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[Volume primo. Parte seconda.]
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ria con intorno gli Apostoli, da’ quali spi-ra soavemente vario affetto di riverenzae di letizia; neH’altro il portare che fannogli stessi all’ avello la sacra spoglia dilei. Una tavola in campo d’oro ha di Ste-fano da Zevio Cristo in croce con ab-basso la Yergine , le Marie piangenti, ilCenturione e soldati. Dell’ Orbetto e sulparagone una Dalila nell’ atto di dar ma-no al ferro per recidere la chioma a San-sone, piccolo ma gentil quadro. Chiude laserie di queste pitture Paolo Veronese .Del suo primo Stile e un’ Adorazione deiMagi a piccole figure; a grande figuraun Cristo niorto sostenuto dagli Angeli,ed a mezza una Yergine Annunziata, inmezzo busto una giovine coronata conmano al petto, scettro e leone d’allato,simboli che la rappresentano per Vene-zia ; una bella Yergine col Bambino inbraccio che dorme. Ma tulte queste bel-lezze del pennello di Paolo vince e sor-passa un ritratto al naturale di un capi-tano vestilo di ferro, il cui luccicare benrisponde allo sfavillar che fa dagli occhivila e valore, e nessuno v’ ha che al ve-derlo tosto non vi ravvisi 1’ anirna e lavalentia del Caliari.

Nelle muraglie delle case N. 4407-4619si veggono due pilastri uno di controall’allro con bassorilievi, avanzi dell’an-tica porta che chiarnavasi deU’Organo, edanco del Santo Sepolcro; e qui pressoveggonsi altri avanzi delle mura di Teo-dorico ristaurate da Carlo Magno nel se-colo IX.

Nella casa N. 4374 Jacopo Ligozzi di-pinse a fresco un fregio figurandovi lacavalcata di Clemenle VII e Carlo V.Sotto la grondaja di quella N. 4324 hav-vi pure a fresco un bellissimo fregio conputti, opera assai graziosa di Police Bru-sasurci. Ed egualmente sotto la grondajadell’altra N. 4198 Battista del Moro pin-se un fregio a chiaroscuro con niolta de-strezza e facilitä. Entro poi sonovi trealtri fregi, due separati con rabeschi, eduno in cui si rappresentano azioni diguerra, sconfilte, prigionicri, ecc., opere dimolto bella invenzione ed accuratezzadello slesso dal Moro.

Rieordiamo ancora la casa N. 3866 oveil signor Francesco Avoni possiede unacollezione di stampe, capi d'opera dei piücelehri artisli , fra i quali nomineremoWoollet, Browne , Strange, Heah, Ville,Müller, Schmidt, Desnoyer , Drevet (Pie-tro e Corneho), Edelink, Masson , Barto-lozzi, Morghen, Toschi, Longhi, Garava-

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glia, Alberto Dürer, ecc.; e per ultimo ilgiardino Palazzoli al N. 4280, teste fog-giato all’ inglese , con vasla serra dovi-ziosa di fiori e pianle straniere.

IsTITUTI SCIENTIFICI E d’ ISTBCZ10SE. - Bi-

blioteca Comunale. — Nell’ anno 1802 ilcomune di Verona apriva a pubblico usola biblioteca che fondata col censo co-munale crebbe poscia, per private dona-zioni, disposizioni testamentarie e conti-riui acquisti, al numero di circa 40,000volumi, fra’quali parecchi incunabuli, al-cune delle pregiate edizioni degli Aldi,un esemplare degli uomini famosi del Pe-trarca stampato l’anno!476nella villadiPo-liano a poche miglia da Verona e circa 30manoscritli, che faceano parte della li-breria Gianfilippi recentemente acquistatadal Munieipio.

La conservazione della biblioteca e af-fidata ad un bibliotecario assistito da unbidello incaricato della ricerca e distri-buzione dei libri agli studiosi. Dessa eaperta al pubblico tutti i giorni non fe-slivi dalle ore 10 della maltina alle 2 po-meridiane.

Biblioteea Capitnlare. — Venne istiluitanel secolo IX dall’arcidiacono Pacifico, etrovasi riccamenle provveduta di codicigreci e latini membranacei e carlacei,d’altri manoscritli e di libri a stampa dipregiate edizioni. I codici trattano di cosesacre e profane e sono 843 , dei qualidue dal IV al V secolo; altri due dal Val VI; ventiquattro dal VI al X ; e piüdi cinquanta dal X al XII. Fra essi no-tansi i commentarj di Gajo alle Istilu-zioni di Giusliniano, ivi trovali a’ di no-slri sopra un palinsesto giä ricoperto dadiverse lettere di S. Girolamo . Nella stes-sa biblioteca il Petrarca scoperse pel pri-mo le epistole fauiiliari di Cicerone , lequali poi egli ricopiö di sua mano.

slccademia di pittura e scultura. —Questo islituto che da alcuni benemeriticitladini era stato aperto all’istruzione deigiovani che si mostravano inclinali allebelle arti della pittura e della scullura,fu nell’anno 1764 costiluito stabilmenledotandolo di fondi proprj per far frontealle spese necessarie alla scuola e prov-vedendolo di regolare statuto , che dalgoxerno d’ allora fu anche approvato. E’desso mantenuto anche oggidi quasi perintiero co’ proprj fondi e il comune viaggiunge ogni anno una piccola dolazio-ne per sovvenire alla deficienza dei me-desimi. Alla slessa Accademia vcngonoascritti come socj attivi ed onorarj alcuni