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brevissitno sunto che se ne fece, Del 4797proclamossi in Asti ]a republica chedurö brevissimi giorni e fu spentn nelleproscrizioni e nel sangue. Stil cadere del4798 il generale Montrichard occupö Asti ,Carlo Emanuele fu costretto abdicare, eil Piemonte si congiunse alla republicafrancese. Un gitidicio di Flavigny , co-mandante della cittä, non poträ mai can-cellarsi dalla memoria degli Astigiani . Or-dinava l’eccidio in massa di un centinajoe piü di prigionieri per la massima parteinnocenti. Condotti in piazza d’armi i can-noni a scaglia trassero contro di loro, echi non fu ben morto da quelle scaricheincontrö piii duro fr/fo, pniclie la Cavalle-ria calpestö i cadaveri, ed i Cavalieri tra-figgevano colla sciabola ogni membro chemostrasse luttavia un palpito di vita. Nel4844 Asti col Piemonte ritornava a Vit-torio Emanuele.
Asti ebbe la sua zecca. Sappiamo cheCorrado III del 4440 concesse al comuned’Asti la facoltä di coniar monete, e pri-meggiando per mercatura e riechezza frale cittä dell’Italia occidentale diä normaalle altre nel sistema del numerario, deipg§i e delle misure. Fcderico le confermöil diritto della zecca, da cui uscirono invarii tempi parecchie medaglie, ne sem-pre consecrate al merito. II Grassi nellasua Storia della cittä d’Asti , Vol. II ,pag. 400, offre incisa la Serie di quelleche furono dedicnte 'a Lodovico XII diFranein, Ebbe fino dal 4479, ed in fiore,la stampa. Il tipografo Arduino impressela Bibbia , ed insegnö quest’arte a Fran-cesco Silva, che primo stampö la cronacadi Benvenuto di S. Giorgio e le operedeU’Allione. Al Silva succedeva FrancescoGarrone, dalle cui officine uscivano del4534 i patrii statuti. Ebbe ordinati li suoicatasti onde regolare equamente le con-tribuzioni üno dal 4462 sotto la reggenzadi Maria, figlia del duca di Cleves e nie-dre a Luigi, che fu poi re de’ Francesi .Ebbe il suo monte di Pieta eretto del4560 allo incirca da Emanuele Filiberto,quando insieme dichiarava per Asti liberoil commercio e libero sino a Susa il tran-sito delle sue merci. E dal commercio ri-trassero sempre gli Astigiani l’argomentoprincipale della riechezza loro. Dalla me-tä del secolo XIV e prima ancora trovia-ino memorie delle sue fiere. Due segna-tamente se ne contavano; 1’una duravaper otto giorni prima e per altri ottogiorni dopo la festa di S. Secondo, i’altrasul chiudersi d’ottobre e il principio di
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novembre per quindici giorni. 11 podestäspediva inviti alle cittä e ai popoli piüdediti alla mercatura, onde nttirnrsi nelmaggior numero i trafficanti ed i consu-matori. Una piazza principale conseera-vasi a tal uopo nel luogo ove al di d’oggisorge il palazzo nuovo e 1’ antica abita-zione de’ Troja. Le guerre e la successivasoppressione delle franchigie illanguidi-rono questi commerci. Tuttavia li duemercati settimanali del mercoledi e del sab-bato, e la liera che si tiene ne’ giornisuccessivi alla festa patronale di S. Se-condo, cioe 3, 4e5 di maggio, mantengonoin fiore la mercatura e sono una sorgentecontinua di prosperitä cittadina e provin-ciale. Sa mercati si portano comunementegrani, canapa, lino ed hanno luogo pa-recchi contratti di vini che sono il massi-mo prodotto della provincia Astigiana. Viconcorre pur anco Io scambio e la ven-dita degli animali:ed a quest’uopo lacittä eresse un recinto magnifico che ap-pellasi del nome di Ala, e vale a comodoe riparo degli animali e di coloro che limercanteggiano. Vasto e il piazzale chevi si dispiega allo innanzi, e fiancheg-giato da alberi frondosi, cortesi di ombreal popolo che vi accorre e gradevole aglisguardi, rassomiglia un tratto in piü brevidimensioni alla piazza Virgiliana di Man-tova , Come nella provincia Astigiana l’a-gricoltura addimanda per se le bracciaoperose, cosi non ne rimangono molte al-l'industriu, per cui non e quivi coltivatadel pari che in alcune altre provineie pie-montesi. Le telerie sono forse il massimoargomento industriale: non maneano egre-gi lavoratori in legno che nel Piemonte sono frequenti e stimabilissimi, ne temonopunto la concorrenza d’altri paesi.
Per dire poi delle fabriche piü rag*guardevoli che adornano la cittä accen-neremo dapprima alla cattedrale. Nel sitoov’ ella sorge adergevasi un tempio con*secrato a Giunone , cui gli Astesi conver-titi alla fede di Cristo consecrarono allaMadre di Dio. Questo non appena cessa-rono le persecuzioni; del 4096 papa Ur-bano II consecrava la basilica astese direeente riedificata sull’area dell’antica, laquäle alcuni anni prima aveva d’improv-viso ruinato. Uguale diroccamento da ci-ma a fondo accndeva il 4323. II vescovoGuido Valperga nel 4327 imprendeva ariedificarla, ma la morte non gli permisedi eompierla. Continuö il lavoro Arnaldodi Roseto, indi Baidracco Malabaila suc-cedutogli nel 4348. Parecchi secoli ap*
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