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di Giovanni Baltista dal Moro. AntonioBadile iavorö egregiainente la Verginecol Bambino e S. Giovanni Battista alquarto altare. Al quinto, la Verginein alto, S. Rocco e S. Sebastiano , e diMichelangelo Aliprandi, e cosi pure lasovrastante lunetta a fresco. Sülle por-teile dell’ organo dipinse graziosamenteDomenico Brusasorci . Nel luogo dettodella Dottrina avvi a fresco il Battesimodi Gesü Cristo , opera assai pregevole delCavazzola.
Nel soppresso convento di questa chiesatrovasi la grandiosa fabbrica di saponisemplici e profumati del signor GiovanniSmania. E quivi negli orti dello stessosignore avvi un’antica chiesicciuola tuttaincavata a scalpello nel tufo del colle. Sivuole ch’ essa servisse ad uso dei primicristiani, e adornasi tuttavia di alcuni af-freschi che gl’ intelligenti fanno risalireal VI o VII secolo. Questi rappresentano:un S. Michele arcangelo in piedi con duegrandi ali, palio e tunica, nimbo in capo,nella destra sotlil bastone, sulla sinistragrossa palla, e scritlovi SGS MICHAEL.Sopra v’e dipinta una ciltä da intendersiper Gerusalemme ; dai lati la VergineAnnunziata dall’Angelo, e sotto i SS. Na-zaro e Celso di mezza figura con nimboin capo, in una mano corona e l’aureolanelB altra , simboli del martirio da lorosofferto. Nella parete della völta i dodiciapostoli a mezze figura, sei per parte,senza simboli. Di mezzo a loro nella partesuperiore, v’ha in gran figura il Salvatoreseduto in trono colla destra in atto dibenedire e con soppedaneo; ai lati duefaecie rotonde liguranti il sole e la lunagiusta 1’ antico uso. D’ altre pitture nonrimane che qualche vestigio.
Di quest’ antichitä parlarono il Lanzi,il Maffei e ullimamente il dottore Gio-vanni Bonfanti.
S. Maria in Organo. Vuolsi prima-mente fondata da Feroce cittadino vero-nese l’anno 881, poiampliata dai re Lon-gobardi Liutprando e Aliprando fra glianni 718 e 742; ma certo e che vennericostrutta l’anno 1481, e che la facciatad’ ordine composito, rimasta imperfelta ,fu eretta sopra disegno del Sammicheli .Conservata l’interna strutlura, di cui nonsi conosce l’architetlo, se ne rinnovö l’e-sterna, ritenutisi con soliditä e aggiusta-tezza gli sfondi delle linestre e introdot-tivi lavori d’ornato a scalpello, che rile-vano insieme dignitä e grazia. A Ire chio-stri sopra massicce colonne con buone
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arcate e völte stendesi il piano sino allacrociera a cui si sale per piü gradini.Magnifieo k il presbiterio ed il coro , alcui spazio risponde il solterraneo. Tuttopoi nella chiesa superiore e distinto inbei partimenti con dodici cappelle, ornatele mura di buone pitture a fresco, e dialtre tali gli altari.
Sopra la pila dell’ acqua santa a manodestra entrando , la Beata Vergine colBambino seduta fra Santi , e graziosa ope-ra di Girolamo dai Libri . 11 transito diS. Giuseppe al primo altare qui presso,e di Giambattista Pittoni . Al Bonifacio siattribuisce la Vergine col Bambino, SanPietro e S. Paolo, che ammirasi al secon-do; del Balestra e l’altra Vergine con San-ta Caterina e S. Antonio di Padova cheadorna il terzo. Nella cappella racchiu-dente il sesto altare il Brentana dipinsela S. Elena colla croce, Nicolö Gioltinogli affreschi rappresentanti la Cena pa-squale degli Ebrei, la Cena di Cristo co-gli Apostoli, la sommersione di Faraone ,gli Angeli sulla völta ed i Santi nellelunette. Lo stesso Giollino dipinse pureF Annunziata e F Ascensione sulle paretiesterne.
L’Assunla nel coro e del cavalier Brandinapoletano; l’altra Assunta in marmo al-l’altar maggiore, e di Domenico Aglio. Idue quadri laterali rappresentanti l’unoil convitto di S. Gregorio, l’altro S. Pie-tro che cammina sopra le acque, sono diPaolo Farinati , il quäle pur condusse idue altri laterali nel presbiterio figuran-dovi, in uno Costantino imperatore che sifa portare molti fancinlli dinanzi perucciderli e bagnarsi nel sangue loro ondeguarire dalla lebbra; nell’altro la stragedegl’Innocenti, che ha Fanno 1886. Lesottoposte spaliiere di noce lianno beipaesaggi dipinti da Francesco Caroto . Letarsie e gl’intagli del coro sono opere difra Giovanni da Verona converso Olive-tano, eseguite Fanno 1499 e mirabilmenteconservate. La sagrestia e ricordata dalVasari come la piü bella che fosse inItalia . Quivi la pala con S. Francesco elavoro pregevolissimo dell’Orbetto; e delsullodato fra Giovanni sono le tarsie egl’intagli, opere veramente maravigliose,com’e pur maraviglioso un candelabro dinoce che trovasi in questa chiesa da essolui intagliato con incredibile Jdiligenza emaestria. Nella sagrestia medesima Do-menico Brusasorci dipinse i paesaggi ele prospettive sulle spalliere di noce. Adeccezione del S. Antonio battuto dai de»
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