024 TEN
artista. Edueü all’arte Giuseppe Came-rata e Silveslro Maniago, il prinio conbuon successo, ina il secondo tenne so-verchiamente del manierato. Lodasi perl’invenzione Angelo Trevisani , che fu an-che buon ritratlista; ed egualmente lo-dato e Jacopo Amigoni , che colle piccolestorie imito i Fiamminghi, ma non arrivüad eguagliarli. Ultimo di epoca fra i ve-neziani, e il piü reputato, ebbe gran nomein Europa Giovanni Batlista Tiepolo, al-lievo del Lazzarini: fu eccellente colori-lore e di grand’effelto ne’suoi affreschi,sebbene non egualmente corretto in cia-scuna parte.
Scorrendo ora le provincie dello Slato,nel Friuli troviamo Pio Paolini, GiuseppeCosattini, Pietro Venier e Giulio Quaglia.N'elia Marca trivigiana primeggiö Seba-stiano Ricci, che ammaestrato prima dalCervelli in Venezia , attinse di poi a va-rie altre scuole e tal nome si fece chepole distinguersi in Germania , in Inghil-terra e in Fiandra, dove perfezionö il suocolorito: contraffece ogni maniefa c irnitö,quando volle, il Bassano, Paolo Veronese ,il Guercino ed anclie il Coreggio senzanota di plagio. Il suo merito g!i fece al-cuni seguaci, tra i quali si distinseroMarco Ricci suo nipote, Gasparo Diziauie Francesco Fontebasso. Padova annoverafra i suoi artisti Antonio Pellegrini; Ber-gamo, Antonio Zifrondi , fra Vitlore Ghi-slandi e Barlolomeo Nazzari; Brescia , Pie-tro Avogadro e Andrea Torresani. Verona ci addita in quest’epoea due artisti stra-nieri ad essa ma ivi domiciliati, vale adire, Luigi Dorigny parigino e il vene-ziano Simone Brentana : il prinio recöin Verona il fare del suo istitutore LeBrun e vi fece allievi; l’altro vi portö ilgusto del Tintorelto, sul quäle aveva as-siduamente studiato co’due suminentovati.Dee pur nominarsi il vicentino GirolainoRuggieri stabilito in Verona , dove lasciöpitlure della maniera fiamminga, chepresedal suo maestro olandese Cornelio Dusinan.Ricordiamo altresi tra i veronesi Alessan-dro Marchesini, Francesco Barbieri e An-tonio Baleslra, che il bello di piü stiliraccolse nel suo. Egli poi fece allievidiversi; quattro veneziani, che furonoGiovanni Battista Mariotti, Giuseppe No-gari, Pietro Longhi e Angelo Venturini;dieci veronesi, cioe Carlo Salis, Santo eMichele Prunali, Giovanni Bertino conGiandomenico e Felice Cignaroli, GiorgioAnselmi, Marco Marcola , Francesco Lo-renzi e Pietro Rotari , che superö tutti
VEN
gli altri ed ecclissö quasi lo slesso Ba-leslra.
Rosalba Carriera segnalossi ne’dipintia pastello; Nicolö Grassi, Pietro Uberti eGiovanni Battista Canziani, si distinseronei ritratti. Fra i paesisti ricordansi conelogio il Pecchio veronese , il Cimaroli diSalö, un Formentini bresciano , don Giu-seppe Roncelli di Bergamo , Antonio Ma-rini di Padova, Luca Carlevaris da Udine ,Marco Ricci di Beliuno e Giuseppe Zais veneziano . Nella prospettiva valsero moltoi sopranominati Carlevaris e Ricci, maquesti rimasero assai inferiori ad Anto-nio Canale , cui si avvicinö molto il suonipote ed allievo Bernardo Bellotto . A que-sti forse non cedono Francesco Guardi ,Jacopo Marieschi e Giovanni Colombin.Lodansi i fiori dipinti dal veronese Do-menico Levo; da una Caffi e dal vene-ziano Duramano. Pregiati sono egualmentei fiori e piü ancora gli uccelli che dipin-sero Giorgio Duranle di Brescia , RidolfoManzoni di Castelfranco; e pesci, erbaggi,fiori , frulta e cacciagioni, furono conmolla veritä rappresentati da Paolo Pao-letti padovano di nascita, ma fino dailagiovinezza vissuto in Udine .
Non e da tacersi per ultimo 1’ arte direstaurare le pilture che fece molto pro-gresso in Venezia , dove nel 1778 un ap-posito Studio fu aperto sotto la presidenzadel signor Pietro Edwars.
Dello stato in cui e attualmente lascuola veneziana non potrennno far cennosenza parlare degli artisti viventi; il chesi discosta dal nostro proposiio.
Patriarcato. — Alcuni cenni intorno al-l’origine del Patriarcato di Venezia leg-gonsi nel presente Dizionario agli Arti-coli Grado ed Olivolo: brevissimi altriora ne aggiungeremo a complemento diquelli; ma prima giova esporre la condi-zione in cui trovavasi il corpo ecclesia-stico sotto il governo dell’estinta repub-blica.
Componevano allora l'alto clero 37 trapatriarchi , arcivescovi e vescovi sparsiper tutto lo Stato , e la repubblica fusempre gelosissima di conservarsi il cli-ritto di nominare alle sedi vacauti indi-vidui di suo piacimenlo, a’quali il pou-telice conferiva poi i’istituzione canonica:che se talvolta la corte di Roma vollepor mano a tale prerogativa, il governovalidamente si oppose, lino a lasciare chele sedi espiscopali rimanessero vuote, an-ziche cedere su questo punto. E gia finodal VII secolo era stabilito, che niun ve-