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lavoro. Di solida struttura sono le pileantiche; le altre, col rimanente del ponlestesso, furono riedificate da fra Giucondol’anno 1820. Quasi a serraglia del secon-do arco sussiste una figura a bassorilievoin marmo pario, che al tridente si e presaper un Nettuno.
Anfiteatro. Chi lo ha detto opera dellaveronese repubblica , chi di Cesare Au-ghsto, chi delle legioni di Vitellio , allridi Antonino Primo Vero, chi finaluientedi Massimiano ; ma queste non sono chesemplici congetture, e non si e potutofinora con sicurezza stabilire da chi edin quäl’ epoca erelto. Certo e del restoche gl’intelligent lo chiamano una dellepiü belle opere del mondo,
L’anfiteatro, con voce latina detto Are-na , e intieramente costrutto di marmoveronese , ed ha nel sopraornato il soloordine toscano sodo e massiccio. Elitlicae la sua figura, la quäle piii dentro chefuori tale apparisce, perche fuori non puövedersene d’uno sguardo tutta la circon-ferenza. II diametro niaggiore dal limi-tare della porta principale a quello del—l’altra di contro, e di metri 138,774 edil niinore di 109,321. II diametro mag-giore dell’ Arena propriamente delta , edi metri 73,682 ed il minore di melri44,429.
Tutto quel maestoso giro di arcate cheora forma il prospetto, cosliluiva un tem-po, come chiaramenle apparisce, la se-conda sua cinta, rimasti solo quallro ar-chi della prima , ai quali si da volgar-mente il noine di ala. Esso prospettocomponesi di 72 arcate ed ha l’altezza dimetri 30,176.
I quattro numeri che dal LXI1II alLXVII stanno scolpili stille cliiavi deidetti quattro archi, danno a dividere l’an-tico uso e il modo d’introdurvi l’affollatopopolo , dacche ognuno colla rispettivasua tessera conosceva da quäl parte do-vesse entrare.
La prima cinta constava di 72 archi ,i quali formando porlico all’ intorno, for-mavano anclie tre ordini di logge a cuimettevano le scale minori. Dalle logge ,col mezzo de’ vomitorj, si usciva alle di-verse parti della scalinata interna, la cuisommitä ad uso del popolo, era dilegnoe a doppio ordine, come si vede nell’anli-teatro di Vespasiano rappresentato dapiü medaglie. Non e poi si facile lo sta-bilire che gl’interni gradi fossero 45 co-me ora si vede, poiche ne’ ristauri e nelloro rifacimento, che oniai puö dirsi to-
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tale, se ne alterö ogni misura. Non ser-vivano i gradi al salire e al discendere;che la loro altezza, cumunemente di me-tri 0,810 sopra 0,68t di larghezza , gliavrebbe resi ineomodissimi. Servivanoprincipalmente di sedili, e a scemare il di-sagio si coprivan di tavole. Quindi colmezzo delle scalette inravate ne’subsedjcioe gradi tra le precinzioni, sbucandoda’ vomitorj, andava ciascuno ad occupareil suo posto, o cuneo, prescrittogli tra lelinee.
La seconda cinta, che oggidi, come ab-biam detto, forma il prospetto di questamole, ha nell’interno scale ora doppie,ora semplici, tutte di nuova costruzione.Di qua saliva chi avea ad occupare laparte piü alta de’ gradi che tultavia sivedono,
La terza cinta forse contenea le car-ceri e le cave per le fiere. Riguardo aqueste ultime se ne rafforza la conget-tura dagl’ incastri che veggonsi ancoranelle solide imposte degli stipiti, essen-do verisimile il credere che si chiudesserocon grosse spranghe di ferro.
La quarta cinta finalmente vien for-mata dal Podio, ove son ora le scaletteda cinque gradi per cui salivano i per-sonaggi piü distinli, e quant’altri vi do-veano aver seggio. Il podio, che oggimaie tutto rinnovato, avea ben altra formadalla presente. Questo sito piü distinto epiü nobile doveva eziandio essere il piüinagnifico e agiato.
Sui 48 gradi possono stare coinoda-mente sedute circa 28,000 persone e inpiedi 78,000.
Sonovi condotti sotterranei, ed il pozzoche sta nel centro dell’arena credesi co-strutto per riporvi il piede d’una grossaantenna che sosteneva il velario.
Varj scavi si operarono intorno all’anfi-teatro, e tra i frammenti architettonicirinvenutivi, ollre un numero di colonnemozze, di basi e d’altre pietre, tutte delmarmo bianco-rossiccio veronese , si di-sotterrarono, quattro bellissimi capitellicorintj, due de’ quali di marmo pario edue di Carrara .
Di questo insigne edifizio scrisse com-piutamente e con molta erudizione il mar-chese Scipione Maffei .
Teatro antico. Il signor Andrea Monga,amatore fervidissimo delle antichitä, im-prese gli scavi di questo teatro, che primaera pochissimo conosciuto, e quindi acqui-state molte case e demolite, scopri buonaparte della gradinata sulla quäle stavano