghilterra, dove mori po-vero, quantunque vi avesse fatta grandefortuna.
Un altro caposcuola fu in questa se-conda epoca quel Jacopo Da Ponte dettocomunemente il Bassano , perche di na-scita bassanese , figliuolo del giä nominatoFrancesco Da Ponte . Quasi coetaneo alTintoretto , dopo aver lasciato le primesue opere in patria, si recö a Venezia ,ove studiö sui disegm del Parmigianino ,e si esercitö a copiare quadri di Tiziano
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e di Bonifazio veronese, che quivi ope-rava contemporaneamente al Vecellio . Ilsuo dipingere prese perciö il sapore Ti-zianesco, ma tornato in Bassano si feceun altro Stile semplice, naturale, graziosoe d’assai gustosa composizione; molto in-telligente degli effetti de!la luco, se nevaleva con sovrana maestria, che vedesiancora nella varielu delle pieghe, natu-rale in apparenza, sommamenle artificiosanella realtä. Egli edueö nell’arte i quat-tro suoi figli Francesco, Leandro, Giatn-battista e Girolamo che ne propagaronola scuola, ma con poco fclice riuseita. Al-1 ri allievi pur fece, il miglior de’ qualifu Jacopo Apollonio ; poi la scuola del ßas-sano si estinse nel 1025, sebbene Giam-battista Zampezzo e Giovanni Antonio Laz-zari imitassero anche posteriormente ilmclodo di quel caposcuola in modo daingannare i piü accorii.
Alla semplicilä della scuola bassaneseconlrapponevasi nello stesso lenipo in Ve-rona la scuola di Paolo Veronese , natadai maeslri che la precedellero, ma cre-sciuta per l’industria sua propria; superöessa le altre ritraendo in grande il piüsfarzoso deH’arte con molta felieilq din-venzione e gran varielä di composizione.Fra i principali seguaci di quella scuola,oltre il Brusasorci e il Farinati, de’qualifacemmo giä inenzione, si possono anno-verare Paolo Cavazzola, Giovanni Antonioe Giovanni Maria Faleonetti, India il Vec-chio, Bernardino India cd altri diversi,che fiorirono in tanto numero da eonsi-gliare alcuni a cercare altrove la lorofortuna. Ma Paolo tutti si lascid addietrocol suo nobile e dignitoso talento, da cuiuscirono mosse graziöse eal sommo espres-sive, ricchezza di vestimenla, vivacita ee perfetta armonia ne’colori, e un intel-ligentissimo maneggiar di pennello. Al-lievi di lui furono Benedetto suo fratello,Carlo e Gabriele suoi figli; poi MicheleParrasio , Giacoino Lauro, Ciro di Cone-gliano, Cesare e Barlolomeo Castagnuoli;cd ebbe, fra varj, solerlissimo imitatorequello Zelotti che dapprima segui Tiziano ,come fu detto.
L’epoca terza comincia da Jacopo Pal-ma il Giovine; che puö dirsi l’ullimo pit-tore della buona etä e l’antesignano dellacattiva. Nalo nel 1844, erudito ne’prin-cipj dell’arte da suo padre Antonio, stu-diö sui lavori de’buoni maestri nazionali,poi in Roma su Michelangelo , su Rafacllo,e piü che altro sui chiaroseuri di Polidoroda Qaravaggio. Con tali fondamenti riu-